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Orso marsicano, comitati e associazioni per ridurre la mortalità. E le Istituzioni?

Scritto da Federica di Leonardo il 04.12.2013

Cresce il popolo di coloro che hanno a cuore le sorti dell’orso marsicano. E il fenomeno ha degli effetti tangibili. A poco più di un anno dalla sua costituzione l’associazione Salviamo l’Orso ottiene un finanziamento per realizzare un progetto di sicurezza stradale, in un tratto  dove gli incidenti in cui la fauna selvatica viene investita (anche gli orsi) si ripetono con cadenza drammatica. La stessa associazione ottiene anche di seguire da vicino la messa in sicurezza dell’autostrada in cui nell’aprile scorso un orso era stato investito e ucciso, mettendo a repentaglio la vita di chi sull’autostrada  transitava, ma lasciando in questo caso miracolosamente illeso il guidatore coinvolto nell’impatto.

Monti Ernici

A pochi mesi dalla costituzione di Salviamo l’Orso si costituisce anche il Comitato per la Protezione dei Monti Ernici, al quale hanno aderito finora 53 diverse Associazioni e  quasi 600 persone fisiche. E anche questo comitato, che ha come suo scopo principale la costituzione di un’area protetta in una zona che potrebbe rappresentare un areale di espansione dell’orso, ottiene, insieme a Salviamo l’Orso e Orso and Friends che due zone di caccia al cinghiale vengano destituite perchè istituite in un Sito di Importanza Comunitaria di grande valore strategico anche per l’orso marsicano.

Mentre sono ormai partite tutte le procedure perchè il primo progetto di Salviamo l’Orso per la sicurezza stradale cominci ad essere messo in atto (mancherebbero solo alcune autorizzazioni scritte), l’associazione è riuscita dopo un fitto scambio di comunicati dai toni affatto delicati, a incontrare la Società Autostrade per instaurare un rapporto di collaborazione per la messa in sicurezza del tratto di autostrada in questione. 

Il Comitato degli Ernici, invece, ottiene che due aree di caccia al cinghiale siano delocalizzate. Il Comitato aveva inviato una lettera alla Provincia di Frosinone in cui chiedeva che queste due aree venissero spostate perchè inserite in Siti di Importanza Comunitaria.

Orso Ernico, monitorato nel Parco del Monti Simbruini.  Foto F. Culicelli

Orso Ernico, monitorato nel Parco del Monti Simbruini. Foto F. Culicelli

Il Comitato però non chiedeva solo questo, ma anche che un certo modo di cacciare il cinghiale chiamato “braccata”, venisse vietato e sostituito, così come indicato in un Piano di Azione Nazionale per la Tutela dell’Orso (PATOM), che pure dovrebbe essere molto importante, ma che di fatto non viene affatto tenuto in considerazione dalle istituzioni che l’hanno firmato. 

L’anno scorso, e ne avevamo dato notizia, si parlò di un tavolo tecnico sulla caccia nel comprensorio Simbruini-Ernici in seno al PATOM che avrebbe dovuto gestire i rapporti fra i cacciatori e la venuta dell’orso Ernico, che probabilmente non da solo, aveva cominciato a frequentare i boschi dei Monti Ernici. Dopo molto parlare, però , dell’operato del  Tavolo Tecnico non v’è traccia e se non ci fosse stato il Comitato degli Ernici a sorvegliare la situazione, oggi i cacciatori svolgerebbero le loro attività in un Sito di Importanza Comunitaria, contravvenendo ad un Piano di Azione firmato dalle autorità.

Plaudendo alla rinascita di una coscienza ambientale nell’Appennino centrale e all’emersione di un vero e proprio movimento d’opinione sulla salvaguardia dell’orso marsicano, ridotto a 50 individui con un’altissima mortalità per cause antropiche che si fa drammaticamente fatica a contrastare, non può non nascere una domanda: ma le Istituzioni, cosa ci stanno a fare? 

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