A Varallo, cittadina in cui lavoro, si è tenuto un workshop del Politecnico – Scuola di Architettura Civile di Milano e della Facoltà di architettura di Delft in Olanda. Il tema sviluppato nei tre giorni di lavoro è stato: “Usi di città e comunità nella Media e Alta Valle Sesia”.
I giovani coi loro docenti, il professor Mario Fosso dell’Università di Milano e la professoressa Birgit Jurgenkake dell’Università di Delft, sono stati ospitati per le loro attività dall’Istituto Superiore d’Adda.
Gli studenti hanno scelto alcuni luoghi della Valle e di Varallo, li hanno studiati e hanno lavorato a progetti di riqualificazione e riutilizzo degli edifici. Durante la presentazione finale dei progetti, ho visto i disegni, esaminato i modellini con la curiosità di chi amava il Lego e le case delle bambole e con la sorpresa di chi vede un mondo intero ridotto in miniatura, ma lo riconosce, pur così piccolo, e anzi ne ha una visione più completa.
Le considerazioni che mi son venute in mente, io che di paesaggio, architettura e urbanistica sono digiuna, sono tutte positive.
In primo luogo è importante uno sguardo giovane. Uno sguardo giovane vede con meno sovrastrutture e più capacità di immaginazione e, spesso, vede con sguardo pieno, non condizionato da preoccupazioni soprattutto economiche.
Poi è fondamentale uno sguardo esterno. Come parlavano della cittadina che vedo ogni giorno questi ragazzi olandesi! Grazie alle loro parole, al loro sguardo ho visto e non solo guardato distrattamente Varallo, le montagne, la bellezza del paesaggio e dell’arte. Il Sacro Monte che ci aiuta a vivere con la sua bellezza anche quando non ci rendiamo conto che è lì sopra di noi.
Questi ragazzi hanno pensato, come qualcuno ha fatto notare, non solo agli edifici, ma alla socialità, alla comunità. Questo è l’aspetto qualificante dell’architettura: immaginare uno spazio per l’uomo, per mettere le comunità in comunicazione, per far vivere bene le persone.
E allora i progetti di riqualificazione dell’ex ospedale per renderlo un residence per gli anziani.
Ed ecco la riqualificazione della mia scuola, dell’Istituto d’Adda, con nuovi spazi sempre per l’incontro e l’attività sportiva, artistica, musicale ecc. degli studenti.
Ultima, ma importantissima particolarità, che in Italia, a differenza dell’Olanda, non è ancora acquisita, è l’attenzione al paesaggio, alla fruizione del paesaggio per la comunità. Così gli edifici devono lasciare “entrare” il paesaggio, farlo ammirare e il paesaggio si integra con gli edifici, dunque con la comunità che lì vive.
La mattinata, dunque, mi ha fatto riflettere su molte cose.
Il ruolo della bellezza, la sua importanza per la formazione dell’individuo e della comunità. Per farci stare tutti meglio. Il rispetto del paesaggio, che da noi è tanto mortificato: cementificare è il nutrimento ai profittatori, alle mafie. Ma la cosa più importante, sempre la stessa eppure da rinnovare ogni volta, è che solo lo sguardo dell’altro ci arricchisce e chiarisce a noi stessi chi siamo davvero.
Cara Maria Rosa,
mi complimento con te per l’iniziativa ospitata dal Liceo D’Adda sui temi dell’architettura. Penso che, come sempre, il tuo ruolo nell’organizzazione sia stato importante e che esperienze come questa siano fondamentali non solo per allargare gli orizzonti dei ragazzi ma anche per proporre alla pubblica opinione visioni più ampie sul futuro di una comunità.
In queste ultime settimane non ho potuto tenermi molto aggiornato; forse sbaglio, ma non mi risulta che la stampa locale abbia seguito la cosa con l’interesse che meritava, nè che abbia aperto un dibattito su temi così importanti e anche l’amministrazione cittadina non mi pare abbia sollecitato approfondimenti in proposito.
Pertanto ti ringrazio dell’informazione e dei tuoi costanti aggiornamenti su tutti i temi che ci proponi.
Ciao. Giuseppe
Quindi ti ringrazio