Gaianews

Stupore

Venerdì è nevicato, poco poco, ma si vedevano i fiocchi di neve lenti cadere

Scritto da Maria Rosa Pantè il 10.12.2012

Venerdì è nevicato, poco poco, ma si vedevano i fiocchi di neve lenti cadere. Non è cosa inusuale in Piemonte, ai piedi del Monte Rosa. Ma per me è stato, in un certo senso, come vedere la neve per la prima volta. Vicino a me c’era una giovane ragazza indiana, Nitanth si chiama, e lei con una vocina stupita e contenta mi ha detto nevica e ha aggiunto in inglese snow flakes, snow flakes. Così io ho guardato lei per “rubarle” un po’ di stupore, o meglio per condividere un po’ del primo stupore che prende tutti agli albori, la prima volta di qualcosa. Essere bambini, essere i primi uomini sulla terra: questo stupore qui, unico, irripetibile, se non di riflesso, come è accaduto a me.

Da qualche settimana converso con due fanciulle che si trovano a fare uno scambio scolastico di un anno con l’Italia. Una è appunto una ragazza di 18 anni indiana, l’altra è una fanciulla thailandese di 16 anni, Mind è il suo soprannome. Alla fin fine mi ritroverò molto più ricca grazie a queste ore di conversazione, spero che loro imparino un po’ l’italiano, di certo io non solo imparo molte cose sui loro paesi, ma potrei dire che mi rendo contro di fatti evidenti, forse un po’ banali, che spesso, però, si tendono a dimenticare.

In primo luogo lo stupore, di cui ho già detto.

Poi la ricchezza di conoscere qualcuno che ci insegni qualcosa e insieme ci faccia capire che molto molto ci unisce.

Dall’altro, infatti, quanto più estraneo è, si impara che ciò che unisce gli esseri viventi è infinitamente di più di ciò che li differenzia.

Si impara anche che la differenza è essenziale, per due motivi. in primo luogo perché arricchisce, regala un altro punto di vista, relativizza, rende più aperti e liberi. Poi perché rafforza la propria identità, le proprie radici. A questo proposito cito quanto scritto da uno studente della mia scuola che ora, sempre per un scambio studentesco, si trova in India. Il giovane si chiama Eugenio e ha scritto, trovandosi in India e finendo a chiacchierare con un ragazzo francese e una tedesca che lì, proprio lì, lontanissimo da casa si è sentito europeo, non solo italiano, ma davvero ha sentito di essere cittadino dell’Europa. Mi pare che la sua considerazione dovrebbe essere accolta da quest’ Europa così arrotolata su se stessa.

Credo che anche eventuali marziani non potranno essere poi tanto differenti da noi: nella vita c’è sempre la differenza che arricchisce e l’uguaglianza per capirsi e aiutarsi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA