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Michel Foucault: Scienza e potere

Scritto da Alba Fecchio il 17.08.2012

Alba del pensiero - rubrica settimanale di filosofia e naturaQuesta settimana parliamo di un filosofo molto di “ moda” negli ultimi anni( ebbene sì, anche i filosofi hanno delle mode accademiche). E’ una personalità affascinante ed enigmatica per molti versi, poco compresa dai suoi contemporanei, riscoperto e studiato molto soltanto di recente.

Il suo nome è Michel Foucault. A-sistematico per vocazione, soleva dire che il suo obiettivo era“ Scrivere per non avere più volto”. Se nella prima parte della sua produzione filosofica, il suo pensiero può essere avvicinato alla scuola strutturalista, il nucleo più maturo della sua riflessione si sgancia da quella che era stata la sua matrice filosofica precedente, approdando verso nuovi porti, anticipando quello che sarà la filosofia post- strutturalista, che trova in Gilles Deleuze la sua massima espressione.

Procediamo con ordine però. Sinteticamente il pensiero Foucaultiano può essere delineato seguendo due direttrici. Il primo macro-tema sarà di tipo scientifico-archeologico, il secondo,invece, vicino allo studio sul potere e sul dominio.

Foucault si interessa in epoca giovanile alla clinica e alla follia, l’obiettivo era cercare di definire quali fossero le condizioni mediante le quali la pazzia e la malattia divengano oggetto scientifico. Parafrasando: perché e quando una società addita come pazzo un individuo e mediante quali parametri?

L’opposizione ragione- sragione nel corso dei secoli muta, e con esso anche il modo di “curare” gli individui considerati folli. Basti pensare che da sempre regnano due opposti modi di pensare: il disturbo mentale come malattia che va curata, oppure come deviazione che va corretta. Questo studio, che può essere considerato in un certo senso archeologico, mira a mettere in luce le condizioni di possibilità del presente, aprire strade nuove di ricerca. Lo stesso si può dire per Storia della sessualità, opera che mira ad analizzare lucidamente come la sessualità viene vista nei secoli, i dettami e le regole riguardanti l’educazione dei fanciulli, il pudore, l’esaltazione del corpo o la sua totale negazione. Foucault giunge quindi all’idea che la scienza abbia un andamento “ a singhiozzi”, i modelli scientifici agiscono cioè come griglie concettuali, inconsce ed anonime, che però fanno da sottofondo a qualsiasi manifestazione culturale. Queste griglie che crescono, arrivano all’apice e poi sostituite da un altro modello più appropriato per quel momento, sono chiamate da Foucault Epistemi . Le mutazioni di epistemi non hanno alcuna logica interna, non hanno un andamento lineare, ma del tutto discontinuo. Le cose cioè, come d’improvviso non vengono più percepite, descritte, analizzate come prima. Tre sono gli epistemi che fino ad ora hanno segnato i tempi: la rinascimentale, quella classica e quella moderna. Ovviamente al nostro filosofo interessa più l’ultima tra queste, perché è proprio in essa che si sviluppa di più l’evoluzione distruttrice dell’uomo. Pensiamo al concetto di emulazione. Per i rinascimentali si parlava di emulazione solo in riferimento a Dio o ai santi, null’altro si poteva emulare. Per i moderni l’emulazione è solo umana, mirata a diventare più ricchi, più furbi o più potenti. L’uomo è desinato a morire, se le cose non cambieranno, se non si cambierà l’episteme di riferimento, tutto scomparirà, almeno per come da sempre l’abbiamo conosciuto. L’uomo moderno nasce infatti quando esso stesso comprende la propria natura finita e limitata, cerca di porvi un rimedio, finendo però per distruggere se stesso.

Seconda tematica che funge da filo conduttore per le opere mature di Foucault è, abbiamo detto, il Potere.

Il nostro filosofo passa piano piano da un’archeologia del sapere a una genealogia del potere, come sostiene Abbagnano. Cosa significa? Significa che Foucault sposta la sua attenzione dal piano dei discorsi a quello delle forme di dominio. Il dominio non è altro una strategia di potere per condizionare e guidare altri uomini meno potenti. In primo luogo è il Sapere il portatore per eccellenza del potere: quante volte abbiamo sentito la frase “ la storia la scrive il più forte”. Per Foucault è esattamente così. La storia, come la morale, la filosofia..la scrivono i vincitori, chi domina in quel preciso momento storico. Da qui l’idea di riabilitare pensieri assoggettati e quindi “rimossi”. Il potere è una forza che non può essere eliminata, è “la guerra continuata con altri mezzi” dice Foucault e oggi appare sempre più evidente che sia così.

Il potere è un carattere strutturale della vita associata e lo Stato non può funzionare se non mediante tali relazioni di potere pre-costituite. Da qui la polemica contro Marx: il comunismo non risolve il problema del dominio, si limita a sostituire un certo potere della società capitalista, con un altro, non abbatte cioè il potere in sé. Un progetto socialista perciò non è così diverso dal modello capitalista. Si presentano entrambi come una forma di dominio sugli individui. Alcuni studiosi parlano perciò di idee, quelle di Foucault, vicine al neo-anarchismo.

Io sono sincera, il buon Foucault me lo sono sempre immaginata seduto su una poltrona, con una pipa in bocca mentre ride guardando ogni misera forma politica che non meriterebbe forse più nemmeno tale nome.

 

Il film che vi consiglio questa settimana è Capitalism: a love story, di M. Moore.

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