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Modifica alla legge quadro sui parchi: intervista a Renzo Moschini

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 16.09.2011

La crisi economica globale e ancor di più quella italiana, influiscono giocoforza anche sulla gestione delle aree protette italiane.

In una situazione di crisi generalizzata, negli ultimi mesi ( in realtà dall’ottobre 2009, ma negli ultimi mesi con una certa alacrità) si lavora ad una modifica della legge 394 del ’91, legge quadro sui parchi.

Abbiamo intervistato Renzo Moschini per cercare di capire meglio di che tipo di modifiche si tratta e quali sarebbero le implicazioni.

Renzo Moschini, classe 1935, è tra i più autorevoli esperti di parchi e aree naturali protette in Italia.  Parlamentare dal ‘76 all’87, approda nell’86 al parco naturale di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli come vicepresidente e vi resta per diversi anni. È principalmente sua l’intuizione, decisiva per la politica delle aree protette, della necessità di coordinare enti parco giovani e meno giovani sparpagliati per l’Italia in un’associazione fondata nell’89: la futura Federparchi. Nel ‘90 fonda la rivista “Parchi”, che dirige fino al ‘98. Oggi per Federparchi dirige l’Osservatorio dei Parchi Europei e cura il coordinamento di “ToscanaParchi”, organo di Federparchi Toscana, edita da Edizioni ETS.

Domanda: Dall’8 al 12 settembre scorso si è svolto a Pisa il primo di una serie di incontri a carattere europeo del PARK (European Protected Areas Network) organizzato da Legautonomie e dall’associazione Focus Europe.
Può spiegarci di cosa si è trattato, qual è il quadro che è emerso dalle discussioni e come si pone la situazione italiana fra le altre europee?

Renzo Moschini: Si è trattato di un incontro di parchi e aree protette non solo italiane che proseguirà infatti con passaggi in Spagna e in Francia e che si concluderà a maggio del prossimo anno nella provincia di Cagliari. Ma i parchi- diciamo così- non erano soli, perché a discutere con loro e di loro c’erano sindaci, amministratori provinciali e regionali e numerosi esperti non soltanto italiani, a partire da Roberto Gambino del Politecnico di Torino che ha introdotto con il sindaco di Pisa Marco Filippeschi, presidente nazionale di Legautonomie che ha promosso con Focus Europe l’evento.

Ciò che emerso con estrema chiarezza è che i parchi e le aree protette, specialmente marine,  devono oggi riuscire ad agire in rete comunitaria e internazionale –un aspetto assolutamente ignorato dal Ministero dell’Ambiente come si può vedere dalla sconcertante (non) gestione del Santuario dei cetacei, su cui l’assessore regionale all’ambiente della regione Toscana, Annarita Bramerini, ha richiamato nuovamente e criticamente proprio in questi giorni l’attenzione del ministro Prestigiacomo che brilla per la sua assenza. D’altronde a questi eventi il Ministero dell’Ambiente regolarmente e puntualmente non interviene.
La rete nella quale si dovrebbe agire, deve riguardare tutte le aree protette comprese quelle di matrice comunitaria, Rete Natura 2000, Sic, Zps etc.

L’altro aspetto che è emerso ancor più chiaramente –ed è molto importante specie nella attuale situazione soprattutto italiana- è che una politica efficace dei parchi e delle aree protette, sia nella dimensione nazionale che comunitaria, deve intrecciarsi ed entrare in rete con  gli enti locali, le regioni e il ministero. Il rischio di deriva dei nostri parchi, e non soltanto in conseguenza dei tagli micidiali del bilancio dello stato, ma anche in conseguenza delle regioni, può essere evitato- come abbiamo ribadito anche come Gruppo di San Rossore in “Per il rilancio dei parchi” – se il sistema istituzionale saprà farsene carico in ‘leale collaborazione’ e non in competizione .

D.:Il mese di agosto è stato fervente di attività attorno  alla possibilità di “rivedere” la legge 394/91, la legge quadro sui parchi che quest’anno compie 20 anni.
Ci può spiegare in che modo si intende modificare la legge? Qual è il suo parere in proposito?

R.M.: Quanto alla legge quadro che compie 20 anni più che ‘rivedere’ bisogna parlare per molti versi di ripristino perché da oltre un decennio la 394 è stata azzoppata proprio in quella cabina di regia  nazionale che è condizione fondamentale, come abbiamo appena detto, di quella gestione nazionale delle politiche volte a costruire un sistema di parchi e non semplicemente un assemblamento di aree protette che a 20 anni dalla entrata in vigore della legge ancora manca di una sua classificazione, insomma un anagrafe con un identikit attendibile e aggiornato.
Qui l’aspetto più sconcertante e grave è che, prendendo le mosse dal comparto delle aree protette marine, sicuramente il più malmesso e mal gestito proprio dal Ministero, e senza alcuna consultazione con le regioni e gli enti locali, che –bisogna ricordarlo ai troppi immemori- sono contitolari della legge, si è previsto di estromettere le regioni da qualsiasi competenza sul mare in palese contrasto non solo con la 394, ma anche con la cosiddetta legge sul mare, la 979 che prevedeva già piani costieri regionali. Tanto che alle regioni come la Liguria, che hanno istituito proprie aree protette marine, queste sarebbero ‘espropriate’ per essere gestire dal Ministero come più gli aggrada.

Non meno grave è che anche ai parchi regionali sarà sottratta qualsiasi competenza ‘ sui tratti mare’, come scritto nella 394. Insomma, sul mare dove maggiore è l’urgenza, anche in base a recenti decisioni e disposizioni comunitarie e internazionali per accrescere la presenza di aree protette marine –come abbiamo discusso in San Rossore presentando due libri sulle aree protette marine- regioni e parchi regionali vengono estromessi. Avremmo in sostanza un ulteriore accentramento di una gestione che si è distinta per la burocratizzazione e spesso l’incompetenza.

D.:Se la legge venisse modificata  nei termini proposti ad oggi quale sarebbe lo scenario che si prospetterebbe?

R.M.: Lo scenario che si prospetterebbe sarebbe semplicemente desolante. Basti pensare che il testo in discussione al Senato prevede che tolto tutto alle regioni i parchi nazionali con area marina risponderebbero si, per quanto riguarda la gestione amministrativa, ma non per la parte pianificatoria a cui dovrebbe provvedere il Ministero. Cose da matti a cui il ministero ci ha già però abituati, tanto è vero che in molti casi la gestione dell’area marina è affidata ad un funzionario ministeriale che si scrive per chiedere notizie della situazione!
Non sappiamo se poi pure si risponde.
D.: Qual è lo scopo della modifica della legge? Perchè il Ministero tende ad accentrare la gestione delle aree protette?

R.M.: Il Ministero tende ad accentrare – e per questo  ignora da oltre un decennio il Decreto Bassanini in base al quale avrebbe dovuto  dotarsi degli strumenti e sedi con le regioni e gli enti locali per gestire in maniera ‘federalista’ il sistema dei parchi e delle aree protette- perché così potrà come sta già facendo emarginare, marginalizzare il ruolo dei soggetti preposti alla tutela della natura e del paesaggio ( anche questo già espropriato ai parchi dal Codice dei beni culturali) .
Un politica di condoni, di speculazione  non ha bisogno infatti dei parchi che anzi danno fastidio. Del resto sempre il testo in discussione configura un ente parco che deve procurarsi i soldi non sulla base dei finanziamenti del bilancio dello stato come avviene in tutti i paesi del mondo. Ora dovrebbe arrangiarsi con attività anche del tutto incompatibili con le finalità e i compiti di un parco. Insomma un vero accattone istituzionale.

D.: La legge sui parchi secondo lei ha bisogno di una revisione? In che modo andrebbe condotta una discussione in merito ad una revisione? Per rispondere a quali esigenze?

R.M.: Da queste annotazioni critiche risulta evidente che ciò che urge è, più che la revisione della legge che è già avvenuta azzoppandola, l’attuazione di quanto la legge ha già stabilito chiaramente, ma che il governo ha ignorato e continua ad ignorare. Sui parchi da anni ormai non abbiamo più neppure quella relazione annuale che il Ministero per legge dovrebbe presentare al parlamento per informarlo sullo stato dell’arte. E ce ne sarebbe bisogno visto che il  dibattito in corso al Senato sembra arrancare confusamente e nella maniera più pasticciata e disinformata.
Ricordo come parlamentare la quantità e qualità di documenti che ebbi modo di collezionare su leggi come quella del mare, ma anche la 394. Mi servì un mezzo di trasporto adeguato per portarli in donazione al Centro studi Valerio Giacomini di San Rossore. Ora la borsa basta e avanza visto che il tutto è racchiuso in poche pagine scritte da chi –sia detto senza spocchia- sembra saperne piuttosto poco. Del resto la terza conferenza nazionale dei parchi avrebbe avuto anche questo scopo ed è proprio per questo che non la si è fatta.
D.:In un recente articolo pubblicato su Greenreport lei parla  di “Disegno di legge costituzionale’” per la ”Soppressione di enti intermedi’? Può spiegarci di cosa si tratta?

R.M.: Si tratta di un Disegno di legge costituzionale ‘ Soppressione di enti intermedi’.
L’oggetto principale sono ovviamente le province, ma all’art 3 ( Disposizioni finali e transitorie)   comma 4 si dice che ‘Le ‘Regioni sopprimono gli enti , le agenzie e gli organismi, comunque denominati, che svolgono alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, funzioni di governo di area vasta. Tali funzioni spettano alle forme associative di cui all’articolo 117, comma quarto, primo periodo, della Costituzione, come modificato dalla presente legge costituzionale, o alle unioni di comuni di cui al comma 2 del presente articolo. Le Regioni non possono istituire enti, agenzie ed organismo, comunque denominati, per lo svolgimento di funzioni di governo di area vasta’. Difficile dire se gli enti parco regionali rientrano in questa categoria di enti di area vasta. Di area vasta lo sono di  sicuro, ma sarebbe assurdo –penso- i parchi regionali siano soppressi  in conseguenza della abrogazione  delle province.

D.: Lei ha affermato che un accentramento del potere gestionale dei parchi da parte del Ministero renderebbe farraginosa la gestione. D’altra parte la gestione da parte degli enti locali crea dei problemi, come quelli che emergono drammaticamente nei parchi regionali dell’Emilia Romagna che, a tutt’oggi, rischiano di essere smantellati o “comunalizzati” a causa dell’applicazione del decreto “milleproroghe”.
Qual è dunque secondo lei il modo migliore per impostare il problema della gestione dei parchi?

R.M.: Si, l’abrogazione con il “milleproroghe” dei consorzi di gestione dei parchi regionali previsti dalla legge quadro  avvenuta alla chetichella e fuori contesto ha creato dei problemi non solo in Emilia. Tra i rischi vi è sicuramente quello –se guardiamo ad esempio alla Lombardia- che le regioni siano sollecitate sul modello ministeriale ad accentuare un proprio ruolo a danno di quello dei comuni e delle province.
Il modo migliore per impostare il problema della gestione dei parchi è quello sul piano nazionale, come regionale, di accrescere lo spirito di collaborazione e concertazione come è emerso nettamente dall’evento pisano, ma non emerge, purtroppo, da quel che bolle in pentola al governo e in Parlamento.

Intervista a cura di Federica di Leonardo

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