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Ripartire dalla Carta di Feltre

Scritto da Nino Martino il 09.07.2011

Foto Romano Visci Fonte www.parcoabruzzo.it

Riprendo a scrivere per i lettori di Gaianews.it dopo un mese di sosta dovuto a problemi burocratici che spesso affliggono le pubbliche amministrazioni e, ahimé, anche i parchi.

E’ difficile, per chi non lavora nel pubblico, ma spesso anche per quelli come me che sono “imprestati” alla pubblica amministrazione, capire quante carte, quanta burocrazia, quanti codicilli occorra osservare, sperando di “essere a posto”, sperando di aver fatto la cosa giusta.

Già, perché mentre nella vita di tutti i giorni, a scuola, nell’educazione dei più piccoli, nei rapporti interpersonali, alla fine quel che conta è quel che si fa, nello spirito con cui lo si fa nel pubblico prevale, purtroppo, la forma sulla sostanza.

Senza distinzioni di amministrazione, che tu compri medicine o salvi vite, che tu faccia strade o salvi balene, l’unica cosa che conta è la forma. Ma è mai possibile che mentre una sparuta pattuglia di volenterosi lotta ogni giorno per far tornare il lupo e salvare l’aquila, trovare modelli di compatibilità tra attività economiche e tutela dell’ambiente, pensando al futuro di noi tutti, dei nostri figli, è mai possibile che i controllori debbano badare sempre e solo alla forma?

Quale efficacia? Quale efficienza? Solo forma. Puoi anche spendere male il danaro dei cittadini e probabilmente non se ne accorgerà mai nessuno, ma se lo spendi bene, conseguendo il fine ultimo di un parco, salvare la vita, tutta la vita possibile per coloro che devono ancora nascere, ecco magari ti becchi pure una multa o una denuncia. E questo non è uno sfogo ma è fortemente attinente alla battaglia per aumentare l’efficacia dei nostri parchi.

Perché il problema di fondo, dall’Agorà greco alla democrazia cibernetica è “quis custodiet custodes?” (chi controllerà i controllori?). Nello specifico, magari, basterebbe un più limitato: “quis docebit custodes”? (chi insegnerà ai controllori?).

Perché controllare l’operato dei parchi è importante. Ma oggi i parchi sono controllati da una miriade di organismi. Forse occorrerebbe diminuirne il numero e concentrarne i compiti, facendo sì che il controllo sugli atti di un parco non avvenisse ogni cinque o sei anni, rendendo magari cronico un piccolo errore che si poteva correggere subito, senza che finisse per avere effetti potenzialmente devastanti.

Ma tutta questa riflessione è anche fortemente attinente perché i singoli enti parco, soli come monadi nel deserto, finiscono per avere diversi approcci agli stessi problemi, sia di conservazione che di comunicazione, sia di governance che burocratici. Così come finiscono per essere soggetti alla singola interpretazione del singolo controllore.

Siate certi che potremmo fare un libro con identiche decisioni di diversi parchi, osservate in modo differente dai vari organismi di controllo. Situazione kafkiana a dir poco.

Come fanno i soliti (e bistrattati) colleghi americani? Hanno strutture di indirizzo e controllo centralizzate, hanno la Scuola dei Parchi e l’Agenzia Nazionale, l’Istituto di Conservazione e l’Agenzia Grafica Federale.

Giusto tre anni fa a Feltre, sede del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, si parlava di queste cose, si studiavano esperienze nazionali ed internazionali, con un pubblico attento e qualificato venuto da molte parti d’Europa e da diverse parti del mondo. Un gruppo di funzionari pubblici e dirigenti, di amministratori e di tecnici, a loro modo “visionari” lanciò la provocazione culturale della Carta di Feltre ancora oggi attualissima ed inapplicata, come spesso solo le buone idee possono essere.

Forse la semplice lettura di quel che avevamo scritto tre anni orsono è la più oggettiva risposta ai problemi che ancora oggi affliggono i nostri amati e bistrattati parchi.

(…) “Alla Politica, ad ogni livello, chiediamo:
1) che ponga fine all’emergenza e guardi, finalmente, ai Parchi come ad uno strumento duraturo di pianificazione e di gestione del territorio, di aree sensibili e di risorse insostituibili;

2) che determini la certezza di risorse, finanziarie, umane, legislative in grado di garantire il raggiungimento degli impegnativi obiettivi prefissati;

3) che valorizzi appieno l’autonomia di gestione degli enti a livello territoriale, ma al contempo rafforzi efficacemente le politiche di coordinamento e di intervento straordinario, dando piena attuazione alle politiche di sistema;

4) che promuova e consolidi un vero “Sistema di Aree Protette”, anche attraverso la creazione di una “task force” nazionale dei Parchi con esperienze miste a livello centrale, regionale e delle autonomie gestionali;

5) che semplifichi la gestione amministrativa all’interno dei Parchi, demandando agli Enti di gestione i compiti del rilascio delle autorizzazioni ambientali, paesaggistiche e culturali ad ogni livello, ferme restando le autorizzazioni edilizio-urbanistiche di competenza dei Comuni;

6) che sia data piena attuazione all’art. 7 della L. 394/91 che stabilisce priorità nei finanziamenti ai progetti, pubblici e privati, nei Comuni dei Parchi;

7) che semplifichi il “governo” dei Parchi, dando effettivamente in gestione agli Enti le proprietà demaniali comprese nei perimetri delle Aree Naturali Protette;

8) che favorisca la costituzione in tutte le Aree Naturali Protette di nuclei di sorveglianza alle dirette dipendenze degli Enti di gestione, da affiancare eventualmente al Corpo Forestale dello Stato, che svolgano anche compiti di “interpreti ambientali”, di educazione civica e di supporto al cittadino;

9) che consideri i Parchi laboratori istituzionali, bipartisan, in cui, come è giusto in un Paese normale e gentile, si valorizzino i “gioielli naturali”, le migliori esperienze di gestione, le persone capaci: a prescindere da ogni connotazione di parte;

10) che favorisca e promuova strategie di comunicazione per accrescere la consapevolezza, nel Paese, del ruolo e dell’importanza delle Aree Protette, come insieme di identità locali e di valori nazionali, da difendere e da restituire alle future generazioni.”

Nino Martino

 

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