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Missione umana su Marte: sperimentato il disco volante

Accarezzando il sogno della prima missione umana su Marte la NASA ha sperimentato il primo disco volante per atterraggi umani sul pianeta rosso

Scritto da Leonardo Debbia il 30.06.2014

Sabato 28 giugno, la NASA ha testato una nuova tecnologia, sperimentando con successo il Low Density Supersonic Decelerator (Ldsd) o Deceleratore supersonico a bassa velocità, una sorta di ‘disco volante’ che consentirà in un immediato futuro ad una navicella – e certamente un giorno anche ad un intero equipaggio – di scendere indenne sulla superficie di Marte.

Il nuovo sistema di atterraggio morbido andrà a sostituire i tradizionali paracadute, usati fino dal 1976, dalle missioni Viking, per l’atterraggio dei veicoli spaziali.

Accarezzando il sogno della prima missione umana su Marte la NASA ha sperimentato il primo disco volante per atterraggi umani sul pianeta rosso

Crediti: NASA

L’operazione è costata 150 milioni di dollari e, anche se il paracadute si è aperto solo parzialmente, è stata accolta con soddisfazione dagli scienziati. L’esperimento è stato eseguito al largo dell’isola hawaiana di Kauai.

Un pallone gonfiato con elio ha portato il ‘disco’ nella stratosfera, a 36,5 chilometri di altezza, per una simulazione della successiva discesa attraverso la sottile atmosfera del Pianeta Rosso.

A quella quota la navicella ha acceso i motori ed è salita, alla velocità di Mach 4, cioè quattro volte la velocità del suono, fino a 55 chilometri, fin quando è stato aperto un gigantesco involucro che l’ha avvolta, riducendone la velocità a Mach 2,5.

A questo punto, il paracadute che doveva rallentare la discesa si è parzialmente aperto ed ha avuto inizio una discesa più veloce del previsto.

Gli ingegneri della NASA non ritengono, tuttavia, che l’apertura parziale del paracadute abbia pregiudicato l’esito dell’esperimento.

“In un certo senso, questa è stata un’esperienza per noi più preziosa che se tutto fosse andato esattamente come avevamo previsto”, ha dichiarato Dan Coatta, uno scienziato del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, in California.

Per gli ingegneri addetti al controllo l’inconveniente rappresenta un modo per una migliore conoscenza delle incognite, sempre in agguato, e per mettere in atto, di conseguenza, le informazioni acquisite per prevenire altre sorprese nei futuri progetti. Nonostante il contrattempo, gli scienziati si sono quindi dichiarati soddisfatti dell’andamento dell’operazione.

Il progetto di una missione umana su Marte viene accarezzato da molti gruppi di ricerca. Recentemente in un comunicato la NASA ha ribadito che la futura missione che vorrebbe agganciare un asteroide per poterlo analizzare ed eventualmente estrarre risorse, sarebbe un passaggio verso la realizzazione di una missione umana su Marte.

E non manca chi la concepisce a lunga scadenza: uno scienziato olandese, infatti, sta studiando ipotetici prodotti vegetali che potrebbero essere coltivati da colonie di umani sul pianeta rosso. Da anni, inoltre, si progettano moduli abitativi per coloro che decideranno di essere i primi coloni spaziali. 

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