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Tokyo: il Giappone scende in piazza in massa contro il nucleare, previste nuove manifestazioni

Scritto da Valeria Gatti il 26.06.2012

FukushimaIl 16 giugno scorso il primo ministro Yoshihiko Noda ha ordinato la riapertura di due reattori nucleari a Oi, nella prefettura di Fukui. Poco dopo sono scattate le proteste di massa, continuate anche nelle giornate di venerdì e sabato passati, di fronte alla sua abitazione. I dimostranti non mollano. Nuove manifestazioni sono annunciate anche per la settimana entrante. Lo scopo è quello di dire no al nucleare e di fare sapere ai governanti che i giapponesi vogliono un’energia pulita, non macchiata del sangue di Fukushima. Al momento, il governo sembra ignorare le richieste della sempre più numerosa folla di protestanti.

Non è stata certo una mossa popolare: una reazione delle associazioni ambientaliste e soprattutto dell’opinione pubblica era prevedibile, spaventata dalla gestione poco chiara della crisi nucleare di Fukushima e dei possibili effetti di un altro indicente come quello. Circa 20 mila persone si sono così riunite davanti alla residenza ufficiale del primo ministro giapponese Yoshihiko Noda a Tokyo venerdì scorso per dire no alla riapertura delle due centrali nucleari. I numeri registrati oscillano però. Gli organizzatori hanno parlato addirittura di 40/45 mila manifestanti, tra cui molti giovani e anziani e molte donne, che hanno partecipato anche a seguito di un appello circolato su Twitter. Il Dipartimento della Polizia di Tokio parla invece di circa 10 mila persone. Quanti che fossero, tutti si sono riuniti per dire no alla riapertura dei due reattori, che il primo ministro aveva annunciato quattro giorni prima, urlando la loro ira. “Non si deve ricominciare!”, gridavano i dimostranti, armati di cartelloni, slogan “No nukes”, mascherina sul viso e guidati da personalità note, tra cui il giornalista Satoshi Kamata e il premio Nobel Kenzaburo Oe, autori che hanno contribuito a far girare una petizione anti-nucleare che ha raccolto quasi 8 milioni di firme. Sì, perché, secondo l’ultimo sondaggio agenzia di stampa Jiji, quasi il 50% della popolazione giapponese ora è contro il nucleare, energia che prima di Fukushima rappresentava circa il 30% dei rifornimenti del Paese, e di cui il Giappone non si serve più dal maggio scorso.

Nonostante le preoccupazioni per la carenza di energia elettrica dunque, la paura di eventuali nuovi disastri nucleari è più forte, la popolazione è ferma nel disapprovare la rimessa in funzione delle centrali. Stando alle notizie ufficiali, i due reattori dovrebbero essere rimessi in funzione entro la fine di luglio, per venire incontro al bisogno energetico della regione di Kansai.  Sarebbero i primi reattori nucleari a rientrare in funzione, dopo aver passato i  cosiddetti “stress test” previsti dalle nuove normative. La protesta di venerdì è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, supportata dalle 8 milioni di firme raccolte dal movimento civico “Sayonara Gempatsu” (addio nucleare), che mira a raggiungere le diecimila, per far capire ai governanti che davvero il Giappone vuole un futuro senza il nucleare. I manifestanti si sono riversati sulle strade e nelle piazze e continuano e farlo: intendono portate avanti la loro battaglia, andando fermamente contro le decisioni di un ministro che prima di allora  aveva  sempre affermato di non voler agire senza il sostegno dei propri cittadini. “Non tolleriamo leader che tradiscono in questo modo la popolazione”, ha annunciato Keiko Ochiai, un noto scrittore giapponese, che come altri ha avuto parte attiva nella manifestazione.

Da quando il ministro Noda ha deciso il 16 giugno scorso di riattivare le centrali di Oi, le proteste anti-nucleare sono diventate sempre più grandi e forti. Alle proteste del 22 giugno si sono aggiunti anche gruppi di coloro che appoggiano invece la riattivazione delle centrali nucleari, per criticare i manifestanti. Questi ultimi hanno affermato che porteranno avanti una nuova dimostrazione nella settimana entrante. “La guerra è solo cominciata” , ha detto il compositore  Ryuichi Sakamoto, un altro personaggio guida del movimento anti-nucleare. Come riferisce Epoch Times, ci sono state manifestazioni anti-nucleare anche presso i consolati del Giappone nelle città di San Francisco e Portland, in Oregon.

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