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Lo Yeti c’è: sarebbe un orso

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 18.10.2013

Lo Yeti, l’abominevole uomo delle nevi, il Bigfoot, esisterebbe davvero. Solo che non sarebbe un ominide, ma un orso. A dirlo lo scienziato Bryan Sykes, docente di Genetica Umana presso l’Università di Oxford, che ha condotto una particolare ricerca sulla questione.

Immagine scattata in Pennsylvania nel 2007.  Fonte Wikipedia

Immagine scattata in Pennsylvania nel 2007. Fonte Wikipedia

Bryan Sykes  sottoporrà a riviste scientifiche la sua ricerca per una pubblicazione e scriverà un libro. Intanto il canale britannico Channel 4 condurrà una puntata sull’argomento della scoperta.

Lo scienziato, intenzionato ad andare a fondo nella questione, ha lanciato un appello a tutti coloro che sostenevano di avere prove dell’esistenza del Bigfoot. E ha ricevuto reperti di particolari interesse cha ha sottoposto a costosi esami del DNA. Campioni di pelo e di ossa sono stati analizzati al costo di 2000 dollari ognuno. 

I reperti più significativi sono stati quelli provenienti dalla regione di Ladakh e dal Bhutan. I risultati genetici sono poi stati confrontati con una banca dati. Il dato più sorprendente è stata la corrispondenza del 100% con i geni di un orso che sarebbe vissuto fra i 40mila e i 120mila anni fa nelle Svalbard in Norvegia. Secondo lo studioso però, non si tratterebbe di un orso polare sopravvissuto, ma di un ibrido, perchè allora era in corso un’ibridazione fra orsi polari e orsi bruni.

Lo studioso ha dichiarato: “Quella specie di orso non esiste più, per la scienza, da 40 mila anni a questa parte. Ora invece sappiamo che un esemplare era vivo fino pochi anni fa. E la cosa interessante è che abbiamo trovato questo tipo di animale alle due estremità dell’Himalaya: probabilmente ce ne sono ancora molti altri in giro”.

L’altezza dell’orso sarebbe circa di un metro e mezzo e questo non corrisponderebbe alle descrizioni, ma secondo Sykes, “Il fatto che il cacciatore, abituato a sparare agli orsi, lo abbia trovato insolito e ne sia stato spaventato, mi fa pensare che quella specie si comporti in modo diverso. Magari sono più aggressivi, più pericolosi oppure camminano sempre sulle due zampe posteriori”.

Secono quanto riporta Panorama.it, anche  Reinhold Messner, nel 1986, mentre si trovava in Tibet, si imbattè in un Bigfoot. Da allora anche lui cerca una spiegazione all’avvenimento che l’ha coinvolto e in un manoscritto di 300 anni fa, ha trovato un disegno di un Chemo – il nome tibetano dello Yeti- con la scritta: “È una varietà di orso che vive nelle aree montuose inospitali. “

Il ricercatore spiega che naturalmente tutte le ipotesi sono aperte perchè non è chiaro di che orso si tratti e quindi sono necessarie nuove analisi genetiche.  

“Non credo che ci siano antichi orsi polari che vagano in giro per l’Himalaya”, ha detto Sykes.

“Ma possiamo speculare su quale possa essere la possibile spiegazione. Si potrebbe dire che c’è una sottospecie di orso bruno in  Himalaya discende dall’orso che era l’antenato dell’orso polare. Oppure potrebbe significare  che vi è stata una più recente ibridazione tra l’orso bruno e il discendente dell’antico orso polare. “

Lo studioso sta inoltre analizzando i reperti di altre creature misteriose provenienti da altri luoghi, Russia e Nord America, per verificare se vi possano essere connessioni.

Certo, a chi era in cerca del mitico Bigfoot rimarrà l’amaro in bocca.  Ma Skyes ha dichiarato: “I Bigfootologi’ e altri appassionati  penseranno che sono stati rifiutati dalla scienza, ma penso che questa sia una distorsione completa di ciò che la scienza è . Scienza non è accettare o rifiutare qualsiasi cosa. Tutto ciò che fa la scienza è esaminare le prove, ed è quello che sto facendo.”

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