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Enigmi dell’anatomia umana. Scoperto un nuovo organo

Scritto da Leonardo Debbia il 18.04.2018

Da alcuni ricercatori è stata identificata una caratteristica anatomica umana rimasta finora sconosciuta, la cui azione si esercita sulle funzioni di quasi tutti gli organi, sulla maggioranza dei tessuti e sui meccanismi di molte gravi patologie.

Il 27 marzo scorso è stato pubblicato su Scientific Report un nuovo studio, condotto da un patologo della NYU School of Medicine, New York, in cui viene spiegato che quello che era stato sempre considerato come ‘tessuto connettivo denso’, quali il tessuto sottocutaneo e il tessuto che riveste tubo digerente, polmoni, sistema urinario, arterie, vene e fasce muscolari, è in realtà formato da cavità interconnesse piene di liquido, sostenute da fibre di collagene ed elastina.

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Questa serie di spazi agirebbe come un vero e proprio ‘ammortizzatore’ che impedisce ai tessuti di lacerarsi mentre organi, muscoli e vasi lavorano, pompano e pulsano; svolgono, cioè, la funzione cui sono preposti.

E’ importante sottolineare che questa via costituisce un’autostrada per il fluido in movimento, riuscendo così a spiegare perchè, quando, ad esempio, il cancro invade il corpo, ne viene favorita la sua diffusione.

La nuova rete è la fonte della linfa, il fluido vitale per il funzionamento delle cellule immunitarie che generano infiammazione.

Inoltre – secondo i ricercatori – si comprende come le cellule che risiedono negli spazi e nei fasci di collagene, allineandosi, cambierebbero con l’età, contribuendo all’invecchiamento della pelle, all’irrigidimento degli arti e alla progressione di malattie fibrotiche, sclerotiche e infiammatorie.

Si capisce quindi come questo organo sia coinvolto nella diffusione dei tumori, nei processi d’invecchiamento e nelle forme infiammatorie degenerative.

E’ da tempo noto che più della metà del liquido presente nel corpo umano risiede all’interno delle cellule e circa un settimo all’interno del cuore, dei vasi sanguigni, dei linfonodi e dei vasi linfatici. Il liquido rimanente è quindi ‘liquido interstiziale’ e lo studio attuale è il primo a definire l’interstizio come un organo a sé stante, uno dei più grandi del corpo, stando agli autori.

Per decenni questo nuovo organo – che, in realtà nuovo non è – era stato ritenuto ‘tessuto connettivo’ ed era rimasto invisibile al microscopio a causa dei metodi usati per esaminarlo, metodi che lo facevano apparire come denso e compatto.

Ai risultati i ricercatori sono giunti per mezzo di una nuova tecnica di ricerca chiamata endomicroscopia confocale laser, consistente in una sonda con fotocamera incorporata che è stata introdotta in un corpo umano per visualizzare l’interno di organi con un laser che illumina i tessuti e dei sensori che analizzano i modelli fluorescenti riflessi.

Si è avuta così una visione microscopica dei tessuti vivi ‘direttamente nel corpo’, senza doverli prelevare per esaminarli su un vetrino.

Nell’autunno del 2015, usando questa tecnica al Beth Israel Medical Center, due endoscopisti, divenuti poi co-autori dello studio, David Carr-Loche e Petros Benias, avevano notato qualcosa di nuovo che pareva ‘strano’ mentre sondavano il dotto biliare di un paziente ammalato di cancro.

Si trattava di una serie di cavità interconnesse in un livello di tessuto submucoso che non corrispondeva ad alcuna parte anatomica conosciuta.

Di fronte all’enigma, i due endoscopisti avevano quindi sottoposto le immagini ad un patologo loro collaboratore, Neil Theise, professore del Dipartimento di Patologia presso la NYU Langone Health, che aveva dato il via ad una indagine accurata, sfociata nella notizia della nuova ‘scoperta’.

“Questa scoperta può portare a progressi sensazionali in medicina, compresa la possibilità che il campionamento diretto del liquido interstiziale possa divenire un formidabie strumento diagnostico”, commenta il prof. Theise.

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