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Un caffè, prego!

Scritto da Leonardo Debbia il 07.03.2021

E’ ormai accertato che, se si dorme poco, le nostre funzioni cognitive si riducono.

Cosa facciamo, allora, di solito? Prendiamo un caffè; seguito, magari dopo un po’, da una seconda tazzina. Così, ci sentiamo pronti per affrontare una nuova giornata!

Sembra, tuttavia, che l’effetto del caffè sarebbe solo temporaneo; ed ora lo testimonia, ufficializzandolo, anche uno studio pubblicato sulla rivista Progress in Neuro-Psychopharmacology and Biological Psychiatry, che conferma come la caffeina possa contrastare il calo dell’attenzione quando si è accumulato troppo sonno perso; ad esempio, dopo una settimana particolarmente impegnativa.

Pare però che il recupero energetico abbia solo un effetto limitato nel tempo.

In altri termini, se si dorme poco e male, un buon caffè non è sufficiente! E nemmeno due!

Il recente studio è stato svolto su 26 volontari, tutti geneticamente sensibili alla caffeina perchè portatori di un gene che codifica il recettore A2A dell’adenosina, un genotipo presente nel 35 per cento degli Europei.

I partecipanti alla sperimentazione sono stati divisi in due gruppi: al primo, veniva somministrato caffè naturale, con caffeina; nel secondo gruppo, si beveva caffè decaffeinato.

A tutti era stato richiesto di non dormire per più di cinque ore, per cinque giorni consecutivi.

I test per valutare le funzioni cognitive riguardavano il livello di vigilanza, i tempi di reazione, la memoria.

Nei primi 3-4 giorni non veniva riscontrata alcuna differenza tra chi beveva caffè con caffeina e chi beveva caffè decaffeinato.

Secondo la ricercatrice Denise Lange, il caffè può mitigare gli effetti della mancanza di sonno, ma la durata di questo effetto si limita a pochi giorni, non per un lasso di tempo più lungo.

In altre parole, continuando a dormire non sufficientemente per settimane, per quanto riguarda i benefici riparatori, non viene compensato con l’assunzione di caffè.

Il nostro studio mostra che l’assunzione moderata di caffè può mitigare alcune ripercussioni della riduzione del sonno solo per pochi giorni. Ma tuttavia, sul lungo termine, l’assunzione di caffè non sostituisce una buona notte di sonno ristoratore”, afferma Lange.

Uno studio di un paio di anni fa era favorevole alla buona abitudine di bere un caffè, al mattino.

In una intervista, la dott.ssa Dana Carretta, psicoterapista dell’ Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR) di Westchester, New York, dichiarava allora: “ La dopamina, ormone del benessere, non viene riassorbita dall’organismo, con il risultato che ci rende più felici. Dato che la caffeina stimola la dopamina, il caffè può così dare soddisfazione, ma anche una certa dipendenza. Qualsiasi farmaco intervenga sugli ormoni del benessere (dopamina, ossitocina e serotonina) ci farà venire una maggior voglia di bere caffè”.

Questi effetti sono benefici – è vero – purchè, al solito, non si esageri. La quantità consigliata è di 2-3 tazzine di caffè al giorno.

Il caffè provoca un aumento della pressione sanguigna e del battito cardiaco e anche i nostri sensi risultano più accentuati”, spiega la dott.ssa Svetlana Kogan, medico internista di Napoli, Florida. “Dopo 3 ore, comunque, questi effetti cominciano ad attenuarsi, non tanto perchè si disponga effettivamente di minor energia, quanto perchè si inizia a perdere la condizione di prontezza acquisita solo poche ore prima”.

Altro effetto del caffè è l’aumento dell’ adrenalina per cui, dopo averne bevuto una tazzina, si può vedere meglio realmente quanto ci circonda, dal momento che le pupille si dilatano leggermente, migliorando temporaneamente la vista.

Tuttavia, contrariamente ai tanti estimatori, alcuni scienziati si sono mostrati perplessi sull’usanza quotidiana del caffè mattutino, divenuta in molti paesi – Italia in testa – quasi un rito.

In una nuova ricerca, apparsa sul British Journal of Nutrition, un caffè assunto dopo una notte insonne o di sonno irregolare potrebbe avere esiti negativi sul controllo della glicemia, i cui valori alterati potrebbero far insorgere una serie di patologie, quali diabete e malattie cardiache.

James Betts, ricercatore del Center for Nutrition, Exercise and Metabolism dell’Università di Bath, nel Regno Unito, spiega che molti, al mattino, svegliandosi più stanchi, la prima cosa che fanno, in maniera quasi automatica, è bere un caffè che, invece, secondo lo studioso e gli esperimenti condotti, entrando in circolo, comprometterebbe il controllo della glicemia, qualora il caffè fosse il primo alimento ingerito dopo una notte di sonno irregolare.

Per Betts, la soluzione ideale sarebbe quella di invertire l’ordine degli alimenti mattutini, consumando prima una colazione e quindi bere un caffè.

Come dire che, contrariamente a quanto stabilito dalla matematica, invertendo l’ordine dei fattori, in questo caso, il prodotto cambia.

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