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L’Australopithecus usava le mani come l’uomo moderno

Scritto da Leonardo Debbia il 29.01.2015

Una nuova ricerca suggerisce che specie ancestrali umane precedenti il genere Homo, come l’Australopithecus africanus, fossero in grado di avere prese della mano simili a quelle della mano umana. Questo, molto tempo prima di quanto si sia ritenuto finora.

Gli antropologi dell’Università del Kent, nel Regno Unito, in collaborazione con i ricercatori dell’University College di Londra, l’Istituto Max Planck per l’Antropologia evolutiva di Lipsia, in Germania, e il Politecnico di Vienna, hanno prodotto i primi risultati della ricerca a sostegno delle prove archeologiche che avevano fatto supporre l’uso di strumenti in pietra da parte degli australopitechi fossili intorno ai 3-2 milioni di anni fa.

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Mani umane e di scimmia. Il pollice opponibile è tipico della mano umana (credit: Eric Isselée / Fotolia)

La capacità prettamente umana nella quantificazione dell’uso della forza (ad esempio, per girare una chiave) o nell’impugnare saldamente la presa (quando si usa un martello) è legata a due importanti passaggi evolutivi dell’uso della mano: una ridotta capacità nell’arrampicarsi sugli alberi e la capacità di fabbricare e maneggiare attrezzi di pietra.

Tuttavia, non è affatto chiaro in quale momento si siano verificati questi due fondamentali passaggi nella locomozione e nella manipolazione.

Il dr Matthew Skinner, docente di Antropologia biologica e la dr.sssa Tracy Kivell, ricercatrice della stessa materia, entrambi appartenenti alla Scuola di Antropologia e Conservazione del Kent, hanno utilizzato nuove tecniche per stabilire come le specie fossili avessero potuto usare le mani, esaminando la struttura spugnosa interna del tessuto osseo trabecolare.

Le trabecole del tessuto osseo sono formate da lamelle tenute insieme dal collagene. Si tratta di cavità microscopiche, quindi, tipiche del tessuto spugnoso

L’osso trabecolare o osso spugnoso si modella nel corso della vita, rispecchiando così l’effettivo comportamento degli individui durante la loro esistenza.

I ricercatori hanno dapprima confrontato le trabecole delle ossa della mano di esseri umani e quelle della mano di scimpanzé, trovando chiare differenze tra gli esseri umani, che hanno una capacità ‘unica’ per quantificare l’uso della forza tra il pollice e le altre dita, e gli scimpanzé, che non possono adottare prese simili a quelle umane.

Questo modello umano unico, tuttavia, è presente in note specie fossili umane non arboricole e capaci di fabbricare utensili, come gli uomini di Neanderthal.

La ricerca ha mostrato che specie ancestrali di ominidi, che tra i 3 e i 2 milioni di anni fa vivevano in Sudafrica e tradizionalmente considerate incapaci di un impegno nella produzione di strumento o attrezzi abituali, avevano in realtà un modello di osso trabecolare simile alle ossa umane del pollice e del palmo (metacarpo) coerente con l’opposizione energica del pollice e delle dita, tipicamente adottata nell’uso degli attrezzi.

Questi risultati supportano le precedenti prove archeologiche già in possesso degli studiosi sull’uso di strumenti in pietra da parte degli australopitechi, fornendo inoltre evidenti prove anatomiche che i nostri antenati erano in grado di avere prese simili a quelle della mano umana molto prima e più frequentemente di quanto finora era stato ritenuto.

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