Gaianews

Resistenza delle popolazioni mesolitiche ai climi estremi della Gran Bretagna

Scritto da Leonardo Debbia il 21.05.2018

Gli esseri umani che vissero alla fine dell’ultima Era glaciale nel sito britannico di Star Carr non soffrirono granchè dell’improvviso irrigidimento del clima, nonostante le basse temperature raggiunte, secondo un recente studio britannico del sito.

Un team di ricercatori appartenenti alla Royal Holloway, l’Università di Londra, e all’Università di York, informa che, dai rilevamenti eseguiti sul sito, un eccezionale evento climatico che provocò un improvviso notevole calo delle temperature medie, tale da bloccare lo sviluppo della vegetazione boschiva, non ebbe, invece, un pari impatto sull’attività umana della zona di Star Carr, un sito archeologico del Mesolitico nel North Yorkshire, Regno Unito, risalente a circa 9000 anni a.C.

Lo studio chiarisce una questione ampiamente dibattuta: la sensibilità ai grandi cambiamenti ambientali nelle società dei cacciatori-raccoglitori.

A Star Carr, la comunità preistorica che è riuscita a sopravvivere per più di 100 anni in un periodo estremamente freddo, alle soglie dell’ultima glaciazione, ha lasciato una gran quantità di oggetti di legno lavorato, ossa di animali, copricapi di corno e lame di selce; il tutto, sepolto in strati e strati di fango, come prova della sua tenace produttività e grande resistenza ai rigori del clima.

Simon Blockley, docente di Scienze del Quaternario a Royal Holloway, ha dichiarato: “Si sosteneva che bruschi eventi climatici avessero causato una decimazione nelle popolazioni mesolitiche nel Nord della Gran Bretagna, ma il nostro studio rivela che, almeno nei casi dei colonizzatori di Star Carr, i gruppi umani furono in grado di far fronte ad eventi climatici estremi e persistenti.

“Abbiamo scoperto che questi nostri lontani antenati erano in effetti molto più colpiti dai cambiamenti limitati al loro ambiente. A Star Carr, ad esempio, esisteva un tempo un vasto lago e la gente viveva sulle sue rive.

“Nel corso del tempo il lago diventò gradualmente meno profondo e più fangoso, trasformandosi in una palude che alla fine costrinse i coloni ad abbandonare l’area”.

Il primo Olocene, l’attuale epoca geologica che iniziò 11500 anni fa, quando i ghiacciai cominciarono a ritirarsi, è stato dominato dall’instabilità climatica, caratterizzata da eventi meteorologici estremi, innescati dall’interazione ghiaccio-oceano durante il ritiro finale delle banchise glaciali dell’emisfero settentrionale.

La ricca documentazione geologica di Star Carr ha offerto ai ricercatori la rara opportunità di confrontare direttamente gli effetti del paleoclima con i resti lasciati dall’attività umana nel tempo e nello stesso luogo.

I ricercatori hanno attestato questa attività esaminando i resti archeologici recuperati da strati di depositi di zone umide ai margini dell’ampio bacino lacustre della Valle di Pickering.

Sono state riportate alla luce testimonianze di abitazioni, grandi piattaforme di legno costruite sulle rive del lago, grandi quantità di manufatti e ossa conservati nei fanghi del lago; e tutto è stato datato al radiocarbonio.

Polline, macrofossili e isotopi di elementi costituenti i sedimenti del lago hanno consentito ai ricercatori di ricostruire l’evoluzione del clima nell’area per migliaia di anni.

Il team ha identificato due episodi di raffreddamento estremo, che hanno visto una diminuzione delle temperature medie di oltre 3 gradi nell’arco di un decennio.

Il primo di questi eventi si verificò molto presto, dopo che gli esseri umani iniziarono a tornare nell’area, una volta conclusasi l’ultima glaciazione.

Le prove indicano che queste condizioni in un primo tempo possono aver rallentato il progresso e l’attività della comunità. Tuttavia, il secondo di questi eventi, verificatosi quando la comunità era già più consolidata, sembra avesse avuto un effetto molto limitato

Il prof. Nicky Miller, autore senior dell’Università di York, ha aggiunto: “Forse la comunità più recente di Star Carr fu più protetta dagli effetti del secondo evento di raffreddamento estremo, che certamente causò condizioni invernali eccezionalmente rigide, grazie all’accesso continuo ad una serie di risorse, comprese soprattutto quelle alimentari, che si erano ormai consolidate nel sito, come, ad esempio, la diffusione del cervo nobile che costituì sicuramente una fonte energetica non trascurabile per quei cacciatori.

“Lavoriamo a Star Carr per circa 15 anni e il sito è da considerare una finestra da cui osservare il passato con uno sguardo particolare, raro e nuovo, per il mondo dei nostri antenati mesolitici che vissero alla fine dell’era glaciale, circa 11mila anni fa”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA