Afghanistan, il presidente Karzai chiede il ritiro anticipato dei militari stranieri. Il governo afghano si dice pronto a garantire la sicurezza del suo popolo.
In occasione dell’incontro con il Segretario alla Difesa USA, Leon Panetta, il presidente Hamid Karzai ha manifestato la volontà di continuare da solo il percorso iniziato con le forze occidentali. Karzai ha chiesto innanzitutto, che i militari delle forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf) “si ritirino da tutti villaggi e restino nelle loro basi”. Il presidente afghano ha poi rivendicato di assumere il pieno controllo sulla sicurezza del Paese già dal 2013. Dunque esige un anno di anticipo rispetto alle previsioni e ai programmi statunitensi, secondo i quali il ritiro doveva essere completato nel 2014.
Le dichiarazioni del presidente Karzai arrivano in un momento assai delicato per il Paese. A seguito dell’inspiegabile strage provocata da un militare statunitense, a causa della quale sono morti 16 civili fra cui 9 bambini, la situazione è precipitata.
Non solo proteste e manifestazioni in tutta la regione, ma anche attentati. Negli ultimi tre giorni sono stati registrati ben tre attentati. Mercoledì è esplosa una moto-bomba a Kandahar, la provincia protagonista del folle gesto del militare americano. Un altro attentato è stato condotto proprio contro il Segretario alla Difesa americano, recatosi in Afghanistan per cercare di sbloccare l’impasse. Panetta è rimasto illeso, forse perchè l’auto-bomba è esplosa in anticipo. é morto, invece, per gravi ustioni l’afghano che guidava l’auto esplosa sulla pista dell’areoporto militare della provincia di Helmand, dove è atterrato il segretario.
L’ultimo attentato è stato realizzato ieri nella provincia meridionale afghana di Uruzgan. Dalle prime ricostruzioni si è appresso che si è trattato dello scoppio di un rudimentale ordigno collocato sul ciglio di una strada. I morti sono almeno otto.
La situazione è ancora peggiore se si considerano le recenti dichiarazioni dei talebani, che hanno deciso di sospendere i colloqui di pace con gli Stati Uniti, che si stavano svolgendo in Qatar, definendo la posizione di Washington il principale “ostacolo” alle trattative. In un comunicato i talebani hanno affermato che riprenderanno i colloqui soltanto quando l’America “manterrà le promesse, invece di perdere tempo”.
E gli italiani? Ad oggi se ne contano circa 4mila. Sono impegnati nell’operazione di peacekeeping, ovvero nella missione di pace che ha l’obiettivo di aiutare il governo afghano nella ricostruzione del Paese. Spesso si legge che i nostri connazionali sono ben voluti e amati dalla popolazione locale, e non sono riconosciuti come invasori, ma bensì come valido sostegno e appoggio. Questo affetto e questa fiducia degli afghani sono oggi più importanti che mai. La strage provocata del militare americano rischia infatti di cagionare la rottura nelle relazioni di fiducia che giorno per giorno i militari italiani hanno costruito.