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Siria, gli scontri continuano

Mentre l’opinione pubblica internazionale è distratta dalle proteste islamiche contro il film blasfemo e le vignette satiriche gli scontri in Siria non si fermano

Scritto da Chiara Pane il 22.09.2012

Mentre l’opinione pubblica internazionale è distratta dalle proteste islamiche contro il film blasfemo sulla vita di Maometto, prodotto in America e le vignette satiriche del settimanale francese, Charlie Hebdo, gli scontri in Siria non si fermano.

Secondo l’Ansa, anche il giorno di preghiera è stato segnato dai combattimenti fra le forze ribelli e l’esercito rimasto fedele ad Assad, con particolare intensità ad Aleppo. Gli scontri non si arrestano, le violenze aumentano e il resoconto della Rete siriana per i diritti umani – The Syrian Network for Human Rights – è sconcertante. Sarebbero 1.822 i bambini siriani uccisi dall’inizio della rivolta nel marzo del 2011. Il bilancio dei civili morti durante questo anno e mezzo supera i 25 mila, fra cui quasi 2000 donne, il resto uomini.

Nonostante tutto il presidente siriano appare sereno, o comunque soltanto leggermente preoccupato per la situazione del Paese, che non giudica un problema soltanto interno. Mercoledì durante un incontro con il ministro degli esteri iraniano, Ali Akbar Salehi, Assad avrebbe affermato che la crisi del suo Paese interessa l’intero asse di resistenza contro Israele, formato da Siria, Iran e dal potente movimento sciita libanese Hezbollah.

Secondo il quotidiano Al Arabiya, che riporta parte del colloquio, Assad avrebbe inoltre affermato che “la Siria si è mostrata aperta nei confronti di tutte le iniziative messe in atto per trovare una soluzione alla crisi.” I due rappresentanti si sarebbero trovati d’accordo riguardo al fatto che la soluzione alla crisi siriana non possa essere decisa altrove, a tal proposito Salehi avrebbe precisato: “all’interno della famiglia siriana, in accordo con le organizzazioni regionali e internazionali”.

Dall’intervista sembra poi essere emersa la convinzione, più volte espressa dal presidente siriano, secondo cui il conflitto sarebbe alimentato da forze esterne, soprattutto occidentali, ma anche provenienti dai paesi del Golfo e dalla Turchia.

D’altro canto, un intervento da parte della Nato sembra essere sempre meno probabile, considerate anche le ultime dichiarazioni del segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, che avrebbe affermato: “una soluzione politica è la strada migliore, la Nato non ha alcuna intenzione di intervenire militarmente”. Rasmussen avrebbe anche sottolineato le differenze con l’intervento in Libia, per cui esisteva un forte sostegno da parte della regione e dell’ONU, “ciò non vale per la Siria” (fonte Ansa).

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