
Siria, ferito viene portato via dai compagni durante l'attacco ad Hama del 31 luglio 2011
Il bilancio dei morti degli ultimi giorni in Siria è drammatico. Il massacro delle forze di sicurezza siriane, elogiate dal presidente Bashar el Assad, è stato oggetto delle sedute straordinarie del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
Il ringraziamento del presidente ai suoi militari è stato pronunciato in un discorso in occasione del 66esimo anniversario della sua fondazione, definendolo “patriottico” e simbolo dell’orgoglio nazionale. “Saluto ciascun (soldato) e con lui mi congratulo in occasione del 66esimo anniversario della creazione dell’esercito arabo siriano (…) che difende i suoi diritti di fronte ai piani aggressivi che ci riguardano oggi e domani”, ha affermato Assad. Secondo il presidente, al potere dal 2001, l’esercito “sarà in grado di sventare il nuovo capitolo della cospirazione attraverso la consapevolezza della sua popolazione e l’unità nazionale”.
L’opinione pubblica internazionale pensava ad una “seconda Libia”, ma la Nato con il suo segretario generale Anders Fogh Rasmussen ha fatto sapere che “in Siria non ci sono le condizioni”. In un’intervista al quotidiano francese Midi Libre Rasmussen ha spiegato: “In Libia conduciamo un’operazione basata su un mandato chiaro dell’Onu. Abbiamo il sostegno dei paesi della regione. Queste due condizioni non sono presenti per la Siria”.
Nel frattempo a seguito delle riunioni del Consiglio di Sicurezza nulla di concreto. I 15 hanno sospeso la terza riunione della settimana senza un accordo. Tuttavia, Brasile e Gran Bretagna – che guidano due diverse scuole di pensiero alle Nazioni Unite – stanno tentando di conciliare le rispettive posizioni, nel tentativo di ottenere 14 voti su 15 (il Libano ha fatto sapere che non voterà alcun testo). I paesi europei in Consiglio, appoggiati dagli Stati Uniti, puntano a una risoluzione di condanna senza sconti per il regime di Assad, mentre Cina e Russia, due dei cinque membri permanenti del Consiglio, minacciano di opporre il loro veto, sostenute da Brasile, India e Sudafrica che hanno una posizione più ambigua.
L’ambasciatore russo, Vitaly Churkin, ha giudicato il progetto di risoluzione “un po’ eccessivo”, ma ha anche affermato di poter scendere a compromessi e giungere ad un accordo. I rappresentanti di India, Brasile e Sud Africa hanno, invece, presentato un progetto congiunto per far pervenire a Damasco, “in un prossimo futuro,” inviati speciali. L’obiettivo: comunicare alle autorità siriane la loro preoccupazione per la situazione. Un’ iniziativa presentata come “complementare” ad ogni azione del Consiglio, ma percepita dagli occidentali come alternativa al voto su una risoluzione.
Dal canto suo il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, é tornato a condannare le violenze definite “totalmente inaccettabili”. Parlando del presidente Assad, ha detto che ormai “ha perso ogni senso di umanità” e che risponderà delle sue azioni davanti al diritto internazionale.
Intanto, in Italia, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha deciso di richiamare per consultazioni l’ambasciatore italiano a Damasco, Achille Amerio. L’Unione europea, da parte sua, ha deciso di imporre ulteriori sanzioni contro il regime di Damasco e ha inserito il ministro della Difesa siriano, il generale Ali Habib Mahmoud, nella lista delle cinque persone soggette alle nuove sanzioni contro il regime. Le altre quattro sono il responsabile per la sicurezza militare della città di Hama, Mohammed Mufleh, il generale Tawfiq Younes, capo della divisione sicurezza interna dell’intelligence, lo zio del Presidente Bashar al Assad, Mohammed Makhlouf, alias Abu Rami, e Ayman Jabir, collaboratore del fratello minore del presidente, Maher Al-Assad, nella milizia Shabiha. Complessivamente sono una trentina le persone già sottoposte alle sanzioni UE, tra cui il presidente.