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La resistenza all’insulina può causare la fibromialgia?

Scritto da Leonardo Debbia il 12.06.2019

Finalmente una buona notizia per chi soffre di fibromialgia. O quanto meno, un sottile spiraglio di speranza che si dischiude in quel buio che circonda questi ammalati, spesso incompresi e sempre alla ricerca di qualche ora di sollievo dal dolore che li affligge.

fibromialgia

I ricercatori dell’Università del Texas Medical Branch (UTMB), a Galveston, sono riusciti a ridurre drasticamente il dolore nei pazienti affetti da fibromialgia, usando farmaci che solitamente vengono impiegati per trattare l’insulino-resistenza (ovvero la resistenza all’insulina).

Questa scoperta, se troverà una adeguata conferma con ulteriori tests, potrebbe modificare radicalmente i modi in cui il dolore cronico può essere identificato e gestito.

Il dott. Miguel Pappolla, docente di Neurologia all’UTMB, afferma che, sebbene la scoperta sia stata appena condotta a termine e necessiti quindi di conferme, esiste la possibilità concreta di un cambiamento rivoluzionario nelle modalità di trattamento della fibromialgia e delle relative forme di dolore cronico.

Il nuovo approccio presenta anche dei risvolti economici notevoli, potendo far risparmiare miliardi di dollari alla Sanità e, al tempo stesso, diminuire la dipendenza di molti pazienti da  farmaci oppiacei o cannabinoidi nella gestione del dolore.

Il team di ricercatori dell’UTMB, in collaborazione con altri colleghi statunitensi, coinvolgendo anche il National Institute of Health, è stato in grado, per la prima volta, di distinguere i pazienti fibromialgici da individui sani, utilizzando una comunissima analisi del sangue sull’insulino-resistenza o pre-diabete (un esame del livello glicemico).

A questo punto, è giusto, per inciso, sottolineare come spesso la condizione di resistenza all’insulina, consentendo al glucosio di aumentare troppo e prendere il sopravvento, possa essere considerata dai medici l’anticamera del diabete.

Gli studiosi dell’UTMB – come detto sopra – hanno trattato i pazienti affetti da fibromialgia con un farmaco che viene usato di norma contro la resistenza all’insulina, ottenendo, come risposta, una riduzione notevole dei livelli del dolore.

I risultati di questo studio sono stati recentemente pubblicati sulla rivista PlosOne.

La fibromialgia – va ricordato – è oggi una delle condizioni patologiche più comuni che causano dolore cronico e disabilità.

L’impatto economico globale di questa patologia è enorme, quando si consideri che soltanto negli Stati Uniti i relativi costi di assistenza sanitaria si aggirano intorno ai 100 miliardi di dollari all’ anno.

Nonostante l’estesa ricerca a livello mondiale, la causa della fibromialgia rimane, tuttavia, sconosciuta e pertanto non esistono diagnosi o terapie specifiche per arrestarne gli effetti deleteri, oltre ai farmaci antidolorifici tradizionali o di nuova generazione.

“Alcuni studi eseguiti fino ad oggi hanno scoperto che la resistenza all’insulina causa disfunzioni all’intermo dei piccoli vasi sanguigni del cervello e, dato che questo problema si presenta anche nella fibromialgia, abbiamo indagato per vedere se l’insulino-resistenza potesse essere l’anello mancante di questa affezione”, afferma Pappolla. “Abbiamo avuto modo di constatare che la maggior parte – se non tutti – i pazienti fibromialgici possono essere individuati dai loro livelli ematici di A1c, che riflettono i livelli medi di zucchero nel sangue negli ultimi due-tre mesi”.

L’A1c è meglio conosciuta come emoglobina glicata, una forma di emoglobina che indica la concentrazione plasmatica del glucosio su un periodo di tempo un po’ più lungo rispetto al livello glicemico durante il giorno (due o tre mesi, appunto). Una elevata presenza di questa emoglobina viene associata a malattie cardiovascolari, diabete di tipo 1, retinopatie.

I pre-diabetici, coloro che non soffrono ancora di diabete, pur avendo valori dell’A1c leggermente elevati, sono soggetti a più alto rischio per lo sviluppo di dolore centrale che va ad interessare il cervello, un segno distintivo della fibromialgia e di altri disturbi del dolore cronico”.

I ricercatori hanno quindi esaminato pazienti che erano stati indirizzati ad una clinica medica specializzata nel trattamento del dolore muscolare / connettivo diffuso.

Tra questi, tutti i pazienti in cui erano stati soddisfatti i criteri diagnostici per la fibromialgia – erano cioè considerati fibromialgici – sono stati suddivisi per età, in gruppi più piccoli.

Se confrontati con individui sani, presi come controllo, di età corrispondente, è stato osservato che i livelli di A1c erano significativamente più elevati nei pazienti fibromialgici.

“Considerando l’ampia ricerca sulla fibromialgia, siamo rimasti  perplessi sul fatto che gli studi precedenti avessero trascurato questa semplice connessione”, sostiene Pappolla. “La ragione principale di questa svista è da attribuire probabilmente alla considerazione che circa la metà dei pazienti con fibromialgia ha valori di A1c considerati attualmente nei limiti della norma.

“Tuttavia, questo è il primo studio in cui si tiene conto che questi livelli sono normalizzati a seconda dell’età del paziente, poiché i livelli ottimali di A1c variano nel corso della vita. La suddivisione per età dei pazienti è stata fondamentale per evidenziare in maniera corretta le differenze tra pazienti e soggetti di controllo”.

Per trattare i pazienti con fibromialgia si è così ricorsi alla metmorfina, un farmaco usato fino ad oggi per combattere l’insulino-resistenza e che, in questa sperimentazione, ha mostrato riduzioni significative dei livelli del dolore, ragion per cui è stato aggiunto ai farmaci in uso attualmente.

E’ in forza di questa conclusione che ora ci si chiede se possa essere intravista una connessione tra la resistenza all’insulina e l’insorgenza della fibromialgia.

Saranno le indagini che ci si augura verranno avviate per approfondire questo interrogativo a trovare le risposte che pazienti e ricercatori si attendono.

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