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Gli Hyksos, faraoni della XV dinastia nell’antico Egitto, non erano invasori stranieri

Scritto da Leonardo Debbia il 27.10.2020

Fino ad oggi gli storici hanno sempre ritenuto che, durante la XV dinastia, l’antico Egitto fosse caduto nelle mani di invasori stranieri di probabile origine levantina, chiamati Hyksos, che in lingua egizia verrebbe tradotto come ‘governatori di terre straniere‘.

Alcuni storici ritengono che a queste popolazioni si deve l’introduzione nel paese dell’uso del cavallo; ma non del carro da guerra, di cui non sono state trovate testimonianze nelle ricerche archeologiche.

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Secondo la tradizione, alla fine del Medio Regno (1638 a.C.), questi gruppi etnici sarebbero penetrati dal nord, mediante una vera e propria campagna militare, e avrebbero occupato in un primo tempo la fascia settentrionale del Paese per estendersi successivamente su parte del sud.

Questa ipotesi viene ora smentita da uno studio, pubblicato nel luglio scorso dalla rivista PLOS-One, in cui Chris Stantis, archeologo dell’Università di Bournemouth, nel Regno Unito, afferma che la classe che governò l’Egitto dal 1638 al 1530 a.C. non era affatto costituita da invasori stranieri, ma da un gruppo nato all’interno della società egizia, emerso sugli altri, le cui origini affondavano probabilmente in Asia minore e nell’Anatolia centrale.

Le prove archeologiche, infatti, sono a favore di un’origine della cultura Hyksos nel Vicino Oriente, ma dalle fonti storiche non è affatto chiara la precisa sequenza degli eventi che avevano portato ad un ricambio radicale della classe dirigente ed all’insediamento di una nuova dinastia di faraoni.

Fino dall’antichità il periodo degli Hyksos viene identificato con il soggiorno degli Ebrei in Egitto, dal momento che nella Bibbia si racconta che Giuseppe viene condotto su un cocchio, confermando l’utilizzazione di un mezzo di trasporto prima sconosciuto.

Nel suo studio, Stantis e i colleghi del suo team hanno raccolto campioni di smalto dai denti di

75 esseri umani sepolti nel sito di Tell el-Dab’a, nel delta del Nilo nord-orientale, dove sorgeva Avaris, l’antica capitale.

Confrontando i rapporti degli isotopi di stronzio dei denti con le ‘firme’ degli isotopi ambientali dell’Egitto e di altri paesi limitrofi, gli studiosi hanno ricostruito le origini geografiche degli individui che vivevano in quella città, scoprendo che una grande percentuale della popolazione non era costituita da ‘indigeni’, bensì da immigrati, affluiti, in tempi diversi, da una grande varietà di altri luoghi.

Caratteristica significativa è che questa varietà sia precedente di almeno cento anni, oltre che coeva, all’insediamento della dinastia Hyksos.

Questo modello non è coerente con un’improvvisa e rapida invasione di guerrieri provenienti da terre lontane, ma sta piuttosto ad indicare l’esistenza di una regione multiculturale formatasi nel tempo, all’interno della quale un gruppo – gli Hyksos – alla fine aveva prevalso sugli altri ed aveva preso il potere dopo aver vissuto antecedentemente in quei luoghi per generazioni.

Questo è il primo studio che si serve della chimica in Archeologia per affrontare e chiarire le origini delle dinastie governanti Hyksos, ma gli autori sottolineano che saranno necessarie ulteriori indagini e tecniche chimiche più sofisticate per identificare gli antenati ancestrali specifici degli Hyksos e degli altri immigrati residenti nell’Egitto dell’epoca.

“La chimica archeologica, e in particolare l’analisi isotopica, mostrano l’arrivo di un primo flusso migratorio in entrata durante un periodo di grandi trasformazioni culturali dell’antico Egitto”, aggiunge Stantis. “Piuttosto che discutere delle vecchie teorie su una presunta invasione, osserviamo più individui – soprattutto donne – e più gruppi migrare in Egitto prima dell’ascesa al potere degli Hyksos; un movimento di popolazioni che fa pensare a cambiamenti economici e culturali che dovevano condurre ineluttabilmente verso un modello di predominio diverso, di matrice esterna, piuttosto che ad una invasione rapida e violenta del territorio”.

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