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Il cambiamento climatico può impedire che i vulcani raffreddino la Terra

Scritto da Leonardo Debbia il 21.11.2016

Una nuova ricerca della University of British Columbia (UBC), Canada, dimostra che il cambiamento climatico può impedire l’effetto del raffreddamento dell’aria prodotto dalle eruzioni vulcaniche.

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Potrà sembrare strano, eppure le eruzioni vulcaniche raffreddano l’atmosfera.

Quando un’eruzione è abbastanza imponente, i vulcani rilasciano vapori di zolfo che salgono fin nell’alta atmosfera, raggiungendo il suo livello più esterno, la stratosfera, circa 10-15 chilometri al di sopra della superficie terrestre.

Qui, i vapori reagiscono con l’acqua per formare particelle di aerosol che permangono nella stratosfera per uno o due anni, avvolgendo la Terra e riflettendo la luce e il calore del Sole, per cui si ha un raffreddamento del pianeta.

Per inciso, c’è da puntualizzare che, mediamente, di eruzioni in grado di raggiungere la stratosfera se ne verificano da tre a cinque all’anno.

Gli studi fatti finora hanno dimostrato che durante una fase eruttiva la Terra si riscalda, gli strati più bassi dell’atmosfera si dilatano e diventa quindi molto difficile per i gas oltrepassare questa barriera e raggiungere gli strati più alti della stratosfera.

Ai livelli atmosferici più bassi, nella troposfera, allora i gas vengono trasformati rapidamente in aerosol e nuvole, e ricadono nuovamente a terra sotto forma di precipitazioni, sia come piogge che come neve.

“Le eruzioni vulcaniche, quando riflettono la radiazione solare, tendono a contrastare il riscaldamento globale, ma oggi, pur se il nostro pianeta va riscaldandosi e anche l’atmosfera va cambiando, di fatto si assiste ad una diminuzione del numero delle eruzioni in grado di riflettere la radiazione solare”, afferma Thomas Aubry, ricercatore della UBC, che si occupa di clima e di vulcani. “Con queste condizioni, sarà sempre più difficile per i gas vulcanici raggiungere gli strati alti dell’atmosfera e quindi raffreddare la Terra”.

Aubry sottolinea che, anche se le temperature medie terrestri stanno aumentando, il tasso di riscaldamento globale negli ultimi 10-15 anni è lievemente calato.

Studi precedenti hanno dimostrato che questa apparente incongruenza è in parte causata dall’aumento del numero di grandi eruzioni, che negli ultimi dieci anni hanno immesso gas di zolfo fin nella parte alta dell’atmosfera”.

Per questo studio, Aubry, che conduce le sue ricerche nel laboratorio del professor Mark Jellinek, del Dipartimento di Scienze della Terra, oceano e atmosfera della UBC, si è servito di modelli di eruzioni vulcaniche e del clima globale per calcolare l’impatto sui gas rilasciati dalle eruzioni vulcaniche.

Secondo le proiezioni del modello climatico e del riscaldamento globale, Aubry e colleghi hanno calcolato che la quantità dei gas di zolfo di origine vulcanica nella stratosfera diminuirà progressivamente dal due al dodici per cento entro i prossimi 100 anni.

Da questo andamento altalenante si deduce l’importanza della parte che i vulcani potranno avere per il futuro del nostro clima.

Gli studiosi hanno previsto infatti che sul lungo termine questi gas di zolfo nella stratosfera diminuiranno ancora, dal 12 al 25 per cento nel 22° e nel 23° secolo.

Questa previsione è ritenuta tuttavia poco attendibile, perché la distanza temporale è lunga ed è molto difficile prevedere le future eruzioni e le future emissioni di gas serra.

Saranno necessari nuovi studi e nuovi modelli per stabilire un impatto più attendibile dei vulcani sulla temperatura della superficie terrestre.

Se è difficile azzardare previsioni per il futuro, è lecita qualche considerazione, se si guarda indietro nel tempo.

“La comprensione di questo ciclo di feedback positivo, con gli effetti che si amplificano, serve a capire meglio la variabilità del clima nel passato della Terra”, dichiara infatti Jellinek. “In particolare, si può capire come questo sistema ‘eruzioni-clima’ possa aver favorito l’ingresso del nostro pianeta nel lungo periodo di glaciazione globale, circa 700 milioni di anni fa, spiegato con l’ipotesi della Terra a palla di neve”.

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