Gaianews

Arrivano delle nuove scoperte su Marte

Scritto da Silvia Buda il 26.05.2016

Sul pianeta Marte sono state scoperte delle prove geologiche di giganteschi tsunami, con onde alte fino a 120 metri. La ricerca pubblicata su Scientifica Report riguarda l’impatto di un grande asteroide che colpì il suolo marziano 3,4 miliardi di anni fa. L’impatto del gigantesco asteroide, cadendo su un oceano nell’emisfero Nord del Pianeta Rosso, produsse delle orme gigantesche, in poche parole, uno tsunami. E questo impatto fu solo il primo di una lunga serie poiché ce ne furono degli altri.

Alexis Rodriguez, un ricercatore del Planetary Science Insitute di Tucson in Arizona, ha scoperto le testimonianze di eventi come questi ed ha affermato “Immaginate onde alte 120 metri e più viaggiare verso l’interno del pianeta”. Rodriguez ha così iniziato a ipotizzare l’esistenza di tsunami marziani. Questa ricerca è particolarmente importante perché conferma sia l’esistenza del grande oceano marziano più di tre miliardi di anni fa, sia che la temperatura dell’acqua doveva essere molto fredda, fredda a tal punto da congelare al di fuori del mare.

Le ipotesi di Rodriguez sono state confermate quando egli studiò la costa orientale del Giappone che nel 2011 venne colpita dallo tsunami. Analizzando la situazione, Rodriguez notò, infatti, che lo tsunami aveva lasciato strutture molto simili a quelle che si possono osservare in una zona vicina agli altopiani marziani, dove si ritiene che anticamente ci fosse un grande oceano. Proprio, in quest’area di confine si può osservare una formazione che sembrerebbe essere stata lasciata da un’onda molto grande, uno tsunami appunto, uscita dall’oceano. Per quanto riguarda, invece l’altro tsunami, Alexis Rodriguez ha affermato che “Il secondo tsunami fu molto diverso dal primo”. In quel periodo il clima era molto più freddo, così l’acqua fuoriuscita dal mare congelò in un impasto di acqua e sabbie, lasciando dei densi detriti a forma di lobo.

James Dohm del Museo Universitario dell’Università di Tokyo ha spiegato che: “I lobi ghiacciati sono particolarmente interessanti perché quei depositi sono rimasti quasi intatti nel tempo nonostante l’azione erosiva del venti che hanno soffiato per più di 3 miliardi di anni”. Proprio in quei lobi potrebbero essere rimasti congelati delle eventuali forme di vita che proprio in quel periodo popolavano l’oceano marziano.

Tuttavia, la notizia degli tsunami marziani non è una vera e propria novità poiché non è la prima volta che i planetologi parlano della possibile presenza di tracce di ondate marziane. Già nel 2010, infatti, uno studio aveva voluto dimostrare come in alcune aree del Pianeta Rosso vi fossero delle tracce di antichi tsunami.

Tag:
© RIPRODUZIONE RISERVATA