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Studio smonta accuse di sacrifici di bambini nell’antica Cartagine

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 18.05.2010

CartagineI ricercatori hanno esaminato 348 urne funerarie, scoprendo che un quinto di queste erano di bambini nati morti, indicando che i giovani cartaginesi venivano cremati o messi in urne funerarie a prescindere dalla causa di morte.

PITTSBURGH – Uno studio condotto dall’università di Pittsburgh rivela che la congettura vecchia millenni riguardo ai sacrifici umani, in particolare di persone di giovissima età, è falsa. Un esame di ciò che rimane delle spoglie di centinaia di giovani cartaginesi rivela che molti di questi sono morti addirittura prima di nascere o subito dopo il parto. Questo significa che non avrebbero potuto essere stati tutti  sacrificati.

I risultati – basati sulla prima analisi pubblicata su resti ossei trovati nelle urne funerarie dell’antica Cartagine – smontano le accuse che risalgono al terzo secolo a.C. di  sacrifici sistematici di bambini, che sono stati oggetto di dibattito per storici della religione e archeologi, dice il ricercatore capo, Jeffrey H. Schwartz, professore di antropologia, storia e filosofia della scienza del Pitt’s School of Arts and Sciences e presidente del World Academy of Art and Science. Schwartz e i suoi colleghi presentano un’interpretazione secondo la quale i giovanissini punici sarebbero stati cremati o sepolti a prescindere dal motivo del decesso.

“Il nostro studio mette in evidenza il fatto che gli scienziati che vogliono ricostruire la storia devono prendere in considerazione tutte le evidenze per tentare di decifrare il comportamento delle antiche società come quella di Cartagine,” dice  Schwartz. “L’idea di regolari sacrifici di neonati non è basata su uno studio dei resti cremati, ma solo su testimonianze da antichi storici, avvallati da ambigue iscrizioni cartaginesi e riportate nell’antico testamento. I nostri risultati mostrano che alcuni bambini furono sacrificati, ma contraddicono la conclusione che i cartaginesi erano una società brutale che sacrificava regolarmente i loro stessi figli.”

Schwartz ha lavorato con Frank Houghton del Veterans Research Foundation di Pittsburgh, Roberto Macchiarelli del Museo Nazionale di Storia Naturale di Parigi e con Museo Nazionale di Preistoria e Etnografia di Roma, per ispezionare i resti di bambini trovati a  Tophets, siti di inumazione periferici ai cimiteri convenzionali dell’antica Cartagine per bambini più grandi e per adulti. Tophets conteneva urne con i resti cremati di infanti e animali, fatto questo che aveva portato in passato alla teoria che questo sito fosse riservato alle vittime di sacrifici.

Schwartz e i suoi coautori hanno verificato quest’ultima teoria esaminando i resti di 348 urne, per capire l’età nel momento della morte. Schwartz e Houghton hanno registrato teschi, anche, femori e denti che indicano che molti dei bambini morirono nel loro primo anno, un altro gruppo aveva un’età compresa tra 2 e 5 mesi e il 20 percento apparteneva a bambini nati morti.

Schwartz e Houghton hanno quindi scelto i denti di 50 individui morti prima della nascita o subito dopo la nascita e li hanno inviati a  Macchiarelli e Bondioli, che li hanno esaminati per cercare la linea neonatale. Questa banda opaca si forma nei denti umani tra l’interruzione della produzione di smalto che accade dal momento della nascita fino a circa due settimane dopo. Macchiarelli e Bondioli hanno trovato la linea neonatale in 24 dei 50 resti, che significa che i rimanenti 26 individui sono morti prima di nascere o subito dopo, entro due settimane.

I contenuti delle urne dissipano, inoltre, la possibilità di sacrifici infantili di massa. Nessuna urna contiene sufficiente materiale da suggerire la presenta di più di due individui completi. Le urne, tuttavia, contengono resti sparsi di altri bambini che probabilmente sono finiti nelle urne per errore o per il fatto che la cremazione avveniva nello stesso punto e le ceneri venivano raccolte in modo sommario.

Il lavoro del gruppo di ricerca critica anche l’attribuzione ai cartaginesi del sacrificio dei primogeniti maschi. Schwartz e Houghton hanno determinato il sesso misurando l’incavo dello sciatico – una fessura nella parte posteriore del bacino che è maggiore nelle femmine – di 70 resti. I risultati dicono che 38 bacini appartenevano a femminucce e 26 a maschietti (i restanti sono di dubbia attribuzione).

Schwartz e i suoi colleghi hanno concluso che l’alta incidenza di mortalità infantile è consistente con i moderni dati riguardo a  aborti, problemi di parto e morti premature. Molto probabilmente le stesse precarie condizioni sanitarie presenti in altre città dell’antichità affliggevano anche Cartagine; e i neonati e i feti erano i primi a risentire alle malattie e alle condizioni sanitarie che emergono dai siti archeologici di Roma e Pompei (fonte Eurekalert).

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