Il 1° dicembre il Centro Studi G. Imperatori, l’ Associazione Civita, The Round Table, Astarea e Unicab hanno organizzato il summit Arte e cultura: la cultura, asset competitivo per la crescita a Milano, nella sede del Sole 24 Ore.
Durante il summit è stata presentata l’interessante ricerca “Il valore della cultura”.
La ricerca parte dal presupposto che negli ultimi anni i nuovi rapporti tra pubblico e privato, la crescente necessità da parte delle imprese di legare il proprio brand a valori, il diradarsi dei finanziamenti pubblici, stanno diventando fattori che rendono il finanziamento privato alla cultura un fenomeno sempre più rilevante.
La ricerca riguarda un campione di 1500 imprese con un minimo di 9 addetti con la seguente distribuzione geografica: 58% Nord; 20% Centro; 22% Sud; le aziende sono impegnate nei seguenti settori: manifatturiero, costruzioni, commercio (all’ingrosso, al dettaglio, trasporto, magazzinaggio, alberghi, ristoranti), informatica e ricerca, intermediazione monetaria e finanziaria, sanità e altri servizi sociali.
Gli intervistati lavorano nell’area marketing e comunicazione (91,6%), sono titolari (4,70%), hanno una carica amministrativa (Presidente, Vice Presidente, Amministratore Delegato) (3,70%).
La ricerca offre un quadro generale rispetto a ragioni, modalità, e dimensione degli investimenti da parte delle imprese in Cultura (comprendendo anche i settori Spettacolo e Sociale) oltre a tre focus su:
Qual è in breve il motivo per cui un’azienda finanzia la cultura?
Le imprese oggi hanno bisogno di produrre beni ricchi di contenuti simbolici che facciano riferimento ad un sistema di valori. Per questo investire in cultura diventa sensato per rafforzare il brand di un’azienda.
E’ piuttosto interessante osservare a tale proposito che per le imprese che investono in cultura la visibilità del marchio, la creazione di contatti diretti e di relazioni, la variazione della reputazione e dell’immagine sono, di gran lunga più importanti della variazione delle vendite.
Dalla ricerca emerge anche che le aziende che investono in cultura sono per la maggior parte la nord e hanno una diversa percentuale di investimento a seconda della dimensione e del numero dei dipendenti.
La dimensione condiziona anche il territorio nel quale gli eventi sponsorizzati si svolgono, se scala nazionale, regionale o comunale.
Qui potete scaricare tutta la ricerca, di grande interesse in un momento in cui i tagli alla cultura sono un drammatico problema nel nostro paese.
per info: www.civita.it