Il Consiglio Nazionale di transizione libico (CNT) ha annunciato ieri di aver messo appunto un piano per la costruzione di un nuovo governo che guiderà la Libia verso una graduale transizione democratica.
“Ci vorranno 20 mesi per completare la transizione”, così ha riferito, intervistato dalla radio della BBC, Guma al-Gamaty, rappresentante in Gran Bretagna del CNT. Gamaty ha spiegato che il processo è già iniziato anche se proseguono i combattimenti tra gli insorti e le forze fedeli al Colonello: “Nella misura in cui Tripoli è stabilizzata e sicura, i libici possono iniziare il processo di transizione”. Il rappresentante del CNT ha poi proseguito: “Abbiamo delineato una chiara roadmap, con un periodo di transizione di 20 mesi. Per i primi otto mesi, il CNT guiderà la Libia e alla fine di questo periodo verrà eletta un’assemblea costituente, composta da 200 persone. Questo consiglio, ha proseguito, si occuperà della stesura della costituzione, che dovrà essere discussa e poi sottoposta a referendum”. Successivamente, entro il 2013 si procederà con le elezioni parlamentari e presidenziali”. Nel frattempo arriva anche la notizia della proroga di una settimana dell’ultimatum inviato a Sirte, città natale di Gheddafi. Il precedente termine era previsto per oggi. Probabilmente questo è un segno dei progressi dei negoziati fra il CNT e le forze lealiste, o forse soltanto un modo per cercare di evitare ulteriori spargimenti di sangue.
E mentre si parla di transizione e ricostruzione, è iniziata la gara per il controllo dell’oro nero. In testa la Francia, che dall’inizio delle rivolte si è mostrata favorevole ad un cambiamento di regime, appoggiando fin da subito i ribelli. Secondo il quotidiano francese Liberation, il governo di Parigi si sarebbe assicurato il 35% dei proventi del petrolio libico in cambio di un sostegno totale e permanente al CNT. La notizia è stata velocemente smentita dal portavoce del CNT Mahmoud Shammam. Inoltre, Guma al Gamaty ha affermato che i contratti per lo sfruttamento del petrolio saranno assegnati “sulla base del merito e non per favoritismi politici”.
In un’atmosfera di paura per la possibile perdita della leadership detenuta dall’Italia, come maggiore importatore di petrolio, durante il vecchio regime, Silvio Berlusconi cerca di non restare indietro. Fonti internazionali hanno riferito che avrebbe affermato: “Faremo tutto il possibile, tutto quello che ci verrà chiesto per sostenere la Libia”. Il premier avrebbe inoltre ricordato quanto già compiuto dall’Italia: “Stiamo accogliendo profughi libici, abbiamo riaperto l’ambasciata a Tripoli, scongelato 500 milioni di beni, abbiamo chiesto all’ONU di scongelare 2,5 miliardi di euro e abbiamo chiesto di riaprire il Greenstream, il gasdotto che fornisce gas a tutta l’Europa. In più abbiamo dato la disponibilità di motovedette per la sicurezza delle coste”. Non solo, ma proprio negli scorsi giorni, il consiglio dei ministri ha nominato, Buccino Grimaldi, nuovo ambasciatore italiano in Libia ed ha annunciato la riapertura dell’ambasciata, chiusa lo scorso 18 marzo, la cui sede è stata seriamente danneggiata dagli attacchi dei lealisti.
Giovedì all’Eliseo si è, invece, tenuta la Conferenza di Parigi per decidere il futuro della Libia. I leader della rivolta libica si sono seduti a fianco dei rappresentanti delle principali potenze mondiali per delineare il futuro del paese, dopo il regime di Gheddafi, durato 42 anni. Non accaso la riunione si è tenuta nel giorno dell’anniversario del colpo di stato del 1969, che determinò la fine della monarchia e l’inizio della Jamāhīriyya Araba Libica , così chiamata dal Colonnello stesso.
Alla riunione organizzata dal presidente francese Sarkozy e dal premier britannico Cameron hanno partecipato non solo i paesi “amici” della nuova Libia, ma anche alcuni stati che hanno avversato la missione militare NATO, come Russia e Cina. Inoltre, presenti anche le delegazioni delle più importanti organizzazioni internazionali dall’ONU alla Lega Araba, dall’Unione Europea all’Organizzazione della Conferenza Islamica, dall’Unione Africana alla Nato.
Nel corso della riunione si è deciso lo scongelamento dei beni libici per un totale di 15 miliardi di dollari, pari a circa 10,5 miliardi di euro per permettere la ricostruzione delle nuova Libia. Su questa scia, il Consiglio dell’UE ha optato per la rimozione delle sanzioni che bloccavano le attività di 28 società libiche. La decisione di Bruxelles riguarda in particolare porti, banche e il settore energetico. L’Alto rappresentante UE per la politica estera e di sicurezza comune, Catherine Ashton ha commentato così la decisione: “Il nostro obiettivo è quello di fornire risorse al governo provvisorio e al popolo della Libia, nonché di aiutare l’economia a riprendere il suo funzionamento.” Durante la Conferenza di Parigi, il ministro degli esteri francese, Alain Juppé, ha affermato: “Questo è il momento di aiutare il Consiglio Nazionale Transitorio perché la Libia è devastata, la situazione umanitaria è difficile, mancano acqua, elettricità, carburante. Eppure il paese è potenzialmente ricco, possiede dei fondi distratti dal precedente regime che stiamo che stiamo cercando di scongelare”.
La situazione nel Paese però non si presenta affatto tranquilla e proprio in occasione dell’anniversario della sua presa al potere, Gheddafi è tornato a farsi sentire tramite messaggi audio, esortando i suoi fedelissimi alla battaglia: “Continuate a combattere anche se non sentite la mia voce”. Proseguendo poi: “Se vogliono una guerra lunga sarà una guerra lunga, combattete in ogni strada, in ogni oasi in ogni città, non abbiate paura. Se la Libia brucia chi potrà governarla? Lasciamola bruciare”.
Durante la conferenza stampa finale, il presidente francese Sarkozy ha concluso: “Tutti ci siamo impegnati per sbloccare il denaro della Libia di ieri per finanziare la Libia di domani” ribadendo che la missione NATO non sarà conclusa fino a quando “Gheddafi e i suoi uomini saranno una minaccia per la Libia”. D’accordo con il presidente francese anche segretario di Stato americano, Hillary Clinton, che durante la conferenza ha dichiarato: “Le operazioni militari della nato in Libia continueranno fino a quando i civili saranno minacciati”. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, ha invece affermato: “Ho intenzione di lavorare strettamente con il Consiglio di sicurezza per dare mandato a una missione ONU, che dovrà cominciare le sue operazioni nel più breve tempo possibile”.
Aumentano, inoltre, gli stati che riconosco il CNT come unico interlocutore.
Con la notizia del riconoscimento da parte della Russia, come annunciato dal ministero degli Esteri di Mosca, i paesi che riconoscono il CNT salgono a 50 circa. Per di più anche l’Algeria accusata nei giorni scorsi, proprio dal CNT, di aver compiuto “un atto ostile” ospitando sul suo territorio i familiari di Gheddafi, è pronta a riconoscere il Consiglio nazionale di transizione libico. L’annuncio è arrivato dalla radio francese Europe 1, “Il CNT annuncia un nuovo governo rappresentativo di tutte le regioni del paese. Una volta che lo avrà fatto, lo riconosceremo” ha affermato il ministro degli Esteri di Algeri, Mourad Medelci. Il ministro ha inoltre respinto le accuse di “ambiguità” precisando che “l’Algeria non ha mai pensato di accogliere Muammar Gheddafi”. L’Unione Africana però non è ancora pronta a riconoscere il CNT. Lo ha dichiarato il presidente della commissione dell’UA, Jean Ping, proprio al termine della conferenza di Parigi. Alla domanda “siete pronti a riconoscere il CNT?”, Ping ha seccamente risposto: “No, le cose non vanno così. Il CNT ci ha dato delle rassicurazioni sul buon trattamento dei lavoratori africani in Libia. Aspettiamo la fine delle ostilità”.