Il Colonnello è tornato a farsi sentire ieri. A gran voce ha voluto ribadire al popolo libico e alla comunità internazionale di essere ancora a capo dei “giochi”.
Attraverso una registrazione audio, trasmessa dall’emittente televisiva siriana Arrai, Gheddafi ha attaccato duramente la Nato accusandola di essere alla base del caos libico, “sarà difficile per loro fare fuori il mio regime perché rappresenta milioni di persone”. Ribadendo, inoltre, con fermezza che “i raid non potranno durare ancora a lungo”. Allontanandosi ancor di più dalla realtà, l’ex leader ha poi definito “una farsa” gli avvenimenti in corso in Libia e “immodificabile” il regime da lui stesso creato.
La situazione nel Paese però stenta a migliorare e sembra essersi ad un punto morto. Si combatte e si muore ancora a Sirte e Bani Walid, le ultime città ancora non espugnate da quella parte di popolo che sogna la costruzione di una nuova Libia. Nel resto del Paese è l’incertezza a far da padrone. A proposito di guerriglie, in atto nella due città ancora fedeli al vecchio regime, il Colonello ha affermato: “le tribù libiche stanno rispondendo agli agenti della Nato”.
A causa della situazione ancora irrisolta, la Nato ha chiesto di prolungare la missione per altri tre mesi. L’Italia non ha ancora deciso, ma dalle parole del ministro della Difesa La Russa, una risposta positiva è quella più probabile. Ieri, mentre si trovava a Catania, in occasione della visita alla base militare di Sigonella, ha difatti affermato “La Nato ha chiesto che la missione in Libia duri per altri tre mesi, l’Italia non ha ancora deciso, daremo la disponibilità delle basi, ma l’idea è di partecipare coprendo parte delle spese con i risparmi messi in moto dal ministero”.
Degna di nota è poi la notizia riferita dal Consiglio Nazionale di Transizione Libico (CNT) che ha fatto sapere di aver catturato il capo dei servizi segreti del regime di Gheddafi, il generale lealista Al Abaaj. Il generale sarebbe stato bloccato insieme alla sua famiglia 600 km a sud–est di Tripoli mentre era in fuga. Ricercato dal CNT, era il comandante delle forze mercenarie nella Libia meridionale. Secondo fonti degli insorti, Al Abbaj è responsabile di crimini contro i civili.