Le coste della piccola isola di Lampedusa sono un miraggio solo di passaggio. La maggior parte degli immigrati che raggiungono l’Italia hanno altre mete in testa, Francia, Svezia, Germania.
Molti degli immigrati ospitati a Catania presso il Villaggio degli Aranci cercano di scappare per raggiungere altre mete Europee, nella speranza di ritrovare parenti ed amici e dove sperano di avere maggiori possibilità di trovare lavoro. Fra questi alcuni sono Etiopi ed Eritrei, provenienti da una zona di guerra, che potrebbero aspirare allo status di rifugiato, ma per il momento non vogliono chiedere l’asilo politico o quanto meno non vogliono chiederlo in Italia.
La Francia è la meta prediletta, come ci conferma il continuo via vai al confine Franco-Italiano. I sopravvissuti alla traversata dal Nord Africa, giunti a Lampedusa prima e trasferiti poi nella penisola tentano di passare il confine in tutti i modi. In treno con regolari biglietti per Nizza; a piedi lungo fra le impervie vie di montagna oppure rischiando la vita camminando sulla massicciata della ferrovia a pochi centimetri dai treni; o ancora, trasportati dai cosiddetti passeur, che attraversano il confine nascondendo i clandestini in auto e furgoni. I più vengono però fermati e riportati in Italia. Questo “sistema-saracinesca”, così come è stato definito dai più critici è alla base delle tensioni fra i due Paesi. A tal proposito è previsto nei prossimi giorni un vertice tra i ministri italiani e francesi a cui parteciperanno anche il Presidente Sarkozy e il premier Berlusconi.
Nel frattempo la Francia è stata costretta a difendere la sua politica di respingimento non solo dalle critiche italiane ma anche da quelle di Bruxelles. In una lunga intervista al Corriere della Sera, il premier francese Francois Fillon ha dichiarato: “Ci atteniamo agli accordi di Schengen, non ci sono altre soluzioni che ricondurre gli immigrati clandestini nel Paese d’origine attraverso il Paese di ingresso nell’UE. Ma non abbiamo chiuso la frontiera di Ventimiglia”.
Alle critiche di Bruxelles ha invece risposto il ministro francese dell’Interno Claude Gueant, con una lettera indirizzata al commissario UE Cecilia Malmstrom che ha criticato Parigi per i respingimenti dei migranti tunisini provenienti dall’Italia. Gueant si è detto “stupito” per i rilievi di Bruxelles e ha replicato che la politica della Francia è “perfettamente conforme alle norme UE”.
Intanto l’emergenza immigrazione continua e lunedì a Strasburgo, davanti alla plenaria del Parlamento Europeo, la Malmstrom ha dichiarato che la Commissione Europea è pronta ad attivare la direttiva 55 del 2001 che permette di concedere asilo per almeno un anno nel territorio degli stati membri. Nella direttiva 55 sulla protezione temporanea si specifica che le persone interessate devono “essere in fuga da zone di conflitto armato o di violenza endemica” o essere “a serio rischio, o essere state vittima, di sistematiche o generalizzate violazioni dei loro diritti umani”. A queste persone viene concesso un permesso di residenza temporaneo per la durata massima di un anno, rinnovabile per un massimo di altri due periodi di sei mesi, senza attendere i normali tempi di verifica della richiesta di asilo. La norma comunitaria, approvata ai tempi della crisi del Kosovo, non è mai stata attivata. Prevede, tra l’altro, la concessione di alloggio, mezzi di sostentamento e diritto all’istruzione.
Ieri invece, il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha firmato a Tunisi un accordo con le autorità del Paese nordafricano in materia di immigrazione.“Abbiamo sottoscritto oggi un accordo tecnico sulla cooperazione tra i due Paesi contro l’immigrazione clandestina, oltre al rafforzamento della collaborazione tra forze di Polizia, previsti anche rimpatri”, ha dichiarato il ministro. “Si tratta”, ha aggiunto Maroni, “di interventi di prevenzione nei confronti dell’immigrazione clandestina, che ci consentono di chiudere il rubinetto”. Si attende una conferenza stampa per conoscere i dettagli dell’intesa.