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Libano: censure nei libri di Storia, educazione civile a rischio

La commissione ministeriale incaricata dell’arduo compito ha miseramente fallito e oggi pretende addirittura di falsificare la storia eliminando alcuni passaggi, come la “Rivoluzione dei Cedri”

Scritto da Chiara Pane il 14.11.2012

Libano – Nelle scuole del Libano non si insegna ovunque la stessa Storia e sovente i libri di testo sono scelti in base all’appartenenza religiosa dell’istituto. In un Paese in cui esistono ben 18 confessioni religiose, spesso in contrasto fra loro, il risultato è l’acuirsi dei conflitti fra i diversi gruppi già sui banchi di scuola.

Chiesa accanto ad una moschea a Beirut Fonte: Wikipedia

Il Voice of America denuncia il mancato obiettivo di uniformare l’educazione civica del Paese, proposta risalente all’accordo di Taif del 1989, che pose fine ai sanguinosi 15 anni di guerra civile. La commissione ministeriale incaricata dell’arduo compito ha miseramente fallito e oggi pretende addirittura di falsificare la storia eliminando alcuni passaggi, come la “Rivoluzione dei Cedri”. Con questo appellativo fu ribattezzata la grande manifestazione antisiriana del 2005, che seguì l’uccisione dell’ex premier Rafic Hariri, alla guida del Paese dal 1992 al 2004, e considerata come l’evento chiave per la ritirata dell’esercito siriano, che occupava il Libano da 29 anni.

Maha Kassem, direttrice dell’istituto “Green Space School”, una scuola elementare di Beirut, alle telecamere del Voice of America ha dichiarato: “Le persone che hanno il compito di vigilare sulla creazione di un libro di storia nazionale, sono anche quelle coinvolte in questi conflitti”. Difatti, il Libano è un paese multiconfessionale in cui per disposizione del Patto Nazionale del 1943, le più alte cariche dello Stato sono rigidamente assegnate in base all’appartenenza confessionale: il presidente della repubblica dovrà essere maronita, il primo ministro sunnita e il presidente del parlamento sciita.

Per di più, la maggior parte dei libri di testo di storia si concludono con la proclamazione dell’indipendenza del Libano nel 1943, lasciando l’insegnamento della storia più recente ai genitori, che offrono ai propri figli delle interpretazioni viziate dalla propria ideologia e dall’appartenenza religiosa. Il risultato non può che essere un consolidamento delle differenze e delle divergenze.

Mounzir Jabber, professore di storia dell’università libanese, spiega che la questione risale all’Impero Ottomano, furono proprio gli ottomani nel 1842 a dividere il Paese in due regioni amministrative, una drusa, l’altra maronita. A tal proposito il professore Jabber ha affermato: “Fino a quando in Libano prevarrà un settario sentimento di identità, sarà impossibile parlare di storia in modo patriottico”.

La direttrice Kassem ammette che nella sua scuola, situata fra quartieri cristiani, drusi e sciiti, spesso è impossibile parlare di alcuni argomenti, cosiddetti sensibili. “A volte dobbiamo saltare alcune lezioni o riassumerle, al fine di evitare discussioni che potrebbero causare problemi tra gli studenti” ha dichiarato la donna. Uno dei temi più scottanti è proprio la guerra civile, durante la quale i libanesi si sono fatti la guerra. Il Libano sta ancora cercando di riprendersi dalle atrocità di quel conflitto che lo ha devastato dall’interno.

Dal canto suo, il professore Jabber ha riconosciuto che essere in disaccordo su alcuni punti non è di per sè un problema. “Lasciate che ogni gruppo abbia la sua versione della storia” ha dichiarato, aggiungendo però: “allo stesso tempo bisogna evidenziare gli elementi di unione, non quelli che fomentano le divisioni”.

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