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Maldive, colpo di stato depone presidente

Scritto da Chiara Pane il 10.02.2012

Mohamed NasheedMaldive, dopo il colpo di stato di martedì che ha costretto l’ormai ex presidente Mohamed Nasheed a rassegnare le dimissioni la situazione continua a peggiorare e si rischia la guerra civile.

Ex militante per i diritti civili e prigioniero politico, Mohamed Nasheed era stato eletto nel 2008 in occasione delle prime elezioni democratiche dell’arcipelago, sconfiggendo al ballottaggio l’allora presidente uscente Maumoon Abdul Gayoom, al potere da 30 anni. Le cause che lo hanno spinto a lasciare il potere non sono ancora chiare, ma il colpo di stato sembra essere la motivazione più plausibile. Lo stesso ex presidente ha rivolto ieri un appello alla comunità internazionale affinché intervenga per proteggere la democrazia nel suo Paese. Intervistato da una tv indiana, la Time Now, ha dichiarato: “Hanno rovesciato il governo e adesso mi vogliono arrestare. La situazione sta precipitando e spero che la comunità internazionale e i nostri amici se ne rendano conto.” La sua richiesta di aiuto appare disperata: “In poche settimane hanno cancellato anni di lavoro per costruire la democrazia. Salvate le Maldive!”.

Nasheed si è anche detto preoccupato per la sua sorte e per quella della sua famiglia: “Vogliono arrestarmi e la situazione nel Paese sta peggiorando”, ha detto, aggiungendo che la polizia ha finora arrestato circa 250 sostenitori del Partito democratico maldiviano di cui è fondatore.

Le preoccupazioni dell’ex presidente non sembrano infondate e sono condivise da alcuni sindaci che lamentano il caos assoluto. “Non c’è più legge né ordine. Sono completamente venute meno”, ha detto alla France Presse il sindaco della seconda città dell’arcipelago, Addu. Difatti i disordini, che in un primo momento avevano interessato solo la capitale Malè, si sono estesi ad altre città e hanno coinvolto anche gli atolli. Le dinamiche sono le stesse: assalti ai commissariati e proteste in piazza soffocate da reparti della polizia. Mohamed Shareef, dirigente del Partito democratico delle Maldive nell’isola di Thinadhoo, ha raccontato sempre alla France Presse che circa 1.000 persone hanno saccheggiato la stazione di polizia e hanno dato alle fiamme una corte di giustizia e una sede comunale. I manifestanti chiedono il reintegro di Nasheed, che mercoledì prima di essere fermato dalla polizia, era in piazza accanto ai suoi sostenitori.

Da ieri inoltre dopo che la Corte Penale maldiviana ha emesso un mandato di arresto contro di lui e contro l’ex ministro della difesa Tholhath Ibrahim, Nasheed ha fatto perdere le sue tracce. La moglie e i figli si sarebbero invece rifugiati nello Sri Lanka.

Nel frattempo il neo presidente maldiviano Mohammed Waheed Hassan, che accusa Nasheed di essere il mandante di atti terroristici, come sarebbero state definite le proteste di questi giorni, ha annunciato la sua volontà di lottare contro “l’anarchia”. Waheed ha inoltre comunicato la piena volontà di creare un governo di “unità nazionale” ed ha già nominato il ministro dell’Interno e quello della Difesa.

La Farnesina che, attraverso l’unità di crisi e la sua rete di ambasciate, sta seguendo dettagliatamente la situazione dell’arcipelago indiano, invita gli italiani che si trovano nelle isole “alla massima cautela”, sconsiglia di recarsi nella capitale Malé ed evitare gli assembramenti.

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