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Missioni di ‘pace’, passa il rifinanziamento dei militari italiani all’estero

Scritto da Chiara Pane il 29.07.2011
Soldati italiani. Crediti foto: Ministero della Difesa

Soldati italiani. Crediti foto: Ministero della Difesa

Mercoledì il Senato ha approvato con 269 voti a favore, 12 contrari e un astenuto il decreto che rifinanzia fino alla fine dell’anno le missioni di pace all’estero ponendo dei limiti agli interventi militari in Libia e in Libano. Il decreto ora passa all’esame della Camera.

Dopo alcuni rinvii, le votazioni erano previste per la scorsa settimana, poi erano state posticipate a martedì ed infine mercoledì ecco il via libera del Senato al decreto-legge per la proroga delle missioni internazionali (ddl 2824). Maggioranza “trasversale” a Palazzo Madama con le votazioni favorevoli di tutti i gruppi di maggioranza, compresa la Lega Nord, l’Udc e, dopo un dibattito interno anche del Pd. Contro, invece, l’idv. Non hanno partecipato al voto i radicali Emma Bonino, Donatella Poretti e Marco Perduca.

Il sì del Pd arriva a seguito di un accordo sui fondi per la cooperazione: sui 16,5 milioni di euro richiesti, 8 milioni saranno finanziati subito mentre gli altri 8,5 verranno trovati nella prossima finanziaria. Il leader del Pd, Pierluigi Bersani ha commentato il voto: “In questo momento, anche drammatico per il nostro contingente, non possiamo dare l’idea di un’Italia che si disimpegna. Quello del Pd è un atteggiamento che non si sottrae alle responsabilità che l’Italia si è presa a livello internazionale”.

Sorprende il voto della Lega Nord, critica sull’impegno militare in Afghanistan e non solo. Nonostante il si già preannunciato dal ministro Calderoli, a poche ore dalla votazione i dubbi sul voto restavano. La scorsa settimana, infatti, il sottosegretario ai Trasporti, Roberto Castelli, aveva annunciato il suo no con tanto di promessa di dimissioni in caso di contestazioni. La situazione era poi precipitata lunedì con la morte del parà romano David Tobini in Afghanistan (la 41esima vittima italiana della missione Isaf). Stefano Stefani, deputato del Carroccio e presidente della Commissione Esteri della Camera, intervistato dal Messaggero, aveva seccamente ribadito: “E’ il momento di venir via dall’Afghanistan, lo dicono anche gli americani”. Secondo Stefani la riduzione di oltre mille militari italiani impegnati nelle missioni all’estero entro settembre è “una buona cosa”, perché “non siamo un Paese che può permettersi di mantenere quasi diecimila uomini fuori dai confini”. I primi a dover tornare in patria, secondo il deputato leghista, dovrebbero essere i militari del contingente di stanza in Libano.

Il Carroccio ha però infine dato il suo via libera, ma solo dopo la garanzia di una riduzione dei fondi stanziati pari a circa il 15% rispetto al semestre precedente ed a una riduzione di circa il 20% del numero dei militari impegnati oltre confine. Entro il 30 settembre 2011 il ministero della Difesa rimpatrierà almeno 1000 soldati e altri 1070 entro il 31 dicembre: 2070 che vanno sottratti alle 9250 unità impegnate nel primo semestre di quest’anno.

Nello specifico non sarà toccato lo sforzo bellico in Afghanistan, dove la dotazione rimarrà di circa 4200 soldati. Il ridimensionamento, ha promesso il ministro della Difesa Ignazio La Russa, inizierà dal 2012. I tagli per la seconda metà di quest’anno riguarderanno soprattutto Libano e Balcani. “La Lega Nord ha ottenuto importanti risultati”, ha commentato Federico Bricolo, capogruppo della Lega al Senato. “Da tempo chiediamo il ridimensionamento del nostro impegno su questo fronte e grazie all’approvazione delle nostre proposte 2000 ragazzi torneranno a casa e spenderemo 150 milioni di euro in meno”.

Il no dell’Idv rispecchia le parole del suo leader che, riferendosi alla missione in Afghanistan aveva pubblicamente riferito: “Violiamo l’articolo 11 della Costituzione che vieta all’Italia di fare la guerra”. “Ci auguriamo che il governo la smetta di rinviare una decisione improcrastinabile: quella del ritiro delle nostre forze. E’ ora di dire basta a una guerra che non ci appartiene e che sta producendo un dispendio inutile di vite e risorse economiche”.

Il finanziamento alla partecipazione italiana ai raid aerei sulla Libia a guida Nato viene assicurato fino a settembre. Li la situazione resta caldissima e una soluzione è ancora lontana, anche se negli ultimi giorni sembrano essere tutti d’accordo, ribelli compresi, su un possibile compromesso che permetta a Muammar Gheddafi di restare in Libia, a patto però che ceda il potere.

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