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Siria sospesa dalla Lega Araba

Scritto da Chiara Pane il 12.11.2011

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A seguito della riunione tenutasi al Cairo, la Lega Araba ha sospeso la Siria dalle sue attività. La sospensione sarà applicata dal prossimo 16 novembre e fino a quando il governo di Damasco non applicherà le misure previste dal piano di pace, formalmente accettato lo scorso 2 novembre, e che prevede innanzitutto la cessazione delle violenze.

É stato il ministro degli Esteri del Qatar, Hamad bin Jassim Al Thani, presidente di turno di turno della Lega Araba, ad annunciare la sospensione della Siria. Il documento finale stilato dalla Lega avrebbe ricevuto l’approvazione di 18 membri, due no, provenienti probabilmente da Libano e Yemen e l’astensione dell’Iraq. Come ha spiegato Al Thani, il documento prevede l’imposizione di gravi sanzioni economiche e politiche, fra le quali il ritiro da parte degli stati membri dei propri ambasciatori. Nell’ipotesi di un proseguimento delle repressioni è stato inoltre previsto il ricorso ad organizzazioni internazionali, compresa l’Onu. Il ministro del Qatar non ha nascosto le difficoltà nella scelta delle sanzioni, ma ha affermato che la decisione è stata dettata dalla necessità di proteggere i civili.

La Lega Araba sembra dunque avere ascoltato la richiesta dell’opposizione siriana, che venerdì dalla piazza aveva rivolto un appello all’organizzazione. Adesso il Consiglio Nazionale siriano, che alla vigilia degli accordi del 2 novembre aveva espresso perplessità riguardo alle promesse fatte da Al Hassad, è pronto a partecipare ai prossimi incontri della Lega, che si terranno nella sede del Cairo, per mettere appunto misure atte a porre fine allo spargimento di sangue. I risultati delle consultazioni saranno esposti alla prossima riunione della Lega che si terrà il 16 novembre a Rabat.

Immediata la reazione del governo siriano. Il rappresentante permanente di Damasco presso la Lega, l’ambasciatore Youssef Ahmad, ha commentato la sospensione definendola: “Illegale e contraria al trattato dell’organizzazione”, oltre che “subordinata ai programmi degli Usa e dell’Occidente”. L’ambasciatore siriano ha inoltre negato ogni responsabilità nel mancato rispetto del piano di pace, accusando ancora una volta gli Stati Uniti che “fomentano le violenze” e i “gruppi di terroristi” che si servono di armi fatte arrivare illegalmente dagli stati vicini. A causa di quest’ultima motivazione, inoltre, l’esercito siriano sta continuando a minare il confine con il Libano e non poche sono state le vittime e i feriti che tentavano di raggiungere il territorio libanese.

La situazione è sempre più critica, soprattutto per la popolazione che continua a morire. Dall’Italia il commento del ministro degli Esteri Franco Frattini: “Credo che le sanzioni europee adottate contro la Siria siano state realmente inefficaci e che ci sia stato uno stallo ingiustificabile al Consiglio di Sicurezza Onu. I nostri partner cinesi e russi dovrebbero riflettere su una situazione che si sta deteriorando progressivamente”. Ma il premier russo Putin non torna su suoi passi e venerdì sera rivolgendosi a giornalisti, accademici e analisti stranieri che hanno partecipato alla riunione del Valdai Club, forum di dibattito organizzato da Ria Novosti, ha ribadito il su no ad un intervento in Siria. Per farlo è tornato a criticare l’intervento occidentale in Libia ritenendolo: “una totale follia”. “La risoluzione Onu alla base del mandato internazionale in Libia – ha affermato il capo del governo russo – è stata totalmente calpestata dall’intervento a fianco di una delle due parti in conflitto e ora in Siria rischiamo che accada la stessa cosa”. Putin ha riconosciuto le violenze da parte del regime di Damasco, ma ha anche aggiunto, “dobbiamo vedere cosa stanno facendo le autorità per trovare una via di dialogo. Assad propone riforme, bisogna saper vedere anche queste cose”. Il premier ha inoltre negato che le preoccupazioni russe siano dettate da interessi economici, “Da tempo non abbiamo interessi che riguardino partite di armi o nel commercio”, ha seccamente commentato.

L’Unione Europea dal canto suo ha previsto l’ipotesi di nuove sanzioni contro la Siria. L’argomento è previsto nell’agenda dei lavori del Consiglio dei ministri degli esteri che si terrà lunedì a Bruxelles.

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