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Siria, ancora morti. Lo spettro delle armi chimiche

Scritto da Chiara Pane il 14.07.2012

SiriaSiria, il tragico bilancio delle vittime aumenta giorno dopo giorno e alla catastrofe umanitaria si aggiunge la preoccupazione per un possibile impiego di armi chimiche da parte del regime di Damasco.

Venerdì 13, mentre l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani denunciava il massacro di Tremseh, durante il quale sarebbero state uccise oltre 200 persone, fra cui molti bambini, con l’impiego di armi pesanti, blindati ed elicotteri, il Wall Street Journal pubblicava un articolo in cui accusava la Siria di possedere armi chimiche. In particolare l’articolo riferiva di un trasferimento in corso dell’arsenale di armi chimiche e gas nervini in depositi più sicuri. Il governo siriano si è premurato di smentire la notizia, e tramite un portavoce del ministero degli esteri ha fatto sapere che si tratta di informazioni “assolutamente ridicole e non vere”. Dal canto suo il giornale americano ritiene che le riserve di armi chimiche e biologiche di cui dispone il governo di Damasco siano le più vaste di tutto il Medio Oriente. A sostegno di questa tesi resta la mancata firma, da parte della Siria, della convenzione del 1992 che rende illegale la produzione, la conservazione e l’uso di questo tipo di armi.

Immaginare che Bashar al Assad voglia servirsi di questo tipo di armi contro la sua popolazione, anche solo come deterrente, non è un pensiero troppo distante dalla realtà, considerato il numero spaventoso delle vittime di questo anno e mezzo. Alcuni ipotizzano che Assad non si spingerà mai fino a questo punto per evitare di perdere il prezioso sostegno offertogli da Russia e Cina, ma chi può davvero dirlo? L’ultimo bombardamento, quello del villaggio di Tremseh non ci permette di essere positivi, bensì ci fa ipotizzare il peggio.

Nel frattempo tutti gli esponenti della politica internazionali intervengono con dichiarazioni di ammonizione e avvertimento. Il nuovo presidente francese Francois Hollande, se la prende con Russia e Cina, e le invita a non bloccare le future sanzioni internazionali che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu intende adottare. Hollande spiega che se non saranno adottate al più presto misure più severe nei confronti del governo siriano, la situazione degenererà nel “caos e nella guerra”. Riferendosi al recente massacro, il presidente francese ha commentato: “Condividiamo l’orrore per quanto è accaduto, lo avvertiamo pure noi, ma non ci si può fermare a questo. Se ci sono morti ogni giorno”, ha aggiunto, “significa semplicemente che esiste un regime che ha deciso di servirsi della forza per schiacciare il suo stesso popolo”.

Anche il nostro ministro degli Esteri Giulio Terzi ha commentato la strage di venerdì affermando: “Il massacro di Tremseh da parte del regime di Assad, è l’ennesima tragica conferma di quanto noi italiani stiamo dicendo da diverse settimane, vale a dire che questa crisi sta diventando un’enorme catastrofe per il popolo siriano”. Il nostro ministro ha, inoltre, attestato che la Siria è divenuta “la preoccupazione massima della nostra politica estera”. Terzi ha anche ribadito la posizione del presidente francese appena enunciata, riguardo alla necessità di un impegno unanime dei Paesi occidentali e soprattutto dei membri del Consiglio di Sicurezza Onu. Anche perché è chiaro che le sanzioni difficilmente sono utili quando non sono sorrette da una vasta maggioranza, se non addirittura dalla totalità della comunità internazionale.

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