Papua Nuova Guinea – Un’uccisione pubblica dettata da credenze arcaiche, ma soprattutto una decisione frutto di una giustizia popolare che non trova fondamenti nell’ordinamento di uno stato moderno. Le donne sono infatti state catturate dai familiari di un maestro deceduto qualche giorno prima. Pare che la morte dell’uomo sia stata connessa all’attività delle due donne.

Dopo il rapimento le due vittime sono state ripetutamente colpite con dei coltelli e delle asce per tre giorni, prima di essere giustiziate di fronte ad un pubblico di spettatori, fra cui c’erano anche alcuni rappresentanti delle forze di polizia inviati per fermare lo scempio. Il capo della polizia locale Herman Birengka ha difeso gli agenti giustificandoli per il mancato intervento. “Non abbiamo potuto fare nulla”, ha dichiarato l’ispettore, parlando di un attacco “barbaro e insensato”. Tali spiegazioni hanno scatenato le critiche di Amnesty International, intervenuta mercoledì proprio per criticare l’operato della polizia che non farebbe abbastanza per limitare queste esecuzioni pubbliche. È semplicemente assurdo pensare che gli agenti siano rimasti a guardare.
Purtroppo non si tratta di un caso isolato. Nei mesi scorsi sono state registrate altre spedizioni punitive. Il 28 marzo sei donne e un uomo sono stati catturati e torturati da una folla inferocita. Nel mese di febbraio, invece, la giustizia del popolo inquisitore ha agito contro una ragazza di soli 20 anni, bruciata viva con l’accusa di aver praticato la magia nera su di un bimbo, tragicamente morto qualche giorno prima. Una vera e propria caccia alle streghe, accusate di utilizzare la magia nera per compiere incantesimi letali.
Molte organizzazioni internazionali stanno facendo pressione sul governo della Papua Nuova Guinea (PNG), affinché prenda seri e repentini provvedimenti per porre fine a queste esecuzioni capitali. Le Nazioni Unite ed in particolare l’ufficio per i diritti umani era già intervenuto lo scorso febbraio, a seguito dell’uccisione della giovane, per sollecitare il governo a fare chiarezza sull’accaduto e a prendere provvedimenti contro gli aizzatori. Purtroppo le raccomandazioni sono rimaste lettera morta.
Dal canto suo Amnesty International chiede l’abrogazione imminente della legge sulla stregoneria, che distingue fra un tipo di stregoneria permessa, detta “stregoneria innocente” e altre forme di stregoneria considerate “vietate” e quindi punibili. Fra queste ultime rientrerebbe proprio la magia nera praticata per uccidere le persone. Questa legge ancora in uso nella PNG, si basa su un atto del 1971 basato su un’assunzione principale: la stregoneria è una pratica molto diffusa nello stato e chi pratica la magia nera per scopi malvagi va perseguito e punito. Naturalmente la maggior parte delle controversie in materia di stregoneria non vengono dibattute nei moderni tribunali, ma si fa ricorso ad una giustizia popolare che fonda il suo potere sulla superstizione.
Un duro ma necessario compito spetta al governo della PNG che deve agire nell’interesse delle comunità sradicando le credenze tradizionali che giustificano queste persecuzioni.