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La paura del bioterrorismo ferma la ricerca sull’influenza aviaria mutante

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 21.01.2012

Influenza aviariaAlla fine la paura per gli usi terroristici della scoperta hanno superato le voci favorevoli, e la scoperta di due gruppi di ricercatori di un ceppo dell’influenza aviaria H5N1 non verrà pubblicata dalle riviste scientifiche Science e Nature, a cui i ricercatori avevano sottoposto i lavori.

Finora la famosa influenza aviaria, partita anni fa da Hong Kong e che aveva suscitato tanto clamore per nulla, non ha mai dimostrato di riuscire a trasferirsi da uomo a uomo, ma solo da animali di allevamento (polli e tacchini allevati nell’estremo oriente) a uomini. Pochi mesi fa però suscitò grande scalpore la notizia che due gruppi di ricerca, dell’Erasmus University nei Paesi Bassi e dell’Università del Wisconsin-Madison negli Stati Uniti, avevano individuato un modo per rendere il virus H5N1 una sorta di arma di distruzione di massa.

Secondo i ricercatori, infatti, il nuovo ceppo creato in laboratorio poteva trasmettersi da uomo a uomo e aveva una mortalità stimata del 50%. Nel peggiore dei casi, dunque, proiettando la mortalità all’intero numero di abitanti della terra si tratterebbe di 3,5 potenziali vittime.

Tuttavia, su pressioni del Governo degli Stati Uniti – che teme l’uso delle ricerche da parte di terroristi -, gli scienziati che hanno temporaneamente interrotto le loro ricerche.

In una lettera pubblicata su Science e Nature, il team chiede l’istituzione di un “forum internazionale” per discutere i rischi e il valore di questo e studi simili, se non per argomento, per la portata delle conseguenze.

Le autorità degli Stati Uniti il ​​mese scorso hanno chiesto agli autori della ricerca di redigere i dettagli chiave per future pubblicazioni.

Esperti di biosicurezza infatti temono che una forma contagiosa del virus H5N1 potrebbe scatenare una pandemia mortale peggiore dell’influenza spagnola del 1918-19, che ha provocato la morte – stimata – di 40 milioni di persone, dato tuttavia contestato da molti ricercatori.

Il comitato nazionale americano per piosicurezza (NSABB) si è raccomandato che i dettagli chiave delle ricerche venissero omessi dal testo della ricerca.

“Avrei preferito meno clamore e meno controversie, ma non possiamo cambiare la situazione,” Ron Fouchier, un ricercatore dell’Erasmus Medical Center di Rotterdam ha dichiarato a Science Insider. “Quindi credo che siano state fatte le giuste scelte conseguenti.”

La paura suscitata dalla ricerca è dovuta al fatto che, sebbene il ceppo di influenza aviaria H5N1 sia estremamente letale negli esseri umani, finora il suo impatto è stato limitato perché non è facilmente trasmissibile tra esseri umani.

Ma la nuova ricerca dimostrerebbe che, almeno nei furetti, una piccola modifica al virus gli permetterebbe di diventare trasmissibile all’interno della stessa specie.

Gli Stati Uniti in particolare criticano la ricerca, affermando che “non c’è bisogno che tutti sappiano fare un virus letale”. Anche  l’Organizzazione Mondiale della Sanità si dice preoccupata per la ricerca, anche se mette in guardia da un’azione di censura che provocherebbe anch’essa dei danni, impedendo di continuare gli studi su un virus che, mutando spontaneamente, protrebbe comunque diventare una minaccia per l’umanità.

“Sono necessarie ulteriori ricerche per determinare se e come i virus influenzali in natura possano diventare delle minacce per l’umanità”, si legge nella dichiarazione.

E’ meglio conoscere il nemico in anticipo, è la sintesi dell’articolo dell’OMS, in modo da poter prendere contromisure appropriate nel caso un simile ceppo dovesse manifestarsi.

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