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Testa della dea Afrodite e altri tesori archeologici nel Sud della Turchia

Scritto da Leonardo Debbia il 07.10.2013

La scorsa estate una squadra di archeologi dell’Università del Nebraska-Lincoln ha riportato alla luce nuovi tesori nel sud della Turchia: una testa di marmo a grandezza naturale della dea greca Afrodite e due straordinari mosaici d’epoca romana.

La testa a grandezza naturale della dea Afrodite rinvenuta in Turchia, nell’antica città di Antiochia  (fonte M.Hoff / UNL)

La testa a grandezza naturale della dea Afrodite rinvenuta in Turchia, nell’antica città di Antiochia
(fonte M.Hoff / UNL)

La testa appare ancora bella, pur se mancante del corpo, forse incenerito per farne calce da costruzione. Secondo Michael Hoff, docente di Storia dell’Arte dell’Università del Nebraska e direttore dello scavo, è un’altra testimonianza di quanto la cultura greca e romana abbiano influenzato quella regione.

“E’ l’unico pezzo di scultura monumentale recuperato finora durante gli scavi archeologici, durati otto anni, nel sito archeologico presso Antiochia, una città costiera che si presume contasse circa 8000 abitanti”, ha detto Hoff. 

Lo scorso anno il team di Hoff scoprì un mosaico, forse il più grande della regione. 

Gli archeologi ritengono che adornasse una piazza a cielo aperto antistante uno stabilimento balneare romano andato distrutto.

La testa di Afrodite è stata invece rinvenuta in un tempio sul cui pavimento interno è stato scoperto un secondo mosaico di marmo.

“E’ raro trovare un pavimento a mosaico in un tempio”, dice Hoff, che ora mira a cercarne altri  nella zona.

Queste nuove scoperte provano che i primi abitanti di Antiochia –  fondata al tempo di Nerone (I secolo) e fiorita durante il culmine dell’Impero Romano – avevano adottato molti usi e costumi della civiltà romana, pur vivendo a mille miglia da Roma.

Eppure Hoff ha trovato anche molte prove che sembrano contraddire questa convinzione.

“Abbiamo scoperto nicchie per le statue, ma le statue non ci sono più”, dice Hoff. “C’è rimasta solo la testa di una statua. Questo suggerisce che chi viveva qui fosse ben integrato con la cultura greca e romana e quanto partecipasse delle tradizioni greche e romane in generale”.

Rimane il mistero delle statue scomparse.

Il tempo o, più probabilmente, dei vandali cristiani hanno cancellato gran parte delle testimonianze romane di Antiochia. I soffitti a volta del bagno, invece, potrebbero essere crollati durante un terremoto.

Nel terzo secolo d.C. l’influenza romana fu interrotta da violente insurrezioni locali. 

Hoff sospetta però che, essendo questa una zona-chiave per lo sviluppo del cristianesimo, nel IV secolo i cristiani radicali abbiano distrutto molte statue di marmo e bassorilievi, nel tentativo di eliminare l’idolatria pagana.

Sono stati infatti trovati forni di calce nei pressi del sito, dove probabilmente le statue vennero bruciate per produrre calcestruzzo. Anche il pavimento con il mosaico della piazza è stato utilizzato come forno per la soffiatura del vetro. Secondo Hoff, questa fornace risale al periodo tardo romano (metà del IV secolo), mentre lo stabilimento balneare e il tempio sarebbero attribuibili al II o all’inizio del III secolo.

Colonne semi-sepolte in una collinetta a sud della piazza indicherebbero un tempio, ma la conferma non è ancora certa.

La piazza del bagno presenta ampie aree con disegni geometrici, mentre il mosaico del tempio ha tessere più piccole con immagini di frutta e disegni floreali.

Hoff, nonostante la straordinaria bellezza e fattura, non ritiene esista collegamento fra i due mosaici, progettati sicuramente da artisti diversi. 

Al momento, si sta procedendo esclusivamente al recupero e alla protezione dei siti riportati alla luce.

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