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Possibile la vita sulle lune extrasolari

Nella loro ricerca di mondi abitabili, gli astronomi hanno iniziato a prendere in considerazione le lune extrasolari

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 22.01.2013

Nella loro ricerca di mondi abitabili, gli astronomi hanno iniziato a prendere in considerazione le lune extrasolari o exolune (in inglese: exomoons), che potrebbero cioè ruotare attorno a pianeti appartenenti ad altri sistemi planetari. In un nuovo studio, una coppia di ricercatori ha scoperto che le exolune hanno le stesse probabilità di sostenere la vita dei pianeti extrasolari.

Sistema planetario extrasolare

La ricerca, condotta da René Heller dell’Istituto tedesco Leibniz di Astrofisica di Potsdam e Rory Barnes dell’Università di Washington e del NASA Astrobiology Institute, è apparso nel numero di gennaio di Astrobiology.

Conosciamo oggi circa 850 pianeti extrasolari – pianeti al di fuori del sistema solare che ruotano attorno a stelle vicine -, e la maggior parte si essi sono giganti gassosi, simili a Giove, dove è molto difficile immaginare la vita. Solo pochi hanno una superficie solida e un’orbita attorno alla loro stella all’interno della zona abitabile, la cintura circumstellare ideale per consentire la presenza potenziale di acqua liquida sulla superficie, un’atmosfera e un effetto serra che crei un ambiente favorevole.

Heller e Barnes hanno affrontato la questione teorica di quanti pianeti potrebbero ospitare lune abitabili. Non ci sono ancora exolune note ad oggi, ma secondo i ricercatori non c’è ragione di ritenere che non esistono.

Le condizioni climatiche previste sulle lune extrasolari probabilmente sono diverse da quelle sui pianeti extrasolari, perché le lune sono in genere in rotazione sincrona attorno al loro pianeta, così come la nostra Luna, che mostra alla Terra in modo permanente sempre la stessa faccia. Oltre a ciò, le lune hanno due fonti di luce – sia dalla stella che dal pianeta attorno a cui orbitano – e sono soggette a eclissi che potrebbero alterare in modo significativo il loro clima, riducendo l’illuminazione stellare. “Un osservatore in piedi sulla superficie di una tale exoluna esperirebbe il giorno e la notte in un modo totalmente diverso rispetto a noi sulla Terra.”, Ha spiegato Heller. “Per esempio, le eclissi stellari potrebbero portare a improvvisi bui totali a mezzogiorno.”

Heller e Barnes hanno anche identificato il riscaldamento di marea come ulteriore fenomeno che potrebbe rendere una  luna extrasolare abitabile (o meno). Questa fonte di energia supplementare viene attivata dalla distanza di una luna dal suo pianeta a causa delle variazioni di pressione degli strati rocciosi. Le lune troppo vicine al loro pianeta saranno sottoposte a forte riscaldamento a causa delle maree e quindi si potrebbe innescare un effetto serra catastrofico che farebbe disperdere le acque di superficie, lasciando per sempre la luna inabitabile.

I ricercatori hanno anche messo a punto un modello teorico per stimare la distanza minima di una luna dal proprio pianeta che potrebbe consentire l’abitabilità, che hanno chiamato “bordo abitabile.” Questo concetto permetterà agli astronomi futuri di valutare l’abitabilità delle lune extrasolari. “C’è una zona abitabile per le exolune, è solo un concetto un po’ diverso dalla zona abitabile dei pianeti extrasolari”, ha detto Barnes.

Finora non sappiamo nemmeno se esistono exolune, ma presto potrebbe arrivare la prima scoperta grazie agli avanzamenti tecnologici dei vari telescopi spaziali. Ad esempio, la precisione fotometrica del nuovo telescopio spaziale della NASA Kepler renderà presto possibile l’individuazione di una luna delle dimensioni di Marte o della Terra attorno a qualche gigante gassoso. Anzi, i ricercatori si aspettano una scoperta imminente. Lanciato nel 2009, il telescopio ha già consentito agli scienziati di rivelare migliaia di nuovi candidati pianeti.

La ricerca di Heller e Barnes, “Exomoon Habitability Constrained by Illumination and Tidal Heating,” sarà pubblicata nel numero di gennaio della rivista Astrobiology.

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