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Tracce delle catastrofiche alluvioni avvenute su Marte 4 miliardi di anni fa

Scritto da Leonardo Debbia il 14.01.2021

Circa 4 miliardi di anni fa una serie di inondazioni di portata impensabile avrebbe interessato l’area dove si trova il cratere Gale, all’equatore di Marte.

Questo è quanto emerso dai dati raccolti e trasmessi dal rover Curiosity della NASA, che sono stati analizzati congiuntamente da scienziati della Jackson University, della Cornell University, del Jet Propulsion Laboratory, NASA e dell’Università delle Hawaii.

Il risultato della ricerca è stato reso noto sulla rivista Scientific Reports.

Selfie del rover Curiosity scattato il 12 maggio 2019 (crediti: NASA/JPL-Caltech/MSSS)

Selfie del rover Curiosity scattato il 12 maggio 2019 (crediti: NASA/JPL-Caltech/MSSS)

Le alluvioni, seguite con tutta probabilità ad un impatto meteoritico che avrebbe prodotto la liquefazione del ghiaccio immagazzinato sulla superficie marziana, dettero origine alle increspature del suolo ancor oggi visibili e considerate strutture geologiche per essere già note agli scienziati terrestri.

Abbiamo identificato per la prima volta le alluvioni utilizzando i dati sedimentologici dettagliati trasmessi dal rover Curiosity”, dichiara il co-autore dello studio Albert G. Fairén, astrobiologo del College of Arts and Sciences presso la Cornell University. “Dai dati dell’orbiter della missione precedente non era stato possibile identificare prima i depositi lasciati dalle alluvioni”.

Come è accaduto per le caratteristiche geologiche della Terra scaturite da fenomeni fisici quali l’erosione da parte dell’acqua e del vento, anche su Marte gli effetti di questi fenomeni sono rimasti immutati, ‘congelati’ nel tempo, per circa 4 miliardi di anni.

D’altronde, le strutture geologiche che osserviamo oggi sono il risultato dei processi che in passato hanno modellato la superficie di entrambi i pianeti.

Per quanto riguarda Marte, sono visibili caratteri geomorfologici giganti, fuori misura, impronte all’apparenza impresse dalla forza di gigantesche onde che hanno segnato gli strati sedimentari del cratere Gale e conosciute spesso come mega-ondulazioni o antidune, alte all’incirca 19 metri e distanziate di circa 137 metri una dall’altra, secondo quanto afferma Ezat Heydari, docente di fisica alla Jackson State University del Mississippi, nonchè secondo autore leader della ricerca.

Le antidune sono forme fluviali indicative di grandi alluvioni che 4 miliardi di anni fa hanno inciso il fondo del cratere Gale e che sono identiche alle caratteristiche geofisiche lasciate due milioni di anni fa dallo scioglimento del ghiaccio sulla Terra”, sostiene Heydari.

La causa più probabile delle alluvioni su Marte fu quasi certamente la fusione del ghiaccio causata dal calore sprigionatosi a seguito di un grande impatto meteoritico che avrebbe rilasciato anidride carbonica e metano dai bacini congelati del pianeta. Il vapore acqueo e il rilascio di gas in combinazione avrebbero prodotto, per un breve periodo di tempo, condizioni calde e umide sul ‘Pianeta Rosso’.

La condensazione delle nubi di vapore acqueo a sua volta avrebbe riversato piogge torrenziali, che probabilmente dovettero interessare tutto il pianeta.

L’acqua meteorica entrò allora nel cratere Gale, dove si unì alle masse d’acqua che scendevano dal Monte Sharp, che si eleva nel mezzo dello stesso cratere, producendo gigantesche inondazioni che crescevano rapidamente, depositando cumuli di ghiaie nell’Unità delle Pianure Hummocky e dando luogo alla formazione di lunghe scanalature espresse in creste alternate a depressioni.

Il team scientifico del rover Curiosity ha ipotizzato che il cratere Gale un tempo ebbe laghi e ruscelli che persistettero a lungo, divenendo così degli elementi di prova che il cratere, così come il Monte Sharp al suo interno, fossero stati in grado di ospitare qualche forma di vita microbica.

Marte, durante la sua lontana giovinezza, doveva essere un pianeta molto attivo dal punto di vista geologico” afferma Fairén. “Le sue condizioni erano compatibili con la presenza di acqua allo stato liquido sulla sua superficie. Se sulla Terra c’è vita dove c’è acqua, perchè questa relazione non potrebbe aver avuto luogo anche su Marte?”, si chiede lo studioso.

A questo interrogativo potremo avere una risposta con il prossimo rover, il Perseverance, già in viaggio dal 20 luglio scorso, che dovrebbe raggiungere Marte intorno al 18 febbraio 2021.

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