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Ufficio per la protezione planetaria cerca di proteggere gli alieni da noi (e viceversa)

Scritto da Paolo Ferrante il 14.10.2010

CometaNel remake La guerra dei mondi i cattivi alieni invasori vengono sconfitti da banali microbi, che si rivelano più forti di tutti gli eserciti della Terra nel combattere le creature venute dallo spazio e che, quindi, non avevano sviluppato l’immunità ad un banale raffreddore.

Sembra essere una trovata cinematografica nemmeno tanto originale per far funzonare la trama di un film di fantascienza. Ma a volte la realtà è più incredibile della fantasia, se è vero che esiste un VERO ufficio della NASA, con un indirizzo, un responsabile e un budget, dedicato alla protezione dei “corpi” presenti nel nostro sistema solare e che sono esterni all’atmosfera terrestre. Protezione da che? Da tutto ciò che ci portiamo appresso ogni giorno, milioni e milioni di microorganismi, virus e funghi pronti ad attaccare qualunque sistema biologico privo delle adeguate difese.

In ultimo, bisogna sempre pensare che ci troviamo in un ecosistema basato sulla legge della selezione naturale. Anche noi umani, coi nostri antibiotici, dobbiamo piegarci alla dura legge di Darwin, se è vero che in molti ospedali i batteri si stanno rivelando resistenti ai più potenti farmaci. E’ proprio la legge della selezione naturale che permette questo, selezionando tra milioni di batteri candidati quei pochi, pochissimi che resistono al principio attivo grazie ad una piccola differenza dovuta alle mutazioni spontanee del loro codice genetico.

In questa eterna lotta per la sopravvivenza ci sono stati e ci sono tuttora casi di invasioni aliene, ossia di specie originarie di un certo ecosistema che si spostano, per cause naturali o molto più spesso per colpa dell’uomo, in un ecosistema che non era pronto ad accoglierle. Pensiamo ai conigli in Australia che, in mancanza di predatori naturali che equilibrino il loro numero, distruggono tutto ciò che incontrano e mettono in pericolo la sopravvivenza dei canguri. Oppure la zanzara tigre in Italia, alcune piante infestanti nelle Americhe (come Kudzu, un rampicante originario dell’Asia).

In genere, quindi, un essere vivente che si è evoluto in un ecosistema in cui vive in equilibrio, se trapiantato in un nuovo ambiente può creare dei gravi squilibri. Per tornare ai virus e agli anticorpi umani, quando gli spagnoli scoprirono le Americhe portarono gravi malattie come il vaiolo e tutte le malattie esantematiche che hanno letteralmente sterminato gli indigeni, più della spada o della polvere da sparo.

Qualcuno si è posto questo problema ad una scala un po’ più grande, quella del nostro sistema solare e anche più in là. La protezione planetaria è, quindi, la pratica di proteggere i corpi extraterrestri (come pianeti, lune, comete e asteroidi) dalla contaminazione da pate della vita terrestre. Ma non solo, in quanto è possibile anche il contrario, ossia la contaminazione della Terra da parte di possibili forme di vita aliene che potrebbero arrivare sulla Terra da altri corpi del sistema solare. La protezione planetaria, recita il sito ufficiale, è essenziale per molte ragioni: per preservare la nostra capacità di studiare altri mondi così come esistono nelle loro condizioni naturali; per evitare la contaminazione da parte di forme i vita terrestri che potrebbero contaminare e nascondere tracce di vita extraterrestre – se essa esiste; e di assicurare che tutte le precauzioni vengano prese per proteggere la biosfera terrestre, nel caso queste forme di vita dovessero esistere.

Dedicheremo altri articoli di approfondimento a questo interessante tema. Se non volete aspettare, ecco il sito internet dell’uffico della NASA (sito in inglese):

http://planetaryprotection.nasa.gov

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