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Mega eruzione in Alaska e declino della Repubblica Romana

Scritto da Leonardo Debbia il 07.09.2020

Gli antichi storici hanno narrato che, dopo l’uccisione di Giulio Cesare, nel 44 a.C., il sole fu spesso oscurato e su tutto il Mediterraneo piombarono anni gelidi, in cui le temperature medie scesero e il clima freddo produsse raccolti magri, per cui sopravvennero disastrose carestie e malattie; eventi che, sommati alle turbolenze politiche del periodo, probabilmente contribuirono alla caduta della Repubblica a Roma e del Regno Tolemaico in Egitto.

Ci fu chi interpretò questi eventi come una punizione degli déi per l’assassinio del grande Cesare ma, più realisticamente, le ragioni dovevano essere ricercate in una causa naturale.

Che l’origine fosse da ricercarsi in un episodio di forte vulcanismo era un sospetto che alcuni storici avevano già avanzato nel corso degli anni, ma dove e quando si fosse verificata una eruzione tanto catastrofica e tanto estesa nessuno era mai stato in grado di sapere.

Invece, l’evento alla base del drammatico periodo, anche se accaduto molto lontano, oggi è stato individuato nella ingente eruzione del vulcano Okmok, in Alaska, sul lato opposto della Terra; una parte di mondo di cui, all’epoca, non si immaginava nemmeno l’esistenza.

Vista attuale della caldera del vulcano Okmok, in Alaska (foto di repertorio)

Vista attuale della caldera del vulcano Okmok, in Alaska (foto di repertorio)

In un recente studio, pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of National Academy of Sciences (PNAS), un team di ricerca guidato da Joe McConnell, del Desert Research Institute (DRI) di Reno, Nevada, ha analizzato accuratamente la tefra (materiale piroclastico prodotto tipico delle eruzioni) rinvenuta in grande quantità nelle carote di ghiaccio artico, per collegare

l’inspiegabile periodo di clima estremo sul Mediterraneo del 43 a.C. con l’eruzione che aveva portato alla formazione della caldera Okmok in Alaska.

Trovare prove che un vulcano situato dall’altra parte della Terra avesse potuto contribuire con le sue eruzioni alla scomparsa di Romani ed Egiziani, favorendo la nascita dell’Impero Romano è stata una scoperta affascinante”, assicura, entusiasta, McConnell.

La scoperta risale allo scorso anno, allorchè nell’ Ice Core Laboratory del DRI in Nevada, McConnell e il ricercatore svizzero Michael Sigl, del Centro Oeschger per la Ricerca sui cambiamenti climatici presso l’Università di Berna, si imbatterono in uno strato di tefra insolitamente ben conservato in un campione di carotaggi di ghiaccio polare.

Oggi si è provveduto quindi ad esaminare più accuratamente le misurazioni su queste carote di ghiaccio provenienti dalla Groenlandia e dalla Russia, alcune delle quali erano state prelevate negli anni ’90 e conservate nei laboratori degli Stati Uniti, della Danimarca e della Germania.

Confrontando queste misurazioni con le precedenti, gli scienziati sono stati in grado di stabilire due eventi eruttivi distinti, uno di breve durata, risalente al 45 a.C., e uno, molto più importante e di più ampia portata, avvenuto nel 43 a.C.

Questo secondo evento, chiamato Okmok II, secondo i ricercatori, fu una delle più grandi eruzioni degli ultimi 2500 anni, ebbe una durata di oltre due anni e le ceneri rimasero conservate all’interno delle carote di ghiaccio dell’epoca.

Lavorando con colleghi britannici, svizzeri, irlandesi, tedeschi, dell’Alaska e dell’Università di Yale, il team di studiosi è riuscita a raccogliere prove di supporto alla ricerca da tutto il mondo, tra cui testimonianze climatiche basate sugli anelli di accrescimento degli alberi in Scandinavia e da speleotemi (stalattiti e stalagmiti), depositatisi nella grotta di Shihua, nel nord-est della Cina.

Una volta raccolti tutti questi dati, gli studiosi sono giunti alla conclusione che i due anni successivi alla seconda eruzione di Okmok, nell’emisfero settentrionale, sono stati i più freddi degli ultimi 2500 anni e le temperature, per un decennio, dovevano essere state di 7 gradi centigradi al di sotto delle medie stagionali, assieme ad un aumento delle precipitazioni estive pari al 50-120 per cento al di sopra della norma in tutta l’Europa meridionale.

Nel Mediterraneo queste condizioni umide ed estremamente fredde avrebbero sicuramente danneggiato le colture primaverili e i raccolti autunnali, mettendo in ginocchio l’economia essenzialmente agricola dell’intera regione, provocando, di conseguenza, carestia e mancanza di approvvigionamenti che si unirono agli sconvolgimenti politici di quell’epoca”, sostiene l’archeologo classico Andrew Wilson, dell’Università di Oxford. “Questi risultati conferirebbero credibilità alle segnalazioni di freddo, carenza di cibo e malattie descritte da fonti antiche”.

Particolarmente sorprendente fu anche la mancata consueta alluvione del Nilo, al momento dell’eruzione di Okmok, e la carestia e le malattie che ne seguirono, segnalate nelle fonti egizie”, aggiunge lo storico Joe Manning, dell’Università di Yale. “Gli effetti climatici furono un grave schock per società già stressate, in un momento tanto cruciale della loro storia”.

L’attività vulcanica spiega anche alcuni fenomeni atmosferici insoliti che sono stati descritti da antichi storiografi intorno all’assassinio di Cesare e interpretati come segni o presagi: aloni solari, oscuramenti improvvisi del sole, presenza di tre soli che apparivano in cielo (fenomeno fisico legato, in certe condizioni, alla rifrazione della luce solare, noto ora come parelio).

C’è da sottolineare che molte di queste osservazioni hanno avuto luogo ‘prima’ dell’eruzione di Okmok del 43 a.C. e furono probabilmente collegate ad una più modesta eruzione dell’Etna del ’44 a.C.

Anche se gli autori dello studio riconoscono che fu, in buona sostanza, una concomitanza di fattori diversi a contribuire alla caduta della Repubblica Romana e del Regno Tolemaico, tuttavia ritengono che gli effetti climatici dell’eruzione di Okmok II abbiano giocato un ruolo innegabilmente importante e che la loro scoperta contribuisca a far luce su un periodo della storia che aveva lasciato a lungo perplessi sia archeologi che storici antichi.

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