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‘Cavalli di Troia’ del mare: pesci che portano con sé specie aliene invasive

Scritto da Leonardo Debbia il 28.05.2017

L’interrogativo su come alcune specie invasive possano diffondersi tanto rapidamente negli oceani del mondo, espandendosi in maniera autonoma, senza l’aiuto del traffico marittimo, potrebbe essere stato parzialmente risolto da un nuovo studio israelo-americano sul Mar Mediterraneo.

Prendiamo, come esempio, il ‘coniglio del Mar Rosso’. Si tratta di un pesce, il Siganus luridus, tipico abitatore dell’Oceano Indiano e del Mar Rosso, avvistato per la prima volta nel 1955 nel Mediterraneo e che da allora ha incrementato la sua presenza in misura tanto spropositata che da ‘alieno’ sta iniziando a divenire una specie quasi locale.

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Esemplare giovanile di Siganus luridus, (Rodi)

 

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Individuo ripreso a Kas, in Turchia

Il suo passaggio naturale è iniziato, ovviamente, attraverso il canale di Suez. E, altrettanto ovviamente,  non si è trattato di un ‘invasore’ solitario. Piuttosto, di un apripista.

Attraverso lo stesso ingresso sono rifluite, infatti, più di 60 specie di foraminiferi, piccoli animali marini che dal Mar Rosso si sono diffusi gradualmente nel Mare Nostrum.

Una recente ricerca, condotta da Tamar Guy-Haim, della Ricerca Oceanografica e Limnologica Israeliana (IOLR) / GEOMAR, Helmholtz Centre for Ocean Research Kiel, pubblicata su Limnology and Oceanography Letters, rivela che il pesce-coniglio ha portato con sé altre specie.

Sebbene siano erbivori, anzi, nella fattispecie, mangiatori di piante, i ‘conigli’, durante la loro alimentazione nei luoghi di origine, hanno asportato dal fondale marino, sia pure in maniera del tutto accidentale, anche i foraminiferi che vivevano sul fondo.

Dopo essersi cibati e aver nuotato su lunghe distanze, giunti nel Mediterraneo, questi pesci, si  sono liberati delle loro feci e, con esse, degli animali sopravvissuti al lungo viaggio grazie all’ospitalità del sistema digestivo dei pesci ospiti.

Quindi, stiamo parlando di piante e animali migrati a mezzo di altri animali?

Finora, un fenomeno del genere era conosciuto nei fiumi e nei laghi, ma non in ambiente marino.

Il nuovo studio è il primo a documentare la diffusione su lunghe distanze di specie aliene per mezzo di altri pesci. Oltre ai foraminiferi, vengono citati infatti altri animali vivi, quali lumache di mare, vongole e vermi.

Gli esemplari rinvenuti nei musei hanno confermato che i ‘conigli’ hanno ingerito e trasportato specie per decenni.

Ricordando il mito del cavallo di Troia, è facile fare il paragone con questi ‘conigli’ e i microrganismi trasportati.

Mentre gli organismi marini rimasti nell’acqua di zavorra o attaccati alle carene delle navi spiega l’invasione di molte specie in ambienti diversi dai consueti, si ritiene piuttosto raro che altrettanto avvenga per i foraminiferi o altri microrganismi, di norma non fluttuanti nella massa d’acqua, nè attaccati agli scafi.

Questa considerazione offre una spiegazione all’interrogativo posto in apertura su come tanti foraminiferi abbiano potuto lasciare il Mar Rosso per il Mediterraneo.

Le bioinvasioni, le espansioni delle specie in regioni che non sono le loro, minacciano la biodiversità e anche, al limite, la vita umana un po’ovunque nel mondo.

Nel Mediterraneo, una specie invasiva di foraminiferi del Mar Rosso sta rivestendo attualmente le scogliere rocciose con migliaia di individui, che entrano in competizione con le specie native, cambiando radicalmente la biodiversità originaria del fondo marino.

C’è inoltre da tenere conto che l’innalzamento delle temperature marine stanno aiutando i pesci alieni e molte altre specie esotiche a colonizzare il Mediterraneo.

Ad alimentare questo trend, i nuovi canali di Suez e di Panama, costruiti per incrementare il traffico navale, porteranno ancora a nuove invasioni, tra cui nuovi pesci alieni che possono portare con sé, come hanno fatto i pesci-coniglio, altre nuove specie di organismi.

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