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Il fiume Nilo mantiene il suo corso immutato da ben 30 milioni di anni

Scritto da Leonardo Debbia il 25.12.2019

Gli antichi Egizi consideravano il Nilo ‘fonte di vita’; e come non poter concordare con loro, quando si pensi all’enorme serbatoio di risorse rappresentato dal ‘grande fiume’, sulla cui presenza il paese fondò la sua economia, raggiungendo millenni fa le vette della civiltà più affascinante del mondo antico?

Il costante percorso verso nord del fiume ha alimentato le fertili vallate dell’Africa nord-orientale per milioni di anni e, nel far questo, ha plasmato anche il corso della civiltà umana.

Il percorso immutabile del Nilo, tuttavia, è sempre stato un mistero geologico, dal momento che, in barba ai fiumi più longevi che, di solito, non conservano andamento e morfologia, ma si spostano nel tempo, cambiando anche svariate volte il loro percorso, segue l’antico tracciato da millenni.

I ricercatori dell’Università del Texas, ad Austin, hanno forse risolto il mistero, mettendo in relazione il corso del grande fiume con i movimenti convettivi della roccia fusa che si svolgono nelle profondità del mantello terrestre, qualche migliaio di chilometri sotto il bacino fluviale di superficie.

Nel corso della loro indagine, gli studiosi hanno anche scoperto che il fiume è in realtà molto più vecchio di quanto si sia mai supposto fino ad oggi, concludendo che l’età del Nilo si aggira su circa 30 milioni di anni; sei volte in più di quanto si credeva in precedenza.

La ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Geoscience, ha evidenziato che, se non fosse stato per i movimenti del magma nel mantello a mantenere la rotta del fiume, il Nilo si sarebbe spostato, lentamente ma inesorabilmente, verso ovest molto tempo addietro, cambiando, con tutta probabilità, oltre il suo corso, anche il corso della storia.

“E’ lecito porsi alcune domande fondamentali sul Nilo, quali ‘quando ha avuto origine?’ e ‘perchè è esistito per così lungo tempo?’, dichiara Claudio Faccenna, docente presso il Dipartimento di Scienze geologiche dell’Università di Roma Tre.

Il lungo dibattito sull’età del fiume sembra ora risolto, quando si pensi che il lento movimento delle correnti convettive all’interno del mantello profondo è una delle forze chiave che ha modellato il paesaggio e i processi geologici sulla superficie terrestre.

Il mantello terrestre è composto da magma che scorre fluido per periodi di tempo lunghissimi e, come le correnti in un oceano, attraversa diverse aree con diversi schemi di circolazione.

Il team internazionale di ricercatori, provenienti da vari Istituti, quali l’Università del Quebec e della Florida, Milano-Bicocca, Roma Tre, il Geological Survey di Israele e la Hebrew University di Gerusalemme, ha collegato la natura inclinata della topografia del Nilo a quella sorta di nastro trasportatore di roccia fusa del mantello che si solleva verso l’alto contro le Highlands etiopiche a sud e che abbassa il suo profilo in superficie a nord. Dall’inizio alla fine, la leggera pendenza mantiene il Nilo su una rotta costante verso Nord.

La ricerca ha tracciato la storia geologica del Nilo studiando l’antica roccia vulcanica delle Highlands etiopi e correlandola con gli enormi depositi fluviali sepolti sotto il Delta.

Questo è stato interpretato come il risultato di un innalzamento delle Highlands etiopi durato milioni di anni, supportato da un afflusso continuo di roccia fusa proveniente dalla parte superiore del mantello verso la superficie.

“Sappiamo che l’elevata topografia etiope si è formata circa 30 milioni di anni fa”, afferma Thorsten Becker, ricercatore della Jackson School of Geosciences di Austin, Texas.

Finora, però, non era ancora chiaro come questa topografia potesse essersi mantenuta per così tanto tempo.

Il team ha riprodotto l’ipotetico modello in laboratorio, utilizzando simulazioni al computer e condensando così in poco tempo 40 milioni di anni di attività tettonica delle placche interessate.

Il modello ha mostrato il flusso ascendente di materiale caldo (un pennacchio o hot spot) che si è manifestato in emissioni di lava in grande quantità, dando origine alla formazione delle Highlands etiopi e attivando una sorta di ‘nastro trasportatore‘, una corrente magmatica nel mantello, attiva ancora oggi.

La simulazione ha riprodotto i cambiamenti della morfologia esterna quasi esattamente come gli scienziati si aspettavano, inclusi ‘piccoli‘ dettagli come le ‘rapide di acque bianche’ presenti lungo il Nilo.

Il team di studiosi si è detto entusiasta dei risultati ottenuti, tanto che ora si pensa di applicare la stessa modellazione ricostruttiva ad altri grandi fiumi, come lo Yangtze e il Congo.

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