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Ambiente: il pensiero della morte aiuta le scelte in favore del futuro

Scritto da Federica di Leonardo il 27.06.2012

Il problema della conservazione dell’ambiente, dello sfruttamento delle risorse e della sovrappopolazione secondo molti non si risolverà, (se si risolverà) solo con una trovata intelligente. E’ ormai chiaro a molti, ed è questa la grande difficoltà, che sarebbe necessario un ridimensionamento, una limitazione, nei nostri consumi e più in generale nelle nostre possibilità. Si tratta quindi di rinunciare a qualcosa nella nostra vita per preservare quella di coloro che verranno. In psicologia questo si chiama “dilemma intergenerazionale”.

Una ricerca pubblicata su Psychological Science di Kimberly Wade-Benzoni, della Duke University Fuqua School of Business e i suoi colleghi, ha dimostrato che gli esseri umani sono più disposti ad una rinuncia oggi per l’eredità del mondo di domani, anche senza incentivi e vantaggi immediati, quando coltivano il pensiero della morte.

Secondo i ricercatori quando si pone un “dilemma intergenerazionale”, cioè quando bisogna prendere una decisione a scapito dell’oggi per il domani, il problema non è soltanto di vantaggio, ma anche sociale: cioè si pone un gap sociale fra ciò che è oggi e ciò che sarà un domani. In breve, oggi noi non abbiamo niente che ci colleghi a ciò che sarà in futuro.

I ricercatori hanno quindi ipotizzato che il pensiero della propria morte porta con sè il desiderio di lasciare un’eredità, una “motivazione all’eredità”.
Secondo i ricercaotri con questa motivazione il problema sociale si dileguerebbe perchè l’eredità è qualcosa che si tramanda nel tempo superando gli ostacoli sociali.
Per testare questa ipotesi i ricercatori hanno fatto diversi esperimenti.

Nel primo esperimento le persone partecipavano ad una lotteria in cui erano in palio 1000 dollari. Ad un gruppo è stato chiesto di leggere un articolo su un incidente aereo mortale e un altro gruppo ha invece letto un articolo neutro.

Poi ai partecipanti è stato chiesto come avrebbero utlizzato il denaro se avessero vinto: una parte ha indicato opzioni che rguardavano il presente e una parte opzioni che riguardavano il futuro.
I partecipanti che avevano letto l’articolo riguardante l’incidente aereo avevano scelto per la maggior parte di finanziare progetti futuri.

“La creazione di una eredità positiva offre alle persone uno strumento di immortalità simbolica”, afferma Wade-Benzoni. “Questo beneficio psico-sociale è abbastanza potente da superare le tendenze umane di base che sottovalutano il valore dei benefici che saranno goduti da altri in futuro”.

Wade-Benzoni e i suoi colleghi hanno voluto indagare di più sui fattori specifici che determinano la relazione tra mortalità e motivazione all’eredità, così hanno deciso di condurre un secondo esperimento in cui hanno creato un ipotetico scenario nel settore dell’energia e dell’ambiente.

Ai partecipanti è stato chiesto di mettersi nel ruolo di decisore per una grande azienda energetica che scopre una nuova fonte di energia, poco costosa. Ad ogni partecipante è stato poi chiesto di donare una parte dell’energia a terzi: ad un’altra associazione che ne avrebbe tratto beneficio immediato, ad un gruppo che avrebbe potuto beneficiarne in futuro, oppure alla propria organizzazione, ma in futuro.

Ai partecipanti era stato detto che tutti gli altri beneficiari avrebbero fatto un uso migliore della nuova energia, rispetto alla propria azienda nel presente.

Come nel primo esperimento ad alcuni partecipanti è stato chiesto di leggere un articolo che parlasse di morte. E come previsto coloro che avevano letto un articolo che veicolava pensieri di morte erano più propensi a lasciare un’eredità a beneficiari futuri e hanno dichiarato di sentirsi così più connessi con i propri eredi.

“Agire per conto delle generazioni future può paradossalmente rappresentare una forma drammatica del proprio interesse, uno sforzo verso l’immortalità”, spiega Wade-Benzoni. “Credere che abbiamo fatto qualcosa per un gruppo, un’organizzazione, un campo professionale, o perchè il mondo sia un posto migliore dà un senso alla nostra vita e attenua la minaccia della mancanza di senso posta dalla morte”.

Dunque secondo i ricercatori la chiave per attuare efficaci politiche ambientali potrebbe essere quella di ricordare ai cittadini che le loro scelte di tuti i giorni pongono un’alternativa fra il benessere di oggi e quello di domani ricordando loro, sottilmente, che nessuno di noi vivrà in eterno. Ma quale eredità lasceremo?

Il capo indiano Seattle nel 1854 rispondeva al Presidente degli Stati Uniti che si apprestava a distruggere il suo popolo e il suo territorio con una lunga lettera, oggi notissima, in cui era lo stesso pensiero della morte ad essere l’eredità da preservare. E in un passo diceva così: “Potreste insegnare ai vostri bambini che la terra sotto i loro piedi è la cenere dei nostri nonni, affinchè loro rispettino la terra, dite ai vostri bambini che la terra è ricca delle vite dei nostri amici“.

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