Gaianews

Drone journalism: i droni al servizio dell’informazione, problemi e vantaggi

Scritto da Giuseppe Mirabella il 24.06.2013

Un nuovo e controverso fenomeno mediatico è stato affrontato in una recente ricerca della “University of Texas at Arlington”: il “drone journalism”.

Lo studio ha rivelato che i celebri droni, i veicoli aerei senza pilota utilizzati in Afghanistan e Pakistan dall’esercito americano, sono stati utilizzati per scopi giornalistici senza l’autorizzazione dei soggetti coinvolti nei reportage.

drone

D’altra parte gli studiosi ne hanno sottolineato le implicazioni positive nell’ambito del citizen journalism, ovvero l’attività giornalistica non professionale che prevede il coinvolgimento attivo dei lettori attraverso l’utilizzo dei nuovi media.

La ricerca ha preso in considerazione l’uso dei droni in contesti cosiddetti “anti-autoritari”.
In molti casi i cittadini, armati di droni “home-made”, hanno raccontato storie “alternative” a quelle dei telegiornali “mainstream”.

A Dallas recentemente, un appassionato di droni “fatti in casa”, testando la fotocamera del proprio aereo telecomandato, ha scoperto nell’affluente di un fiume adiacente la sua abitazione uno strano flusso rosso, apparentemente sangue.

Messe in allerta le autorità ambientali si è scoperto dopo pochi mesi che la Columbia Packing Company – azienda operante nel settore carni – sversava sangue di maiale nel torrente.
Nel caso specifico, già da tempo gli abitanti del posto si lamentavano dei materiali tossici riversati nel fiume, ma soltanto le foto del drone hanno permesso l’avvio delle indagini.

“I droni” sostiene Tremayne, autore dello studio “potrebbero sostituire il noleggio degli elicotteri nell’ambito del giornalismo classico e del ‘citizen journalism’ risultando più economici e minimizzando del tutto i rischi legati alla sicurezza dei piloti”.

Il team di ricercati ritiene che la Federal Aviation Administration – FAA – dovrebbe attrezzarsi al più presto per riscrivere le regole entro le quali è consentito l’uso dei modernissimi mezzi di spionaggio e controllo.

Andew Clark, co-autore dello studio, ha dichiarato: “Le implicazioni a livello legale sono molteplici, e ancor più rilevanti sono quelle etiche”: lesione della privacy, violazione di domicilio, sono solo alcuni dei potenziali reati sui quali è bene che gli organi legislativi e le autorità accademiche si confrontino.

Il drone journalism ha suscitato un ampio dibattito anche in Europa. Durante una serie di incontri della Global Editors Network, che hanno avuto luogo il 19 Giugno a Parigi, sono stati sottolineati alcuni elementi critici: primo fra tutti, la protezione dei dati raccolti durante l’attività documentaristica dei droni; in secondo luogo, la distanza da mantenere dalle persone: questo potrebbe significare, l’impossibilità di filmare “tutti” gli avvenimenti; in terzo luogo, il divieto di filmare luoghi che godono del diritto alla privacy, come le abitazioni private appunto.

Un altro problema è rappresentato dalla sicurezza dei giornalisti: nelle zone di conflitto per esempio, il segnale radio emesso dai droni potrebbe facilmente rendere nota la posizione del pilota.

Anche la percezione di essere spiati da parte dei lettori, potrebbe screditare il lavoro dei giornalisti, per non parlare dei problemi tecnici legati al malfunzionamento dei moderni 007.

L’utilizzo dei droni implica la conoscenza della legislazione aeronautica.“Tutto ciò che va in aria è infatti regolamentato dalle norme del trasposto aereo” ha affermato Robert Picard, direttore delle ricerche al “Oxford University’s Reuters Institute”.

Conoscere le regole è di fondamentale importanza: “Cosa succederebbe, per esempio, se un drone atterrasse sulla pista di un aeroporto?” E’ evidente che è necessario un grande sforzo in termini di formazione.

Un altro problema è rappresentato dalla diversità delle normativa tra Paese e Paese. Per questa ragione si è voluto sottolineare la necessità di ottenere linee guida omogenee sul territorio europeo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA