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15 militari italiani in Siria come osservatori

Scritto da Chiara Pane il 09.05.2012

SiriaIl Consiglio dei ministri, guidato da Mario Monti, ha votato ieri una mozione per l’invio di 15 militari italiani in Siria. I militari svolgeranno il compito di osservatori e saranno dunque disarmati.

La decisione del Governo italiano rientra nell’ambito delle risoluzioni 2042 e 2043 votate quest’anno dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, per porre fine alla disastrosa “crisi” siriana. Nella risoluzione 2043 si legge: “Condannando le dilaganti violazioni dei diritti umani per opera delle autorità siriane e gli abusi sulla popolazione perpetrati da gruppi armati” il Consiglio ha deciso di stabilire per un periodo iniziale di novanta giorni una Missione di Supervisione delle Nazioni Unite in Siria (UNSMIS) sotto il comando di un Capo degli osservatori militari, con un dispiegamento iniziale di trecento osservatori militari disarmati e di un’adeguata componente civile come richiesto dalla Missione per consentirle di adempiere al proprio mandato”.

Come si legge nel comunicato del governo, “la missione interesserà fino ad un massimo di diciassette militari.” I nostri militari dovranno però essere disarmati, perché così prevede il punto 5 della risoluzione 2043. Quest’ultima precisa anche il mandato della Missione UNSMIS, cioè il monitoraggio della cessazione della violenza armata in tutte le sue forme e della piena attuazione della proposta in sei punti dell’inviato speciale Kofi Annan.

A tal proposito, Annan ha annunciato, ieri, di avere ricevuto assicurazione che i 300 osservatori previsti dalla missione saranno inviati sul territorio siriano entro la fine del mese di maggio. La speranza di Annan è che la presenza di questi osservatori possa davvero “fare la differenza” e avere un impatto decisivo sulla fine delle violenze.

In occasione della riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l’ex segretario generale, ha ribadito che la situazione è davvero tragica e che il piano di pace é l’ultima chance per evitare che la Siria precipiti nella guerra civile. Dalla connessione in video conferenza, Annan, ha inoltre sottolineato che il suo piano non è un impegno a “tempo indefinito”.

Fra i 300 osservatori previsti dalla risoluzione ONU, ci saranno anche 15 o 17 militari italiani. I primi cinque atterreranno in Siria già la prossima settimana. Fra i loro compiti ci sono non solo il controllo dell’attuazione del piano di pace, ma soprattutto l’assistenza umanitaria ad una popolazione stremata da più di un anno di proteste e massacri.

La “missione”è stata annunciata dal presidente del Consiglio Mario Monti nel corso di una conferenza stampa congiunta con il premier turco Recep Tayyip Erdogan, al termine del vertice intergovernativo italo-turco. Il premier italiano, mettendo l’accento sulle sanzioni politiche ed economiche, ha sottolineato la necessità di uno sforzo coordinato della comunità internazionale.

Nel frattempo le vittime siriane continuano ad aumentare. Il Centro di documentazione delle violazioni in Siria, che fornisce un bilancio aggiornato e dettagliato della repressione e delle violenze, ha contato solo nella mattina di ieri 6 morti e 24 nel giorno delle elezioni. Annan ha fatto presente che, nonostante la presenza degli osservatori delle Nazioni Unite abbia prodotto un miglioramento, almeno per quanto riguarda gli attacchi diretti, il regime siriano continua a fare pressione sulla popolazione e le torture e gli arresti arbitrari non sono affatto cessati.

 

 

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