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In Siria continuano i bombardamenti sui ribelli

Scritto da Chiara Pane il 17.02.2012
Bashar Al Assad

Photo: Bertil Videt, gennaio 2006. Fonte Wikipedia

Mentre la comunità internazionale si affanna per cercare una soluzione, in Siria continuano i bombardamenti.

A detta di alcuni membri della commissione generale della rivoluzione siriana, quello di venerdì è stato il bombardamento più violento degli ultimi 15 giorni. Hadi Abdallah, membro di tale commissione ha affermato che venivano sparati circa “4 razzi al minuto”. Il numero delle vittime non è stato ancora reso noto. Ma già il giorno prima il bilancio dei morti era catastrofico. 40 morti nel corso di una sola giornata! Lo hanno riferito i Comitati di coordinamento locale degli attivisti anti-regime, fornendo anche una lista dettagliata delle vittime.

La guerra è ancora in corso. Le forze rimaste fedeli al presidente Assad non allentano attacchi e bombardamenti. Dunque le pressioni internazionali non hanno peso?
Giovedì in tarda serata (ora italiana), l’Assemblea delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che condanna la repressione messa in atto dal regime di Bashar al Assad. I voti a favore sono stati 138, 17 gli astenuti e 12 i contrari. Questi ultimi sono capeggiati dai voti di Cina e Russia che già per due volte hanno bloccato le decisioni del Consiglio di Sicurezza grazie al loro potere di veto. Voto negativo anche da parte di Nord Corea, Iran, Venezuela, Cuba e, naturalmente, Siria. Il testo era stato preparato dall’Arabia Saudita e presentato in assemblea dall’Egitto in rappresentanza dei Paesi arabi e di altri 70 favorevoli. La risoluzione non ha potere vincolante, ma prova ad aumentare la pressione politica contro il regime siriano.

Il governo di Mosca, tramite il suo ambasciatore Vitalij Churkin ha commentato il voto negativo affermando che prima di ogni azione è necessario un “cessate il fuoco” da entrambe le parti. Churkin ha inoltre aggiunto: “La Russia continuerà con il suo sforzo per aiutare la Siria ad uscire dalla crisi in cooperazione con tutti quelli che hanno a cuore gli interessi del popolo siriano, la pace e la sicurezza della regione”.

Accanto alle decisioni istituzionali, ci sono però anche gli incontri informali. Il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé, si è recato a Vienna per confrontarsi con il collega russo, Sergeij Lavrov, nel tentativo di trovare un punto d’incontro per una risoluzione Onu in seno al Consiglio di Sicurezza. La Francia vorrebbe far approvare una nuova bozza che preveda “corridoi umanitari” per soccorrere la popolazione siriana.

L’ostacolo più difficile da superare resta però la Cina, che continua a difendere il regime siriano dalle accuse internazionali. Il colosso asiatico si è detto più volte assolutamente contrario ad un eventuale intervento armato, ma sembra essere contro anche un eventuale cambio di regime. Proprio in questi giorni il governo cinese ha inviato il viceministro degli esteri Zhai Jun in Siria per alcuni colloqui.

Intanto anche il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha lanciato un appello alle autorità siriane affinché interrompano la strage dei civili. Senza mezzi termini ha parlato di “crimini contro l’umanità”.

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