In Pakistan l’anno nuovo inizia violentemente con l’uccisione di sette operatori sanitari, sei donne e un uomo, che lavoravano presso una scuola di una ONG locale che offre corsi di educazione alla salute.
Le vittime, tutte pakistane, erano da poco uscite dalla scuola dove lavoravano come insegnanti, quando due uomini a bordo di una moto hanno affiancato il pulmino che doveva riportarli a casa e li hanno uccisi con colpi di armi da fuoco. L’agguato è avvenuto nella città di Swabi, a circa 75 chilometri dalla capitale Islamabad e non è ancora stato rivendicato. I rimandi alle uccisioni avvenute il mese scorso contro gli operatori sanitari impegnati nella campana di vaccinazione antipolio sono però evidenti. Così come sono simili i risultati di queste uccisioni, che spaventano la popolazione e intimidiscono un governo già debole.
Lo scorso dicembre, il governo ha sospeso la campagna sanitaria, a causa degli attacchi violenti contro gli operatori sanitari che somministravano i vaccini ai bambini. Oggi l’ONG a cui appartenevano le sette vittime, Ujala, ha deciso di sospendere le proprie attività fino a quando non saranno migliorate le condizioni di sicurezza. Il risultato è che il tasso di alfabetizzazione complessivo è del 54,9% e la percentuale è di gran lunga più bassa se ci si riferisce solo alla popolazione femminile. I dati presentati da CIA World Factbook mostrano che nel 2005 solo il 36% delle donne pakistane sopra i 15 anni era in grado di leggere e scrivere.
Emblema della lotta per l’istruzione femminile è la piccola grande Malala Yousufzai, colpita alla testa da estremisti che la considerano una minaccia per il paese, per aver difeso il diritto allo studio delle ragazze nel suo paese. La giovanissima, solo 14 anni, ha mostrato tutto il suo coraggio ribellandosi ai talebani e curando un blog BBC sul quale ha denunciato l’occupazione militare del distretto dello Swat, dove viveva assieme alla famiglia, e dove il diritto all’istruzione delle donne è stato bandito con un editto.
La situazione si presenta assai drammatica, in un paese che non riesce a proteggere la propria popolazione e che deve sottostare alle violenze di gruppi armati che vogliono imporre le loro leggi e che eliminano chiunque cerchi di contrastarli. L’uccisione dei sette insegnanti non è un caso isolato, come ha ricordato Rooh ul-Amin, direttore dell’alleanza locale delle ONG, che ha precisato: “Negli ultimi mesi scuole e ONG sono stati i bersagli di attacchi”. Inoltre gli autori delle stragi restano per lo più nascosti e impuniti.