All’arme Onu, la carestia colpisce anche le zone meridionali del Corno d’Africa. Senza una risposta adeguata alla crisi umanitaria 750 mila persone moriranno.
I dati del nuovo rapporto del centro di analisi per la sicurezza alimentare Onu (Fsnau), non sono per nulla rassicuranti: alle zone già colpite dalla grave carestia, Medio e Basso Shabelle, Bakool, i campi di sfollati di Afgoye e Mogadiscio, si aggiunge la regione meridionale di Bay. Tale zona, controllata dagli Shabaab – Movimento di Resistenza Popolare nella Terra delle Due Migrazioni (MRP) – gruppo integralista affiliato ad al-Qaeda, sarebbe dunque la sesta ad entrare nel vortice della morte. Qui gli aiuti internazionali, già insufficienti, faticano ad arrivare proprio a causa dell’opposizione degli integralisti legati ad al Qaida. Secondo le agenzie umanitarie, infatti, ad impedire che i generi di prima necessità arrivino a chi ne ha più bisogno sarebbero proprio i militanti Shabaab. Unni Karunakara, il medico a capo della spedizione di Medici Senza Frontiere (MSF), ha riferito alla Bbc che ad oggi gli aiuti internazionale non riescono a raggiungere le zone meridionali e centrali della Somalia. Il cibo e l’acqua si fermano nei porti, come spiega il medico. Dunque la popolazione che vive nel sud è costretta ad emigrare e a rifugiarsi nei campi profughi allestiti nelle nazioni confinanti, prima fra tutte in Kenya. Ma anche qui la situazione è pessima e si rischia il collasso a causa del sovraffollamento. La catastrofe umanitaria del Corno d’Africa dunque continua ad allargarsi. Secondo le stime dell’Onu, senza una risposta adeguata, nei prossimi quattro mesi più di 750mila persone potrebbero morire.
Il gruppo Shabaab accusa l’occidente di esagerare la portata della crisi per scopi politici, ma i dati Onu sono più che allarmanti. Il consulente tecnico delle Nazioni Unite, Grainne Moloney, ha detto che la situazione nella zona di Bay è la peggiore rispetto a tutte le altre aree: “Il tasso di malnutrizione tra i bambini nella regione di Bay è del 58%. Si tratta di un tasso record di malnutrizione acuta”. É il doppio del livello in base al quale l’Onu dichiara la carestia. Inoltre l’agenzia delle Nazioni Unite per la Sicurezza Alimentare e la Nutrizione in Somalia, riferisce che oggi più della metà dell’intera popolazione sta soffrendo la fame e la sete. Sarebbero 4milioni le persone colpite dalla gravissima carestia.
Anche nelle regioni confinanti, come il Gibuti, l’Eritrea, l’Etiopia, il Kenya e l’Uganda, da molti mesi non piove e la siccità si sta facendo sentire, ma 20 anni di guerre e la mancanza di un governo centrale fanno si che la Somalia sia drammaticamente più in crisi di tutti gli altri. La guerra civile, che vede contrapposti diversi gruppi tribali, data 1991, anno in cui il dittatore Mohammed Siad Barre venne costretto a lasciare il potere. I numerosi tentativi di riconciliazione sfociarono, nel 2004, nella creazione del primo governo transitorio internazionale. In sette anni, però, il governo di transizione somalo, istituito dalla comunità internazionale, non è stato capace di risollevare le sorti della Somalia. Difatti, facendo un bilancio della situazione, si nota che il governo di transizione governa solo Mogadiscio, la capitale, mentre il resto della Somalia è sotto il controllo degli al Shabaab. É da sottolineare inoltre che senza la presenza dei caschi verdi dell’Amisom, la missione di pace dell’Unione Africana e dell’Onu, e senza i finanziamenti degli Stati Uniti, dell’Europa e di Israele, il governo somalo sarebbe già caduto da parecchi anni. Di fronte a questi dati, martedì 6 è stata firmata a Mogadiscio, sotto l’egida delle Nazioni Unite, una “road map” per uscire dall’impasse politica. I firmatari dell’accordo sono il presidente somalo, Sharif Sheick Ahmed, i responsabili della regione semi-autonoma del Puntland e la milizia filo-governativa Ahlu Sunna wal Jamaa. L’obiettivo della road map è quello di migliorare la sicurezza dello Stato e di attuare entro il prossimo anno riforme politico – istituzionali, partendo dalla creazione di una nuova costituzione, seguita dalle elezioni. Il presidente somalo ha così commentato l’accordo: “Siamo seriamente impegnati ad applicare questa road map”. Un patto importante, ma da valutare con estrema cautela, come sottolinea anche Giorgio Bertin, amministratore apostolico di Mogadiscio: “Dopo la firma di un nuovo accordo tra le parti somale dico sempre bene, con prudenza e con speranza. Questo perché ci sono già stati almeno 15 accordi che sono poi rimasti lettera morta, quindi qualche dubbio sorge spontaneo”.
Degno di nota risulta, inoltre, l’improvviso attacco ad un elicottero della Marina Militare italiana che sorvolava le acque somale. Ieri mattina il veicolo stava perlustrando l’area per individuare movimenti di battelli sospetti ed eventuali azioni di pirateria, quando intorno alle 6:30 è stato colpito da una raffica di colpi di armi da fuoco provenienti da terra, che hanno causato perdite di carburante. Fortunatamente non ci sono stati feriti. L’elicottero è rientrato a bordo della nave Doria per le verifiche tecniche.