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Tunisia celebra un anno dall’inizio delle proteste

Scritto da Chiara Pane il 17.12.2011
Manoubia Bouazizi, il ragazzo tunisino  che si è tolto la vita in segno di protesta contro il regime tunisino

Manoubia Bouazizi, il ragazzo tunisino che si è tolto la vita in segno di protesta contro il regime tunisino

Tunisia, oggi si celebra l’anniversario del sacrificio estremo di Mohamed Bouazizi, il giovane venditore ambulante, che il 17 dicembre dello scorso anno a Sidi Bouzid si diede fuoco davanti all’edificio del governo. Il gesto estremo del giovane tunisino rappresentò la scintilla che fece scoppiare la rivoluzione tunisina, che contaggiò tutta l’area nord africana fino a spingersi in Medio Oriente.

Mohamed Bouazizi aveva 26 anni ed era un umile carrettiere di frutta e verdura. Orfano di padre, con la sua attività cercava di mantere la numerosa famiglia. Era il fratello maggiore e sentiva su di se la responsabilità della madre e delle sorelle. Lavorava duramente ogni giorno, ma nel suo cuore si covavano i sentimenti di frustazione e angoscia non solo per la povertà, ma soprattutto per l’assenza di libertà. Non aveva una licenza e doveva dunque sottostare ai sopprusi delle forze dell’ordine che lo obbligavano a cedergli delle “mazzette”, se si fosse rifiutato gli avrebbero sottratto la merce. Come di consueto, anche il 17 dicembre, Mohamed Bouazizi fu fermato dalla polizia, ma quel giorno decise di ribellarsi e si rifiutò di pagare. Di conseguenza gli agenti gli sequestrarono il carretto.
La disperazione arrivò al culmine e spinse il giovane tunisino a compiere l’atto estremo, che lo trasformò nel simbolo della primavera araba. Non sappiamo cosa passò nella mente di Bouazizi quando davanti al governo si cosparse il corpo di alcool dandosi fuoco, ma ciò che ne susseguì fu lo scoppio di una rivolta nazionale che costrinse l’ex presidente Ben Ali a scappare e a riuggiarsi in Arabia Saudita.

La rivolta del popolo tunisino servì da esempio per i popoli vicini, oppressi da duri regimi dittatoriali. Dopo Ben Ali, anche l’ex presidente egiziano Hosni Mubarak fu costretto a lasciare il potere e successivamente, a seguito di una lunga guerra civile lo spietato Mu’ammar Gheddafi fu catturato e ucciso.

Il suicidio del giovane tunisino che diede il via alla rivolta dei gelsomini, fu acclamato come un sacrificio d’onore anche dai religiosi islamici tunisini, ai quali sotto il regime di Ben Ali era negato di esprimere appieno la propria religiosità. Alcuni religiosi intervistati dai rai news24 hanno affermato: “farsi crescere la barba o indossare il velo integrale erano atteggiamenti mal visti. Capitava spesso di essere portati in questura e dover spiegare perchè si sceglieva di adottare quei comportamenti. Le moschee erano aperte solo in occasione delle 5 preghiere quotidiane e gli Imam, le guide spirituali, erano nominati dal governo stesso.”

Oggi però il volto della Tunisia sta cambiando e il popolo vuole partecipare al rinnovamento. Prova ne è stata la massiccia partecipazione alle elezioni di ottobre vinte dal partito islamico En-Nahda. Probabilmente questa vittoria è stata favorita dalla condotta restrittiva dell’ex governo tunisino nei confronti delle pratiche religiose. Il nuovo partito di maggioranza si è detto moderato e propenso ad un reale cambiamento.

Le nuove generazioni, che hanno combattuto in prima fila contro i governi corrotti auspicano una nuova era in cui le parole d’ordine sono libertà e benessere, ma la strada sembra lunga e inerpicata. La povertà e la disoccupazione sono ancora troppo presenti, ma per le strade tunisine soffia un vento di mutamento.

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