
Sciopero in Sicilia. Crediti: Chiara Pane
Sembra essersi finalmente concluso lo sciopero degli autotrasportatori che ha messo in ginocchio la Sicilia e il suo popolo.
La protesta iniziata lunedì 16 gennaio si è prolungata fino a sabato 21 producendo una catena di effetti nefasti per gli isolani. Le conseguenze assai negative per un’economia già provata dalla crisi internazionale e da quella interna che questo blocco ha provocato sono indicibili.
Gli scaffali dei supermercati si sono svuotati quasi subito, mentre il cibo si deperiva dentro i tir fermi ai blocchi. Per una settimana i distributori di benzina sono stati chiusi perchè rimasti a secco di carburante. Durante i primi due giorni di sciopero le file ai distributori erano talmente lunghe da scoraggiare chiunque, ma i lavoratori non avevano altra scelta che aspettare 2 o 3 ore e sperare di riuscire a fare il pieno prima che anche in quel’ultimo distributore la benzina finissse. Perchè in Sicilia se devi andare a lavoro hai bisogno della tua auto perchè il servizio pubblico è carente.
I professori universitari sono stati costretti a rimandare gli esami per non penalizzare gli studenti rimasti a secco di benzina. Alcune manifestazioni sportive sono state posticipate. I ristoranti vuoti anche di sabato sera.
La notizia di un ulteriore sciopero dei benzinai, indetto questa volta a livello nazionale, ha ancor più complicato la situazione. Sin dalle prime ore del mattino, nei pressi dei grandi distributori di carburante della città di Catania si sono create km di file di automobili in attesa dell’arrivo delle autobotti. I centri commerciali solitamente affollatti nel fine settimana sono praticamente deserti. I commercianti sono furiosi perchè chiudere in negativo anche la domenica vuol dire non riuscire a pagare neanche l’affitto del mese.
I disagi volutamente creati dagli autotrasportatori che hanno indetto lo sciopero, hanno costretto il popolo siciliano al rifiuto netto dell’iniziativa, appoggiata soltanto dal cosidetto Movimento dei Forconi. Pur essendo nobili le cause che hanno spinto lo sciopero, i modi e la conduzione della protesta sono state rigettate in pieno dalla maggioranza dei siciliani.

Sciopero in Sicilia. Crediti: Chiara Pane
A riprova del fallimento della protesta c’è la mancata visibilità. Difatti i media nazionali hanno iniziato a parlare dello sciopero solo a partire da giovedì sera, quando il blocco era attivo già da 4 giorni. Per non considerare che le richieste andrebbero fatte direttamente agli organi di governo e se l’idea è quella di creare disagi, che li arrecassero a loro e non ad un popolo già provato che sta lottando per non affondare. Mi sembra ridicolo iniziare a parlare di una possibile protesta a Roma dopo aver occupato per una settimana la propria isola e danneggiato la sua economia.
A margine di un convegno a Palermo arriva il commento di Gianni Pittella, vicepresidente vicario del Parlamento europeo: “Quello che sta accadendo in Sicilia non può essere sottovaloutato, è giusto distinguere le esigenze poste da operatori economici e cittadini che richiedono risposte, dalle forme di protesta violente che bloccano le città, fiaccano la già debilitata economia e procurano danni insopportabili alle famiglie.” A riprova di quanto già detto ha aggiunto: “E’ inammissibile che in un paese civile, chilometri di auto stiano incolonnate per ore per rifornirsi di benzina senza che nessuno intervenga mentre si sviluppa un mercato parallelo e alternativo gestito da soggetti di incerta identità.” Pittella ha poi concluso: “La Sicilia e l’Italia non possono e non devono essere travolte dall’impasto devastante di corporativismo, antipolitica, qualunquismo condito da interessi malavitosi e alimentato dai morsi della crisi economia che colpisce fasce ampie di popolazione.”
Il malcontento degli autotrasportatori è sacrosanto. Non approvo e sono sconcertato che ancora si prolunga in modo selvaggio, il cui fine è solo la “fine” degli agricoltori.
Una guerra contro il lavoratore.
Esorto i due movimenti, a modellare la loro protesta, e lasciare via libera alla commercializzazione.
E’ inconcepibile un accanimento così squilibrato.
Si vada a Roma. E si lasci ai produttori la ripresa della commercializzazione nei mercati.