La depressione diventerà presto un male endemico anche secondo l’Organizzazione Mondiale per la Sanità. In Italia è un problema soprattutto al nord, dove le maglie sociali sono più larghe. La patologia in netto aumento negli ultimi anni, è ancora avvolta da tabù, tanto che, secondo gli esperti, il 60% dei casi resta sommerso, non è diagnosticato e di consegenza neanche curato.

Un altro dato che impressiona è che secondo un recente sondaggio le donne italiane hanno più paura di ammalarsi di depressione che di cancro al seno. Le fasce più a rischio sono proprio le donne, i giovani fra i 30 e i 45 anni, e gli over 60. Secondo gli esperti è la mentalità che va cambiata, creando una cultura che accolga senza paura queste patologie e la possibilità di essere curati con i farmaci.
A Milano son circa 200mila coloro che soffrono di depressione e 73mila quelli che seguono una terapia . Cioè, più di 6 malati su 10 sfuggono alle cure e alle diagnosi.
Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli del capoluogo lombardo, dove e’ in corso il 46esimo Congresso nazionale della Societa’ italiana di psichiatria (Sip) ha affermato:”Oggi in Lombardia si contano oltre 500 mila persone con diagnosi di depressione, in aumento rispetto alle 400 mila circa del 2004-2005. Ma questi sono soltanto i malati ‘intercettati’, non piu’ del 40% del totale”. Il mal di vivere aggredisce soprattutto le donne, “colpite due volte piu’ degli uomini”, e le fasce d’eta’ piu’ a rischio sono “quelle degli over 60 e dei giovani adulti dai 30 ai 45”.
E “se fino a qualche anno fa a chiedere aiuto a noi psichiatri erano soprattutto i manager”, oggi l’identikit del ‘depresso da crisi’ a Milano è cambiato: “Una categoria particolarmente fragile sono gli avvocati”, segnala Mencacci. “E naturalmente anche i giovani disoccupati”, aggiunge Eugenio Aguglia, presidente della Società italiana di psichiatria.
“Se una volta si consideravano particolarmente a rischio disoccupazione gli insegnanti, o più in generale i giovani usciti da facoltà universitarie di tipo umanistico, oggi il pericolo lo corre anche chi sceglie un percorso scientifico e in particolare i giovani medici”, puntualizza il numero uno della Sip.
“I problemi di salute mentale sono la vera sfida del 21esimo secolo. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità nel 2020 la depressione sarà la seconda causa di disabilità nel mondo e nel 2030 addirittura la prima patologia cronica”, avverte Mencacci. E “al Nord Italia la situazione è ancora più grave, perché rispetto al Centro e al Sud la rete sociale ha le maglie più larghe, quindi riesce meno ad attutire il dilagare del disagio”.
“Bisogna agire, bisogna farlo presto e dobbiamo essere messi nelle condizioni di poter contare sulle risorse opportune”, incalza Aguglia. Serve il sostegno delle Istituzioni, ma anche quello di tutta la società civile. “Stiamo pensando – anticipa Mencacci – a un grande Piano nazionale per la lotta alla depressione, che coinvolga tutti i soggetti che possono contribuire alla causa: dalle società dei medici di medicina generale a Onda, fino al mondo dell’industria. Quella del farmaco, e non solo. Si tratta di coordinare e integrare risorse che già ci sono. E di impegnarci tutti, attivamente e in prima persona, a garantire un intervento mirato e completo a 5 livelli: prevenzione, diagnosi precoce e trattamento per casi lievi, medi e gravi. Stiamo lavorando a questa grande alleanza, speriamo di annunciarla entro fine anno”.
Fonte AdnKronos