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La memoria del sistema immunitario si concentra nei tessuti epiteliali

Scritto da Camilla Di Barbora il 02.03.2012

PelleI risultati di uno studio pubblicato su Nature il 29 febbraio mettono in discussione per la prima volta le conoscenze acquisite dall’immunologia suggerendo che le funzioni di immunosorveglianza del nostro organismo risiedano nei tessuti, anziché nel sangue.

Con l’obiettivo di chiarire i meccanismi di attivazione di una popolazione di cellule immunitarie a seguito di una infezione cutanea, un gruppo di ricerca del Brigham and Women’s Hospital (BWH) di Boston ha infatti scoperto che in pelle, polmoni, intestino e altri tessuti epiteliali risiedono cellule protettive dotate di una memoria immunologica molto più potente di quella posseduta dalle cellule presenti nel sangue.

Dopo aver inoculato il virus Vaccinia nella pelle dei topi, i ricercatori hanno osservato la capacità delle cellule T della memoria centrale, circolanti nel sangue e delle cellule T della memoria periferica, residenti nei tessuti, di limitare e contenere l’infezione cutanea localizzata.
Lo studio ha evidenziato che dopo la risoluzione dell’infezione le cellule di memoria periferica hanno continuato a rimanere nella pelle per diversi mesi e che infezioni multiple supplementari ne provocavano una progressiva accumulazione anche nella superficie cutanea non colpita dal virus.

Per la prima volta, dunque, è stato dimostrato che le cellule T della memoria periferica – strategicamente ben posizionate per controllare la re-infezione – hanno un ruolo di assoluta rilevanza nel combattere i microbi e sono molto più efficaci e rapide delle cellule T della memoria centrale nel garantire una immediata protezione immunitaria. “Il sistema immunitario fornisce le cellule T giuste, nel posto giusto e al momento giusto, per proteggerci da un ambiente che è pieno di agenti patogeni potenzialmente dannosi” ha detto Thomas S. Kupper, preside del dipartimento di dermatologia del BWH e autore dello studio.

Sebbene nella ricerca sia stata presa a modello la superficie cutanea, i risultati possono essere estesi anche alle cellule epiteliali dei polmoni e del tratto gastrointestinale e di tutti gli altri tessuti a contatto con l’ambiente, che costituiscono una porta di ingresso per agenti patogeni nel corpo.
Gli autori dell’articolo suggeriscono che a partire da questa divisione di cellule T del sistema immunitario si potrà non solo progettare una nuova classe di vaccini con una migliore efficacia preventiva e terapeutica, ma anche sperimentare una modalità di somministrazione dei vaccini attraverso i tessuti epiteliali, potenzialmente più efficace di quella tradizionale.

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