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Bombe tumorali, l’ultima arma contro i tumori è (anche) italiana

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 05.01.2014

Bombe tumorali: ecco la nuova arma contro i tumori, promettono i ricercatori. Si tratterebbe di cellule che i tumori normalmente ‘corrompono’, riuscendo a trasformarle in ‘aiutanti’. gli scienziati hanno invece pensato di renderle degli strumenti al loro servizio per renderle degli efficaci corrieri di geni antitumorali.

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Lo studio a cui hanno partecipato ricercatori italiani è stato pubblicato sulla rivista scientifica Science Translational Medicine ed è stato realizzato da un gruppo di ricercatori coordinato dall’Istituto Telethon per la Terapia Genica (Tiget) del San Raffaele di Milano, in collaborazione con l’Università del Queensland in Australia.

Luigi Naldini, uno dei responsabili del lavoro e direttore del Tiget , spiega: “Abbiamo adattato la tecnica di trasferimento genico e ingegnerizzazione delle cellule del sangue al trattamento dei tumori”.

Lo studio riprende infatti una vecchia idea del cavallo di troia che sta alla base delle terapie che sfruttano la capafità dei virus di “infettare” le cellule e inserire materiale genico estraneo in esse.

La tecnica, già utilizzata già per inserire geni ‘corretti’ in cellule staminali di bambini affetti da gravi malattie genetiche, ora tenta di inserire un gene anti-tumorale, l’interferone alpha, che riesce ad uccidere le cellule tumorali ma che, somministrata come una normale medicina, risulterebbe altamente tossica per l’organismo.

Il gene deve invece attivarsi solamente in una specifica tipologia di cellule del sangue, i monociti/macrofagi, che sono normalmente richiamate e ‘corrotte’ dai tumori per sostenerne la crescita.

In questo modo l’interferone si accumula solo nel tumore dove può esercitare la sua funzione evitando così gli effetti tossici. “Una volta nel tumore – ha spiegato Roberta Mazzieri, una delle responsabili dello studio – l’interferone agisce ri-programmando il micro-ambiente tumorale da una condizione favorente la crescita ad una condizione ostile”. La tecnica è stata sperimentata con successo su topi ed “e’ ora necessario – ha aggiunto Mazzieri – effettuare ulteriori studi preclinici volti a valutare quali tipi di tumori possano meglio beneficiare di questa terapia genica e a preparare la sperimentazione clinica che potrebbe cominciare tra qualche anno”.

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